Palermo

Palermo è la città dai sette nomi; dove il verde dei monti abbraccia il blu del mare, in un contrasto perfetto fra i mattoni ocra delle case e il giallo dei tetti maiolicati.

Palermo è mondo. Greca per le metope che si intravedono ancora in qualche sparuta costruzione di periferia; cartaginese per l’imponenza del porto e la caparbietà dei pescatori; araba per le architetture e il profumo di spezie che si respira nelle anguste vie del centro; francese per l’eleganza delle aree toccate dalla dominazione degli Altavilla; spagnola per le scelte stilistiche della statuaria e dell’evoluzione urbana; inglese per l’eco dei passi di Lady Hamilton e le lusinghe dell’ammiraglio Nelson; asiatica per l’eccentricità importata dai viaggi della famiglia Florio.

Tutto questo è Palermo, indimenticabile, poetico e frizzante centro del Mediterraneo.

Una storia multietnica

Le sue origini risalgono all’epoca preistorica, come mostrano le indagini archeologiche compiute all’interno del sistema di grotte dell’Addaura, che costellano Monte Pellegrino. Dal Libano, i fenici compresero subito il suo potenziale e fondarono nel 734 a.C., Mabbonath, un importante approdo commerciale; la dominazione fenicia che si intrecciò con quella cartaginese donò un nuovo nome alla città: Zyz, fiore. Nell’VIII secolo i greci si impadronirono della Sicilia e rimasero folgorati da questo agglomerato di vita e dal suo legame con l’acqua, così vicino alle imprese di Odisseo e alle amate coste dell’Ellesponto. Il nome fu quindi cambiato in Panormos, che indica “Porto a tutto tondo”; il nome, che vestiva perfettamente la nuova polis, fu riutilizzato dai romani nel 254 a.C., con la latinizzazione in Panormos.

La storia di Palermo però è solo agli inizi della sua multietnicità: dopo le conquiste dei Vandali e degli Ostrogoti poi, si mantenne sino al 883 d. C. bizantina, per cambiare ancora una volta lingua e forma, con la dominazione araba. La città divenne così Balarm, anche se spesso il nome più comune è Medinah, che indica città per antonomasia; con questa nuova identità, continuò ad essere contesa da altri Pigmalioni. Nel 1061 i Normanni la battezzarono Balermus, cambiando i tratti dei suoi abitanti, che iniziano a tingersi di biondo e ricoprirsi di lentiggini, in quello che è uno dei contrasti umani più affascinanti d’Italia; lo stesso Oscar Wilde, innamorato di questa città,  descriveva i palermitani come “ragazzi con volti che sanno di grecità, altri proprio da arabi, che sembrano tante sculture che girano a cielo aperto”.

La monumentale Chiesa di San Cataldo
La monumentale Chiesa di San Cataldo

Divenne Sveva con Federico II, prendendo il nome finale di Palermo; angioina seppur per un breve periodo, sino a quando, il trattato di Utrecht del 1731 mise fine alle dinastie spagnole. La crisi europea provocata dalla Rivoluzione Francese non fece che accentuare il distacco fra Napoli e la Sicilia. Nel 1799 Napoli si proclamò Repubblica, mentre la Sicilia fu rifugio di Ferdinando IV e base della riconquista conclusa dal cardinale Fabrizio Ruffo. L’unione di forma iniziò nel 1738 con il congresso di Vienna e terminò nel 1861 con l’Unità d’Italia, che rese Palermo la meravigliosa città e capitale europea della cultura 2018, che oggi conosciamo: caotica, poliedrica e aperta a nuove prospettive.

Palermo città Grunge, patria di grandi donne e di eroi

Palermo è una città Grunge: anticonformista, elegante e spettinata nello stesso tempo. Vive del contrasto fra le spiagge, raffinate e modaiole e le anguste vie del centro, decadenti e chiassose. È la città in cui perdersi è un dono, in quanto si scoprono scorci meravigliosi e indelebili tratti di quotidianità; dove fra un monumento e un dolcetto di marzapane, si incontra la libreria più stretta del mondo.

La libreria più stretta del mondo, La stanza di Carta
La libreria più stretta del mondo, La stanza di Carta

Dove i mercati di quartiere consentono al viaggiatore di tornare indietro nel tempo e dove i festival di arte e musica, riportano alla realtà contemporanea ed europea; fra questi “Manifesta”, la biennale nomade europea che nasce in risposta al cambiamento economico e politico, che si contrappone alla litanica e tradizionale processione di Santa Rosalia, legata al forte senso di devozione dei cittadini. La tradizione dei Pupi, che incantano con le gesta cavalleresche di Orando Furioso e Innamorato, che si amalgama all’armonica architettura arabo-normanna.

I Pupi del teatro Kemonia, della famiglia Cuticchio e figli
I Pupi del teatro Kemonia, della famiglia Cuticchio e figli

A Palermo risuona ancora l’eco di personaggi che hanno impresso nella storia d’Italia le loro gesta. Indimenticabili i giudici Giovanni Falcone e Augusto Borsellino e tutti gli eroi che hanno dato la vita per la libertà.

Così come spicca il nome della famiglia Florio: fonte inesauribile di gossip fra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento, ma fortemente amata dai palermitani per l’evergetismo e la genialità dei suoi membri; in primis Vincenzo e poi suo figlio, Ignazio, che resero Palermo una città industriale competitiva su scala europea; di umili origini, aprirono una bottega di spezie, per poi crescere, sino a diventare imprenditori di fama mondiale, detentori di un immenso potere in città. La famiglia diede un forte impulso alla realizzazione di cantieri navali, per poi investire nelle tonnare; grazie all’invenzione del tonno sott’olio divennero realmente fra i personaggi più potenti della Sicilia e si dedicarono ad investimenti edilizi che consentirono la modernizzazione della città.

Palermo è anche la città delle grandi donne, che hanno fatto parlare di sé in tutta Europa. Fra queste Donna Franca Florio considerata, durante la Belle Époque, una delle donne più belle al mondo e amore proibito per tanti uomini influenti del periodo: come l’imperatore d’Austria Francesco Giuseppe e persino il grande amatore Gabriele D’Annunzio. Fu una femminista ante litteram, che si batté per l’apertura degli asili nido all’interno degli stabilimenti Florio, per il riconoscimento del lavoro delle donne, dando dei premi e delle agevolazioni alle madri lavoratrici. Spiccano, nei murales della città, volti di donne e della loro influenza sulla città.

Temet e Nosce, volti di donna sui murales della città
Temet e Nosce, volti di donna sui murales della città

Con la sua leggiadria di versi, emerge la figura della scrittrice, Natalia Ginzburg, figlia dello scienziato e attivista Giuseppe Levi. Titoli straordinari come “E’ stato così”, o le commedie teatrali, come “Ti ho sposato per allegria”, hanno lasciato una profonda impronta nella storia della letteratura palermitana e italiana, fatta di ironia, brutalità e poesia.

Dall’altura di Monte Pellegrino alla profondità dei Qanat

A 600 metri sul livello del mare spicca Monte Pellegrino, famoso per la vicina grotta dell’Addaura, in cui sono stati trovati resti mesolitici e incisioni rupestri.

Dall'alto del Monte Pellegrino
Dall’alto del Monte Pellegrino

Visto dall’alto appare come un Iceberg verde, immerso fra i colori della città e il blu del mare. Il rilievo è una delle zone sacre di Palermo, che si collega all’Itinerarium Rosaliae; già in epoca araba era conosciuto come Tell Grin, “Monte Vicino”, volgarizzato, poi, in Pellegrino. E proprio di un pellegrinaggio si tratta: per rendere omaggio alla Rosa senza spine della famiglia degli Altavilla, Santa Rosalia appunto. Figlia del Re Ruggero II, decise di rinunciare agli agi della vita di corte, allontanando pretendenti e ricchezze; si convertì e scelse di vivere in solitudine nella grotta di Monte Pellegrino, dove morì nel 1170. I Palermitani, devoti alla Santa, ogni luglio si riuniscono per raggiungere il Monte, in una festa sontuosa e armoniosa. 

Il tesoro di Santa Rosalia
Il tesoro di Santa Rosalia

Nel centro di Palermo, in Via Nave, preparatevi ad entrare nelle profondità della città e scoprire uno degli elementi di ingegneria idraulica più interessanti e sconosciuti della città: i Qanat. Questo complesso di gallerie, detto Qanat in arabo o Kariz in persiano è comune in tutto il Medio Oriente: dall’Iran alla Siria, passando per il Maghreb e la Spagna. La loro funzione era quella di creare una canalizzazione d’acqua sotterranea che consentisse alla stessa di non evaporare, al contrario del sistema romano, più adatto ai climi miti. La città è sempre stata un Paradiso in terra, con grandi giardini che necessitavano di essere mantenuti floridi e densamente abitata, con una richiesta di acqua potabile elevata. Con questo sistema di canali e vasi comunicanti, quindi, l’acqua poteva scorrere fresca sottoterra ed essere facilmente reperibile. Non a caso, le qanate si trovano in prossimità di Corso Calatafimi, che in passato era un vasto giardino reale, ricco di pianete esotiche e fontane spettacolari.

I qanat e il complesso sistema acquedottifero. Foto @samueleschirò
I qanat e il complesso sistema acquedottifero. Foto @samueleschirò

Accompagnati da guide speleologiche si entra quindi in uno dei punti più profondi di Palermo, avvolti dall’eco dei propri passi e dallo scroscio dell’acqua; acqua che toccherete e che vi rinfrescherà durante questo tragitto surreale.  

Lo stadio

Lo stadio fu creato nel 1932 dando avvio alla stagione della squadra nero rosa contro l’Atalanta. Il legame con l’epoca dei Florio faceva da eco nel suo nome “La Favorita”. Nel 1937 fu intitolato a Michele Marrone, ufficiale e calciatore ucciso nella seconda guerra mondiale. Subì tre ampliamenti, uno di essi per i Mondiali Italia ’90. Dal 18 settembre 2002, l’impianto è stato è intitolato a Renzo Barbera, presidente del Palermo nel decennio 1970-1980 e ospita 36365 spettatori.

La squadra

Il Palermo FC e le sue aquile, indossano i colori rosa nero dal 1907. i colori originari erano il rosso e il blu, e la leggenda vuole che, con un candeggio sbagliato si trasformassero in rosa e nero. I più romantici vogliono vedere in questi colori il contrasto fra il dolce e l’amaro. Kuro è l’aquila che accompagnò la squadra in Serie A, indossando la maglia 04.

Il presidente è Dario Mirri, l’allenatore Eugenio Corini.

I calciatori

NumeroRuoloCalciatore
1PSebastiano Desplanches
2DSimon Graves Jensen
3DKristoffer Lund
4CClaudio Gomes
5DFabio Lucioni
6CLeo Štulac
7ALeonardo Mancuso
8CJacopo Segre
9AMatteo Brunori (capitano)
10AFrancesco Di Mariano
11ARoberto Insigne
12PManfredi Nespola
13PAdnan Kanuric
15DIvan Marconi
17AFederico Di Francesco
18DIonuț Nedelcearu
20CAljosa Vasic
22PMirko Pigliacelli
25DAlessio Buttaro
27DEdoardo Soleri
30ANicola Valente
31DGiuseppe Aurelio
32DPietro Ceccaroni
37DAleš Matějů
53CLiam Henderson
80CMamadou Coulibaly
 DBubacarr Marong
 DMasimiliano Doda
Le aquile rosa e nere del Palermo

Cittadella

Cittadella ci accoglie fra le mura carraresi e lo stadio dedicato a Piercesare Tombolato.

Padovana di fondazione, carrarese nella forma, unica nella storia: Cittadella è un gioiello architettonico imperdibile. Vanta il privilegio di essere una delle uniche città fortificate d’Europa con il camminamento di ronda totalmente percorribile.

Dalle mura al centro, fra chiese e teatri, andiamo a scoprire le sue sorprese.

La città della sfida

Cittadella fu ideata per la sfida di dominazione fra Padova e Treviso. In seguito alla costruzione dell’avamposto trevigiano di Castelfranco nel 1195, i padovani decisero di mostrare la loro potenza. Così, dopo un’accurata scelta strategica, nel 1220 fu fondata la città dalle mura ellittiche, chiamata Cittadella. Il suo scopo era quello di essere un avamposto militare e, nel contempo, una base commerciale. Sorse in una zona estremante tattica: sulle rovine romane della Via Postumia, collegamento fra Aquileia e Genova. Cittadella fu quindi pensata per essere un punto di snodo fra l’Adriatico e il Tirreno.

Con la promessa di essere una città autonoma, Cittadella assunse una notevole rilevanza economica. Gravitò sotto il controllo dei Carraresi, che lasciarono il loro marchio sulle mura e sullo stemma cittadino. La forte influenza della famiglia rimase impressa, come un tatuaggio, anche durante la dominazione veneziana. Cittadella mantenne la sua rilevanza sotto il doge, divenendo un centro culturale di riferimento per tutto il Veneto, legato alla Via della Seta.

Seguì le sorti della Serenissima, passando sotto il controllo napoleonico, austriaco e poi italico. La città vanta il riconoscimento della Medaglia d’Argento al Valor Militare: nella Seconda Guerra Mondiale si distinse con la lotta partigiana.

Fra le Mura e il Duomo

Passeggiando sulle mura si può viaggiare nel tempo e immaginare la città al tempo dei Carraresi, fra torrioni e merlature. Fra le attività più divertenti, potete noleggiare una barca a motore, percorrendo il perimetro del fossato.

Dopo aver ammirato la città dall’alto, è il momento di scendere: in poco tempo si raggiunge il centro storico, protetto dalle alte porte. La Porta di Malta, orientata verso Padova è sede del museo archeologico. Realizzato su due piani, vi farà scoprire la storia della città e delle armi utilizzate durante il terribile assedio del 1318. Raggiungendo, invece, Porta Treviso, potrete vistare il Palazzo Pretorio, di maestranze veneziane.

Il Duomo della città
Il Duomo della città

Raggiungendo il centro cittadino, entrate nel Duomo. Si percepisce chiaramente il forte legame con Padova: fu realizzato da Domenico Cerato, il geniale architetto che trasformò l’Isola Memmia in Prato della Valle. Poco lontano si erge il Teatro Sociale, la cui facciata si lega nuovamente a Padova: fu, infatti, realizzata da Giuseppe Japelli, decoratore del Caffè Pedrocchi. In questo viaggio di scoperta non dimenticate di perdervi fra le vie del centro e di ammirare gli scorci medievali di questa città senza tempo.

Buon calcio d’inizio per questo derby veneto!

Il nuovo stemma del Cittadella: 50 anni e non sentirli!
Il nuovo stemma del Cittadella: 50 anni e non sentirli!

Stadio

Con i suoi 7623 posti, lo Stadio Piercesare Tombolato, ospita le partita della Serie B. E’ intitolato al portiere dell’Olimpia Cittadella, Piercesare Tombolato che, nel 1957 ricevette un colpo all’addome durante una partita, e morì per emorragia.

Squadra

I Granata dell’Associazione Sportiva Cittadella sono presieduti da Andrea Gabrielli. L’allenatore è Edoardo Gorini. L’emblema è il Carro dei Carraresi, e la torre Torrion Torrione è l’apoteosi del loro mecenatismo nella città: si deve, infatti, ai Carraresi, la costruzione dell’imponente cinta muraria. Non solo: per celebrare i 50 della squadra, il 2023 si presenta con il nuovo stemma.

Calciatori

NumeroRuoloCalciatore
1PFilippo Veneran
2DAlessandro Salvi
3DGian Filippo Felicioli
4DMatteo Angeli
5CValerio Mastrantonio
6DEdoardo Sottini
7ACarlos Embalo
8CFrancesco Amatucci
9AAndrea Magrassi
10AClaudio Cassano
11AFilippo Pittarello
14ALuca Pandolfi
15D- CapitanoDomenico Frare
16CAlessio Vita
17CEmil Kornvig
18CAndrea Tessiore
20CGiuseppe Carriero
21CNicholas Saggionetto
23CSimone Branca
24DLorenzo Carissoni
26CNicola Pavan
27CAndrea Danzi
32ATommy Maistrello
36PElhan Kastrati
64DAndrea Cecchetto
77PLuca Maniero
92AEnrico Baldini
98DFederico Giraudo
 CAhmed Sanogo
La Rosa del Cittadella

La Bolla di Mag

La storia di Alessandro: un giovane ragazzo siciliano che fa rivivere un borgo…con una bolla”.

Sicilia, terra di bellezza, miti, culture e tradizioni, ma anche di profumi, colori, paesaggi e stelle. C’è un borgo in cui è possibile incontrare tutti questi elementi e vivere una magia: San Pietro di Saponara.

In questo luogo c’è un ragazzo, che ha realizzato un sogno in un paesino nascosto sui Monti Peloritani: vi presento Alessandro Magazzù e La Bolla di Mag.

Un viaggio di ritorno verso il borgo dell’infanzia

“Sono Alessandro, ho trent’anni, vivo in provincia di Messina. Sono appassionato di viaggi e delle storie di chi li compie, ma anche un sognatore, legato al borgo arroccato sui Monti Peloritani da cui proviene la mia famiglia: San Pietro di Saponara. Dopo una breve parentesi lavorativa all’estero, sono tornato in Sicilia. In questa andata e ritorno ho percepito la sensazione di nostalgia e di voglia di iniziare un nuovo progetto. Ho deciso di mettermi in gioco e diventare un punto di riferimento per i viaggiatori come me, mettendo in luce la bellezza di questa terra, partendo proprio dal borgo legato alla mia infanzia“.

Il Borgo di San Pietro di Saponara
Il Borgo di San Pietro di Saponara

San Pietro è un paesino di 100 anime che si sta spopolando. Molti ragazzi si sono trasferiti in città e i turisti si fermano nelle più note località balneari, come le vicine Isole Eolie, escludendo dalla loro visita queste zone. Da amante dell’esplorazione sapevo che coniugare tutto ciò sarebbe stato possibile solo tramite una struttura ricettiva, che sposasse completamente la filosofia dello “slow tourism”, ossia turismo lento: scoprire luoghi poco affollati e immersi nella cultura locale per viverli realmente”.

Alessandro e sua mamma per festeggiare il primo anno di bolla
Alessandro e la sua mamma per festeggiare il primo anno di bolla

Un sentiero di pietra che attraversa tre generazioni

Ho iniziato a documentarmi e a studiare a fondo come trasformare la mia passione in un’attività che valorizzasse il mio legame con San Pietro. Cercando informazioni sui glamping è arrivata l’idea: una “bubble tent”, per ammirare le stelle e immergersi in quest’angolo unico di Sicilia, nel rispetto della natura e della cultura del borgo. Poco distante dal mare, nella frescura delle montagne, in pieno equilibrio con questa terra dalle mille proposte“.

La Bolla sul sentiero
Eleonora sul sentiero dove svetta la Bolla

La bolla svetta su una piccola altura cui si accede tramite un sentiero di pietra, che mio padre ha costruito negli ultimi anni della sua vita, ma che purtroppo è rimasto incompiuto. Oltre a voler completare l’opera mai terminata, volevo tenere vivo il ricordo di mio padre e di mia nonna che hanno vissuto qui tutta la loro vita e hanno cercato di trasformare questo luogo in un posto migliore. Allo stesso modo, con passione, affiancato da mia madre e grazie all’aiuto della mia compagna Eleonora, architetto che ha curato il progetto e il suo sviluppo in ogni minima parte, abbiamo dato vita al sogno “La Bolla di Mag”, dove “MAG” sono le prime 3 lettere del mio cognome, un omaggio alla mia famiglia”.

Natura, lentezza e stelle: gli ingredienti del glamping

“Festeggiamo il primo anno di attività. Sono arrivati tantissimi turisti stranieri, italiani e siciliani. La bolla è un’insieme di proposte nel rispetto del paesaggio perché la sua trasparenza non è impattante. L’obiettivo è far scoprire ai visitatori una Sicilia inedita e “vivere San Pietro”: non è turismo mordi e fuggi, ma una visita lenta e che porti gli ospiti a parlare di quest’area ad altri viaggiatori e a ritornare”.

Una giornata da apicoltore
Una giornata da apicoltore

Ogni mese, organizzo delle attività per coinvolgere i miei ospiti e le persone del posto. La mia idea è quella di creare un turismo slow per tutti e di coinvolgere soprattutto chi abita qui. Sono stati, infatti, creati dei sentieri percorribili con le biciclette che permettono di riscoprire i borghi limitrofi e introdotte attività legate alla tradizione siciliana e al benessere: dai massaggi alla produzione di miele, dalle lezioni di yoga allosservazione delle stelle. La mia terra è pronta per essere riscoperta, tutelata e amata da tutti.

Alessandro vi aspetta a San Pietro di Saponara.

https://www.facebook.com/people/La-Bolla-di-Mag/100086717538015/

https://www.instagram.com/labolladimag/

TatuFactory

Un viaggio fra la bellezza della natura e la simpatia degli animali, con Giulio e Veronica e il loro Tatu Factory

Veronica, Giulio vi faranno viaggiare in mille mondi, rispettando l’ambiente e gli animali.

Venezia ci trasporta in una nuova avventura che vi farà viaggiare dalla Via della Seta alle Ande. Con le illustrazioni di Veronica e l’animo da viaggiatore di Giulio, si parte alla scoperta di nuovi mondi, animali e colori.

Veronica e Giulio

“Siamo Veronica e Giulio, veneziani di nascita e compagni da una vita – racconta Veronica – Assieme abbiamo fatto nascere TatuFactory, un progetto creativo nato da circa un paio d’anni, dalla passione di Veronica per il disegno e dall’amore e il fascino che entrambi condividiamo per la natura e gli animali. 

Giulio, Veronica e la piccola Lavinia...il team TatuFactory
Veronica, Giulio e la piccola Lavinia…il team TatuFactory

Da sempre assidui viaggiatori, abbiamo tratto linfa e ispirazione dalle nostre mille avventure ed esperienze in giro per il mondo, aguzzando mente e vista alla ricerca di qualche avvistamento animale. Proprio da questo prende vita il nostro Logo, combinando due esperienze che per noi sono state incredibili ed indimenticabili: il nostro viaggio attraverso tutta l’Argentina, dove abbiamo avuto la fortuna di vedere l’armadillo (uno dei miei animali preferiti) e il viaggio attraverso l’Amazzonia brasiliana (mio posto del cuore da sempre). “Tatu” infatti in portoghese vuol dire proprio Armadillo. Ed ecco nascere quindi la fabbrica dell’armadillo, una tana colma di animali e vegetazione da scoprire e portare sempre con sé attraverso i prodotti che proponiamo. Dopo attente ricerche abbiamo selezionato felpe, t-shirts, tazze e vari accessori come zainetti, borse e astucci nel più possibile rispetto dell’ecosostenibilità e della sensibilità in filiera lavorativa. Tutto parte dai miei disegni originali, acquerelli su carta, che poi trasportiamo e lavoriamo in digitale e stampiamo sui vari prodotti.

Crediamo fortemente nel vivere il più possibile in armonia e rispetto con l’ambiente e tutti i suoi abitanti. Speriamo che le persone non smettano mai di stupirsi davanti alla bellezza e al fascino della natura, e che si valorizzi sempre l’importanza di ogni essere vivente, anche del più piccolo e magari meno amato grillo talpa”. 

Pronti a viaggiare con Giulio e Veronica? https://www.instagram.com/tatufactoryart/

Iran

L’Iran: un Paese incantevole in cui, oggi, il canto dei muazzin è sostituito dal grido “donne, vita, libertà”. Andiamo alla scoperta della vita politica, delle feste e dei suoi abitanti, senza essere intimiditi.

L’Iran: un Paese incantevole in cui, oggi, il canto dei muazzin è sostituito dal grido “donne, vita, libertà”. Andiamo alla scoperta della vita politica, delle feste e dei suoi abitanti, senza essere intimiditi.

Le colonne di Shiraz, simbolo del passato maestoso dell’Impero Persiano

L’Iran è un Paese dai mille volti. In questi giorni il canto dei muazzin è stato soffocato dalle grida di protesta di donne e uomini allo stremo. Oltre la politica e il dolore, l’Iran è un luogo meraviglioso, in cui viaggiare fra moschee blu, deserti di roccia e laghi rosa. Uno stato sciita, dove le feste religiose si manifestano con un’intensità quasi sconcertante; dove le città di Qom e Mashhad fagocitano nella loro santità pellegrini e viandanti, traslandoli in un mondo parallelo; dove le metropolitane sono un bazar in movimento;  dove anche le figure delle toilette femminili sono rappresentate con l’Hijab sulla testa.

Ho trascorso molto tempo in questa terra assaporando ogni suo contrasto, sentendomi a volte persiana, a volte turista, ma venendo sempre accolta dal calore dei suoi abitanti. Viaggiare in Iran è un incontro di persone e tradizioni uniche. Le province iraniane sono tutte diverse: dalle verdeggianti piane di Gorgan, vicino al mar Caspio, alle aride regioni dei Sistan, oggi in crisi con l’Afganistan a causa dell’assenza di acqua.

Le feste tradizionali sono tantissime: da compleanno dell’Imam Reza a Mashadd, alla festa del lutto di Isfahan, passando alle tradizioni bandarì in Beluchistan. Un paese ospitale, dove gli abitanti cercano di farti sentire a casa in ogni luogo: all’interno dei mezzi di trasporto offrendo cibo e chiacchierando, sulle panchine dei parchi offendo fave e gelati e in ogni città, invitando i turisti a casa propria. Non abbiate paura, l’Iran è casa.

Cene con gli amici a casa di Nilhu, un ponte fra Oriente e Occidente
Cene con gli amici a casa di Nilhu, un ponte fra Oriente e Occidente

Geografia


L’Iran è una Teocrazia islamica sciita, le cui strutture sono piuttosto complesse, la definirei un teocrazia ibrida. Il progetto politico dell’Ayatollah Khomeini era la creazione di uno stato coerente con i precetti del Corano. Per questo motivo, qualsiasi decisione politica deve essere rigorosamente vagliata dalla comunità religiosa e dagli esperti della dottrina islamica. Il capo dello stato è il presidente, eletto a maggioranza assoluta a suffragio universale. Il suo mandato dura quattro anni e si occupa della buona prestazione del potere esecutivo. Attualmente il presidente è l’ultraconservatore Ebrahim Raisi.

Il Paese è davvero molto grande, con itinerari diversissimi fra di loro: è possibile fare splendidi trekking, andare alla ricerca delle antiche rovine sasanidi, perdersi fra i bazar della capitale, Teheran, e tuffarsi nel Mar Caspio: in una volta sola è impossibile riuscire ad assaporare tutto l’Iran.

La moneta iraniana prende due nomi: Rihal, il nome ufficiale che è stato assunto con l’avvento della Repubblica, e Toman, nome della moneta dello Scià. I più nostalgici preferiscono parlare di Tomans, che hanno un valore più semplice da calcolare, in quanto si indicano solo tre cifre, rispetto al valore del Rihal.

La lingua è il farsi e vi sono numerosi dialetti. Una delle peculiarità è che, oltre alla religione sciita, la seconda religione per numero è quella armena (gli armeni furono accolti in seguito al genocidio del 1918) e segue una parte di Zoroastrismo.

Uno sguardo al ponte dei 33 archi di Isfahan

Il passato dell’Iran

Il 1900 è stato il secolo in cui l’Iran ha vissuto due cambi di regime e ha visto al potere due imperatori e due Ayatollah. Nel 1921, l’ufficiale Reza Khan, auto-nominatosi poi Pahlavi, con un Golpe depose l’ultimo imperatore della dinastia Qajara. Dal 1925 Reza Pahlavi fu proclamato Scià. Modernizzò l’Iran: istituì un sistema giudiziario laico e promosse un sistema più vicino a quello occidentale, con parità sociale per le donne (le donne avevano più libertà nell’Iran degli anni Trenta, che in Italia o in altri Paesi d’Europa dello stesso periodo storico). Seguendo la scia della Turchia di Ataturk, Pahlavi modernizzò le infrastrutture e il sistema sanitario, con una rapida crescita della classe media. Teheran era gemellata con Parigi, nei locali si beveva champagne e molti registi occidentali si recavano in Iran per girare film e partecipare a eventi di gala. Nonostante ciò, la linea imperiale era molto dura nei confronti degli oppositori, che erano puniti con la morte.

Nel settembre del 1941 Mohammad Reza Pahlavi prese il posto del padre. Dalla Seconda Guerra Mondiale in poi, il mondo si rese conto che l’Iran del Novecento aveva lo stesso fascino di quello del tempo di Marco Polo: non erano più le spezie della Via della Seta ad attrarre i Governi, ma il petrolio. Lo Scià, capendo di essere un piatto troppo prelibato, nazionalizzò il petrolio in modo da non dover dipendere dalle scelte commerciali degli altri Paesi: atto che creò dispute con l’UK.

Negli anni Settanta il Paese aveva sempre più distanza sociale fra ricchi e poveri; non solo: lo Scià, sposato con la bella attrice Soraya e ormai affasciato dal lusso e dall’idea di essere vezzeggiato dagli altri Stati mondiali, iniziò una sorta di cannibalizzazione interna: il Paese era ricco di petrolio, ma il popolo aveva fame di grano. Intellettuali, classe media e popolino, presero le distanze dallo Scià, che continuava a sperperare pubblicamente il denaro nazionale, mentre molte famiglie vivevano in condizioni di povertà estrema. Spese una quantità di denaro pubblico esorbitante per celebrare i 2500 anni della monarchia persiana. In una parata di giorni, invitò tutti i leader mondiali: fra coppe d’oro e celebrazioni, fece quasi andare in bancarotta il Paese. Istituì un calendario imperiale e limitò sempre di più la stampa, con idee anti-islamiche.

Murales sui resti dell'ambasciata americana di Teheran
Murales sui resti dell’ambasciata americana di Teheran

L’ayatollah e oppositore Khomeini, esiliato dallo Scià, a causa di opinioni discordanti con il suo operato, creò una forte ideologia antimperialista, che coinvolse intellettuali e religiosi. In una serie di manifestazioni organizzate a distanza, riuscì a far cadere l’Impero. Lo Scià, scappò negli USA, che, nonostante le richieste degli iraniani di riconsegnarlo a Teheran per processarlo, si opposero. Nel 1979 Khomeini agì in risposta agli USA, assediando l’ambasciata americana di Teheran e facendo prigionieri alcuni ostaggi, che furono poi liberati. Gli USA videro in questo affronto un nemico e misero l’Iran sotto embargo: la Persia, come Cuba, erano considerati nemici dell’America e di tutti gli alleati. Da quel giorno il Paese non può liberamente commerciare con molti Paesi occidentali, seppure Obama avesse proposto di allentare l’Embargo nel 2015, perché consapevole del grande potenziale economico e nucleare dell’Iran.

Nel 1979 fu così fondata la nuova Repubblica Islamica dell’Iran. La nascita della Repubblica ebbe un primo periodo di felicitazioni da parte del popolo ma, a causa dell’embargo creato dagli USA e da una politica anti-occidentale, il Paese cadde in un regime religioso, isolato e anti-democratico. Con l’avvento di Khamenei il Paese ebbe una ripresa, nonostante le perdite causate dalla guerra contro l’Iraq di Saddam. Ripristinato l’ordine, il nucleare e il petrolio hanno continuato a rendere l’Iran un Paese allettante per l’Occidente, ma nel contempo inavvicinabile. Solo con lo scioglimento dell’embargo il Paese potrà tornare a commerciare e a crescere, ma questa è un’altra storia.

Attualità

La democrazia, in Iran, passa dalle donne. In questi ultimi mesi, in seguito alla morte di Masha Amini, uccisa per aver indossato in maniera non consona il velo e Hadith Najafi, attivista colpita durante le proteste, l’Iran si scaglia contro il regime. Questa è, a mio avviso, una proto-rivoluzione. Non potrà crollare così facilmente la Teocrazia, ma il popolo ha dato prova di resilienza e di malessere. Questo risveglierà il Governo, che si muoverà in maniera meno conservatrice in futuro, per non dover arrivare a compromessi maggiori.

Festa del compleanno dell'Imam Reza a Mashadd, nella moschea simbolo per gli sciiti
Festa del compleanno dell’Imam Reza a Mashadd, nella moschea simbolo per gli sciiti

Nel giugno 2021 è stato eletto come presidente dell’Iran, l’ultraconservatore Ebrahim Raisi, dopo il moderato Hassan Rouhani. La sua presenza, in quest’ultimo anno, è stata eccessivamente repressiva nei confronti degli iraniani. Le donne sono state costrette ad entrare in un clima di tensioni, a causa del ripristino della polizia morale; una nuova crisi, determinata dalla Pandemia e, ora, dalla guerra fra Russia e Ucraina, ha alzato l’inflazione in maniera incontrollata. Malcontento, aumento dei prezzi dei beni di prima necessità e povertà, hanno colpito un Iran sempre meno tollerante nei confronti del governo.

Sono quindi le donne ad aver iniziato questa guerra con un coraggio inaudito. Dal taglio dei capelli pubblicato sui social in segno di protesta, per arrivare a manifestare senza veli in gare sportive sotto gli occhi del mondo intero. Le proteste si sono espanse in tutte le grandi città dell’Iran, e la risonanza degli inni alla libertà, ha raggiunto anche l’Occidente. Grazie ai Mondiali in Qatar l’attenzione si è concentrata sulla nazionale dell’Iran e sulla scelta di non cantare l’Inno. Il motto “donna, vita, libertà” deve perdurare per non lasciare soli gli iraniani.

Storie

L’Imam Ebi presso la moschea di Naseriyeh, durante l’intervista

Intervista Imam Ebi, moschea di Naseriyeh. Un dialogo interessante, legato alla religione e al conservatorismo dell’Iran, per comprendere cosa davvero sappiamo su questo Paese. Negli ultimi mesi sono riuscita a contattarlo online, per farmi dare alcune informazioni sulla situazione politica attuale. Non perdetevi questa intervista.

E-Perché ha scelto di diventare un Imam?

I.E-Imam è un termine che indica studioso, io sono sempre stato attratto dalla filosofia, dalla religione e ho studiato fin da giovane nelle scuole coraniche. A quattordici anni ho capito che volevo approfondire sempre di più e dedicare a questo la mia vita.

E-Com’è stata la sua formazione?

I.E-Ho studiato a Qom negli anni ’90; questa è la città i cui devono trascorrere un periodo tutti i futuri Imam, ed è qui dove l’Ayatollah Khomeni aveva iniziato i suoi studi. Ho scelto di rimanere a Qom per parecchi anni, perché la mia famiglia non è lontana, e spesso potevo andare a trovarla. La vita di un Imam è molto simile a quella che si può fare in università.

E-Gli Imam si possono sposare. Come ha conosciuto sua moglie?

I.E-Era una mia amica di infanzia; io studiavo tanto e uscivo poco, ma ricordo che una giorno in cui sono andato a trovare i miei genitori l’ho rivista, e mi sono distratto un po’ di più dallo studio.

E-Muhallà, Muazzin, Imam, Ayatollah che differenza c’è?

I.E- Fra Imam e Muhallà nessuna, è solo un modo diverso per indicare un uomo religioso, però il termine Imam noi lo diamo a persone di grande spicco per la nostra cultura, come i 12 Immam, ma siamo tutti Muhallà. L’Ayatollà è un grande capo, si rifà all’antica tradizione sciita, ed è per noi il leader de Paese; mentre i Muazzin sono i laici che effettuano il richiamo alla preghiera.

E-Come vedete le altre religioni?

I.E-Accogliamo tutte le religioni. Tutti sono protetti da Dio. Bisogna comportarsi rettamente, nessuno sbaglia, bisogna però essere guidati.

E-L’Islam ha mille sfaccettature e al suo interno vi sono differenti gruppi religiosi, come i Sufi, i Baha’ì, i Sunniti; come vi interfacciate con loro?

I.E.-Siamo aperti a tutte le religioni, purché non siano contro la morale e superficiali. Per noi l’importante è il fine, l’avvento in Paradiso, il comportarsi in maniera corretta, il donare e il donarsi: molte religioni hanno un mezzo differente per raggiungerlo, ma non c’è nulla di sbagliato. I Sufi sono musulmani, ma alcune di queste forme religiose, nei secoli, hanno perso la loro purezza e questo non viene accettato, perché è contro i principi del Corano. I Sunniti hanno una via di trasmissione differente, loro non aspettano l’ultimo Imam, ma accettiamo la loro presenza nel paese, commerciamo e cerchiamo di dialogare con loro. Molte volte, questo è avvenuto anche per la religione cristiana, la storia, l’economia e le conquiste hanno cambiato l’evolversi del pensiero e snaturato la dottrina originale.

E-Cosa pensa dell’Iran di oggi?

I.E-È un paese migliore, lontano dalla corruzione e dalla perdizione. Anche se spesso vi sono delle proteste, perché la gente vuole sempre di più e non riesce a capire che alcune azioni vengono effettuate per migliorare la vita delle persone. In questi giorni di grande dolore per il Paese io sto dalla parte della vita. Capisco che alcune misure prese nei confronti della popolazione sono rigide, ma solo con il dialogo si può andare avanti e non con la rivolta.

E-Cosa pensa di Facebook e Internet? Ho visto spesso cartelloni che li condannano.

I.E-Io uso internet per comunicare ed è un mezzo davvero incredibile, ma sono contro tutto quello che non nasce con questo scopo. Facebook viene usato in maniera sbagliata, spesso si danno informazioni errate sulle persone e può davvero rovinare le persone. I giovani sono schiavi, spesso non ci si rende conto che i telefonini sono degli oggetti, ma si usano e trattano come se fossero persone. Sono contro quello che snatura l’uomo e non c’è molta differenza fra un telefonino e l’alcol o le droghe: cambiano l’essenza di una persona.

E-Come vivono le donne in Iran?

I.E-Sono libere, studiano, viaggiano, lavorano, come lo è sempre stato. Non c’è distinzione di genere nei lavori. Bisogna insegnare ai non musulmani a non pensare all’Iran come ad un Paese dittatoriale. Mi rendo conto che quello che sta accadendo oggi è terribile, ma l’esasperazione che ha portato alle manifestazioni è per motivi che riguardano l’economia del Paese e l’impossibilità di inserirci nel mercato mondiale.

E-Perché le donne indossano il velo?

I.E-È una scelta, noi indossiamo il velo per rispetto a Dio, per noi è importante che le donne siano protette da sguardi indiscreti e dai pericoli. Solo chi vuole indossa il Chador.

E-Come mai durante i giochi olimpici, durante le gare di atletica, le donne parti nude vengono censurate?

I.E-Per noi il corpo è estremamente personale, mostralo così liberamente è proibito e le atlete spesso corrono con degli abiti troppo poco coprenti; non vogliamo che le persone si dimentichino che è sport quello che stanno osservando e che la fatica degli atleti venga sminuita, perdendosi nell’osservare i corpi nudi.

E-Come si relazionano gli altri Paesi?

I.E- Siamo uno Stato aperto, ma autonomo; importiamo poco e riusciamo a vivere di quello che abbiamo. Siamo spesso minacciati, ma questi sono giochi di potere, la religione non è parte di questo sistema. Oggi la situazione è molto complessa a causa della guerra in Ucraina, dell’uscita dalla NATO e dalla crisi causata dal COVID. Sono convinto che dialogare anche con le super potenze potrebbe portare alla pace.

La Proto-Rivoluzione

Le ultime proteste hanno incrementato la convinzione di tanti giovani che il futuro sia in Europa; molti ragazzi si stanno preparando a lasciare le loro famiglie e partire. Il problema principale lo hanno i maschi che, nel caso in cui non abbiano scontato il servizio militare, non possono lasciare il Paese, a meno che non depositino una grande caparra come pegno. Molti hanno intenzione di non ritirarla mai e di andare lontano.

Fortunatamente c’è chi ancora crede nella Persia: i giovani che rimangono qui stanno facendo sentire la lor voce; combattono e utilizzano Internet per mostrare al mondo cosa sta accadendo. Molti miei amici, che sono sparsi dal nord al sud del Paese, sono convinti che queste manifestazioni possano portare alla Democrazia, senza più dittatori, né embarghi.

Nasser

Nasser nel suo giardino a Teheran, a parlare di politica, libertà e letteratura
Nasser nel suo giardino a Teheran, a parlare di politica, libertà e letteratura

In questo parlare di cambiamenti mi viene da pensare a quanto il Paese sia stato sconvolto dalla presenza religiosa, a cosa sia cambiato per chi, come il mio buon amico Nasser, ha vissuto un cambiamento diretto. Nasser è una guida turistica di sessant’anni. Vive a Teheran e ha due figlie. Quando era giovane, aiutato economicamente dai genitori, intellettuali e laureati, era andando a studiare a Napoli. Era il 1971. La Rivoluzione lo aveva costretto a tornare.

E- Come sono stati i tuoi anni in Italia?

N- Bellissimi. Ricordo sempre con piacere quel tempo in cui ero giovane e spensierato. L’unica cosa che dovevo fare era studiare e rendere i miei genitori fieri di me. Arrivavo da una buona famiglia, che aveva come sogno quello di rendermi colto e felice. Mi hanno permesso di studiare a Napoli. L’Italia di quegli anni era davvero un sogno per noi persiani: i film di Pasolini, le città antiche, la storia.

E- Cos’è successo quando sei tornato?

N- Quando sono tornato in Iran nel 1983, mi ero appena laureato. Avevo intuito dai titoli dei giornali che il mio Paese era cambiato, ma quando sono arrivato in aeroporto, pensavo fosse uno scherzo. Non riuscivo a credere al vuoto, al senso di silenzio e all’inquietudine: ricordo che tutto era scuro; le donne erano avvolte nei chador neri, gli uomini nascosti dietro folte barbe. Nessuno rideva, c’era il silenzio che anticipa la tempesta. Mio padre era invecchiato, ma non era vecchiaia: erano i segni della delusione per aver voluto una Repubblica, che invece era una dittatura. Tutto era diventato irriconoscibile, persino i miei amici erano cambiati: ricordo che in pieno agosto erano venuti a salutami con le barbe lunghe, il passo pesante, la mente indottrinato; avevo sentito il freddo che si prova a gennaio. Avevo lasciato un paese colto, pieno di fiori e di progetti per i giovani, per tornare in una cartolina scolorita, dove nessuno era rimasto uguale e non c’era speranza per il futuro.

E- Com’è l’Iran di oggi?

N- Oggi l’Iran è un giovane leone in gabbia che sta cercano di rompere le sbarre. Ruggisce e cerca di mordere chi lo sta imprigionando. Sono i giovani e le giovani ad avere questo coraggio. Grazie a Internet e all’istruzione i ragazzi sanno come si vive in Europa e vogliono imitare i loro coetanei. Tutti studiano l’inglese, diventa un lasciapassare. Saranno loro a dare un nuovo futuro all’Iran. Magari contrattando con questo governo, perché è molto difficile rovesciarlo, ma le cose cambieranno a poco a poco. Me lo sento.