Venezia, Pierre e le sue Mille Donne

Il progetto WOW di Pierre Maraval si unisce a SUMUS, per fare di Venezia e delle sue donne un modello sociale.

Con un pubblico prevalentemente femminile, il 10 novembre alle ore 12, è stato presentato il progetto ‘Le mille donne di Venezia’ presso il comune di Venezia. L’artista Pierre Maraval ha annunciato i contenuti di WOW con il supporto della visionaria Helene Molinari, nella splendida Sala del Consiglio Comunale.

La conferenza si è aperta con saluti della presidente del Consiglio Comunale Ermelinda Damiano e dell’assessore Simone Venturini, per raccontare l’importanza del ruolo delle donne nella società e per Venezia. L’augurio di realizzare un progetto volano con un messaggio di sorellanza e pace da inviare al mondo.

Venezia e la pace attraverso le donne

Sono 1100 le donne fotografate dall’artista francese Pierre Maraval, da aprile a settembre 2023. Il progetto, che si lega alla SUMUS community è una co-creazione di iniziative con 35 partner veneziani e internazionali, per rendere Venezia un modello sociale da lasciare in eredità ai posteri. Il progetto di Maraval è nato con la volontà di portare Venezia a essere una matrice che sia da esempio ad altre città.

“SUMUS è nato per cambiare il futuro delle città – ha detto l’ideatrice Helene Molinari – l’obiettivo è realizzare un mondo armonico che cambi il sistema mortifero in cui stiamo vivendo creando un sistema vivifero: Venezia, con la materna presenza dell’acqua e con le sue donne, è il simbolo della vita, il trampolino per dare avvio al cambiamento. Per me e Pierre, Venezia è un veicolo per esaltare la voce della bellezza: la possibilità per aprirsi a un nuovo modo di vivere, paritario e armonico”.

Il progetto WOW di Pierre Maraval si unisce a SUMUS, per fare di Venezia e delle sue donne un modello sociale.
L’acqua, le donne e Venezia. Palazzo Loredan

L’arte e la vita al femminile

Venezia ha un retaggio femminile forte, con donne pioniere che hanno aperto la strada per lo studio, come Elena Lucrezia Corner Psicopia, prima donna laureata al mondo o l’artigianato, come Marietta Barovier, la prima donna ad aver aperto una fornace.

SUMUS è entrato in relazione con Pierre Maraval e il progetto WOW (Woman of the World) dando sonorità alle donne, alle parole e all’arte. Con una call for volonteers sono state coinvolte le donne veneziane, in un contesto di sorellanza aperto a tutte, senza distinzione di età o mansione. Ogni donna è stata associata una parola che qualificasse Venezia. Così Maraval ha creato un legame fra le parole e la città. Le foto sono state scattate all’interno di un palazzo veneziano in Campo San Giacomo e verranno esposte in Campo San Lorenzo presso la sede di Ocean Space.

Venezia: la città che nasce da un sogno e diventa realtà

Venezia è il modello a cui a le altre città possono far riferimento. “Con i fondi del progetto è stato creato un manifesto che abbiamo distribuito a tutte le partecipanti – aggiunge l’artista Maraval- Un modo nuovo di declinare il futuro del mondo, parendo dall’acqua. Il 19-20 novembre presenterò i risultati artistici; oltre a ciò daremo vita a una conferenza aperta a tutti, per presentare soluzioni per migliorare l’ambiente, l’acqua, l’istruzione infantile e l’economia agricola. Autori di spicco e premi Nobel parteciperanno per mettere in esposizione sulla scena umana il ruolo femminile per il futuro dell’umanità partendo da Venezia”.

Venezia è la città sull’acqua: all’apparenza impossibile da abitare, ma divenuta reale sede di vita. Il progetto ha dimostrato come l’intelligenza collettiva vince sull’intelligenza artificiale. Pierre Maraval è convinto di questo: i volti che sono entrati nelle sue opere fotografiche hanno fatto prendere coscienza dell’importanza del cambiamento che il nostro mondo sta subendo. Il paesaggio umano che ‘le mille donne di Venezia’ hanno creato, sarà un esempio per migliorare ciò che attorno a noi, rischia di andare perduto.

Il Cielo Aperto di Ruggero Romano

Ci nutriamo di emozioni, ci dissetiamo di energia e respiriamo storie: lui è Ruggero.

Il cinema non è solo un luogo in cui vedere film, ma è un processo partecipativo della storia della comunità e Ruggero è parte di questo processo. Con le sue pellicole mette in luce la bellezza e la durezza della realtà che lo circonda.

Venite a conoscerlo, ascoltando la sua voce energica e la sua risata contagiosa.

Le ombre di Vancouver e il cielo aperto su Venezia

Ruggero ha iniziato la sua carriera da regista in Canada, a Vancouver, mentre lavorava come lavapiatti in un ristorante confinante con l’area destinata alla comunità dei senzatetto. Ben presto, con la curiosità che lo contraddistingue, ha cominciato a entrare in contatto con gli abitanti della zona, rendendosi presto conto di avere a che fare con persone speciali e che la sua missione fosse quella di raccontare le loro storie, essendo invisibili agli occhi della società. Così ha dato forma al suo documentario “V6A” che prende il nome dal codice postale dell’area, amplificando le voci della comunità dei senzatetto di Downtown Eastside Vancouver. L’obiettivo era quello di ispirare la gente del posto e dissolvere lo stigma proiettato sui senzatetto, le dipendenze e la salute mentale. 

Intervista fra un vasetto di Yogurt e un piatto di Progetti
Intervista fra un vasetto di Yogurt e un piatto di Progetti

Tornato in Italia ha scelto di vivere a Venezia. Proprio nella Serenissima ha girato il docufilm “Cielo Aperto”. Lo abbiamo seguito nelle riprese che si sono protratte dal periodo pandemico a oggi: con la sua telecamera orientata verso le problematiche della città e il suo sguardo rivolto alle soluzioni possibili per risolverle. Il trailer è stato presentato alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2022 e, oggi, è proiettato nelle sale veneziane, fra cui prestigioso Cinema Rossini di Venezia. Protagonista è Venezia, ma non la solita città stereotipata. A bucare lo schermo sono le parti più nascoste e resilienti: persone, chitarre, vele e gabbiani. Un successo che rende orgogliosi i Veneziani e le associazioni che, qui, hanno espresso il loro amore per Venezia.

In viaggio con Ruggero

Ruggero è davvero cittadino del mondo: produce e distribuisce film di impatto sociale attraverso la sua organizzazione “Movies Move Us”. Ama le persone, il jazz, la capoeira ed è sempre felice di sostenere i registi nel loro viaggio per raccontare storie significative.

Sono Ruggero, documentarista e sognatore. Da Torino mi sono trasferito in Canada per seguire il mio sogno di fare documentari. Da lì ho scoperto il mio grande amore per il “cinema ad impatto sociale”. Per 5 anni ho girato documentari che comunicassero le storie delle società marginalizzate. Quando sono uscito dalla scuola di Cinema di Vancouver, ho iniziato a lavorare come lavapiatti, in un ristorante che era al confine fra il distretto finanziario e il distretto dei Senzatetto. Un giorno lo chef mi urlò addosso “Hey man, butta l’organico, veloce!”. Di fretta, presi la busta dell’organico, corsi nella strada dietro il ristorante dove c’erano i cassonetti e…un coltello bucò la sacca. Tutto l’organico cadde per terra. Io ero agitato, mi misi in ginocchio, raccolsi il cibo con le mani e, mentre lo stavo facendo, mi accorsi che gli avanzi potevano essere il cibo per qualcuno.

I volti di V6A. Tratto dal docufilm V6A
I volti di V6A. Tratto dal docufilm V6A

In quel momento mi è caduto il cuore per terra: le mie mani erano sporche di cibo, a volte appena mangiucchiato; subito mi è rimbalzato addosso con un senso di scopo che mi ha fatto dire “Se voglio fare cinema, non è che posso fare una cosa fine a se stessa. Devo fare qualcosa che abbia un impatto. Che possa, in modo tangibile, cambiare la vita delle persone”. Questo mi ha portato a fare un documentario che potesse amplificare la vera voce della comunità dei Senzatetto. Venivano completamente snobbati e emarginati dalla città. Andavo a giocare a scacchi con le persone, per strada, nei centri comunitari. La gente mi ha accolto per “chi ero” e non per “quello che potessi offrire”. 

Ognuno è storia

Il documentario è uno spaccato di una realtà brutale, mitigato dall’essenza delle persone. Ognuno ha una storia e ciò che realizza Ruggero è farla ascoltare, senza giudizio

Da questa passione sono passati due anni; nel mio tempo libero giravo con la mia telecamerina per strada e poi montavo parti del documentario a casa, sul mio computer. Il sogno è diventato realtà. Abbiamo portato i Senzatetto in tv, in radio, fra la gente. Abbiamo sviluppato incontri di umanizzazione con membri della comunità che venivano completamente ignorati. Il cuore ha ritrovato il suo posto quando, dopo la presentazione in una scuola, i bambini hanno stampato la foto di uno dei membri della comunità, Mike, e gli hanno chiesto l’autografo. Quello che una persona qualsiasi avrebbe potuto chiamare “Senzatetto, sfigato, essere”, qui era un eroe. Questa è la vera forza del cinema: in un’ora può completamente cambiare la percezione di qualcosa”. 

Tutti possono essere eroi, come Mike
Tutti possono essere eroi, come Mike

“L’accettazione è stata un processo organico. Tutto è nato da una profonda curiosità. Vivendo e lavorando al confine fra questi due distretti, quello esageratamente ricco e quello profondamente degradato, mi sono sentito accolto dagli abitanti di V6A. All’inizio, quando lavavo i piatti, non avevo pensato di fare un film: non avevo mai fatto niente di così grande. Avevo raccolto delle testimonianze in un diarietto, che è stato il mio primo diario di vita. Lo usavo per raccogliere storie e offrire una pagina, uno spicchio di libertà a tutte le persone che incontravo per strada. Dopo vari mesi, i diari aumentavano. Mi sono detto “Ho tanto, troppo materiale: devo fare qualcosa”. In un attimo mi sono accorto che, i diarietti, erano quel qualcosa: sono stati il primo passo per fare. 

La partecipazione della comunità che fa la differenza

Il documentario non è solo andare al cinema e vedere un film, ma è un processo partecipativo della storia della comunità. Questo mezzo può veramente fare la differenza, come lo è stato “Cielo Aperto”. 

La locandina di Cielo aperto
La locandina di Cielo aperto

“Quando ero in Canada, mi sono chiesto: “Qual è la prossima comunità che può condividere il messaggio di resilienza e di rinascita a livello globale?” Durante la Pandemia ci ho pensato: Venezia. È una comunità in Italia che ha avuto una forte resilienza davanti alle Pandemie e si trova al centro di tante sfide sociali, culturali, ecologiche ed economiche, che sono riflesse in tutte le altre città con centri storici, in tutto il mondo. Quindi la Laguna, è al fronte di un incredibile numero di sfide e come Venezia reagirà, sarà di ispirazione e modello per tutte le altre città nel mondo. Sono venuto qua e mi sono mosso alla ricerca di storie: ma non dovevo cercare niente. Mi sono trovato al centro di una storia incredibile, ho conosciuto dei personaggi fantastici, che sono diventati tra i miei migliori amici e tante, meravigliose storie.

Ruggero alla presentazione di Cielo Aperto, Excelsior, 79esima Mostra del Cinema di Venezia
Ruggero alla presentazione di Cielo Aperto, Excelsior, 79esima Mostra del Cinema di Venezia

Venezia non è una città morente, decadente, ma è una città piena di vita, grazie anche a tutti i conflitti che sta vivendo. Tutti questi conflitti, compressi in una città con il centro storico sull’acqua, hanno l’opportunità di forgiare una comunità che può dare esempio e ispirazione in tutto il mondo. Quindi, il mio film, “Cielo Aperto” è un lungometraggio che raccoglie, in sei racconti, le storie delle persone più interessanti e più forti che sono a Venezia in questo momento

Io mi ispiro alle persone che incontro. Molte volte ho rivisto le scene, che sono parte del film, con coloro che ho intervistato, come Kaba. Vedere il suo sorriso, il suo essere sempre disponibile, i suoi occhi determinati, lo rendono un vero eroe. Persone come lui mi fanno svegliare con lo scopo di poter amplificare le loro storie e portarle alle altre persone là fuori. Noi siamo fatti di storie; siamo storie con le gambe. Quello che sento di dover fare è prendere queste storie in spalla e lanciarle in alto, il più possibile. Questo mi dà tanta felicità. Da questo la vita esplode. 

In sala al Cinema Rossini di Venezia
In sala al Cinema Rossini di Venezia

Quindi dico a tutti, “Credete sempre nei vostri sogni, perché è la cosa più bella del mondo”. 

Contatti : 

https://ruggeroromano.com/

Cao Rio

Caorio con Nicolò e Alexandra: un progetto per ripulire e rieducare alla vita da Laguna.

Un progetto per tutelare la Laguna…a colpi di pagaia

Venezia è acqua, storia e mondo. Era ed è un porto che attira turisti, nuovi veneziani e innamorati della vita lagunare. Questo comporta due fattori che fanno parte della stessa medaglia: amore e pericolo per la Serenissima.

Spesso chi vive la città si appassiona alle merlettature, al baluginio della luce sull’acqua e si dimentica di essere devoto e rispettoso con l’ambiente che lo ospita. Bottiglie di plastica che galleggiano nei canali illudendo i pesci e i gabbiani di essere commestibili, sacchettini con escrementi di cani che puntellano gli antichi masegni e l’aridità dell’animo nel considerare la Laguna parte integrante della città. Venezia è laguna, canali e barene; calli, palazzi e ponti; piccioni, fenicotteri e cormorani; go, peoci e moeche: è un ecosistema che va rispettato in tutti i suoi elementi.

Nicolò e Alexandra, due giovani “nuovi veneziani”, hanno colto il valore della Laguna, della sua fragilità e della necessità di far conoscere questo aspetto a chi vive Venezia. Hanno così dato forma al progetto Cao Rio, che sarà una nuova ventata di ossigeno per l’ecosistema lagunare, e non solo!

La volontà di vivere a Venezia è Cao Rio

In un pomeriggio di maggio, con un timido sole di primavera, Nicolò e Alexandra presentano il loro progetto. Nei primi giorni di aprile, in un piccolo team, abbiamo seguito la coppia fra canali e barene per ripulire la Laguna dei tanti rifiuti che la soffocano. Con Kayak, sacchetti e retini, abbiamo amato la loro dedizione e passione per Venezia.

Il progetto nasce nel 2023 con la volontà di una giovane coppia di rimanere a Venezia – Nicolò, abbronzato dalle escursioni in Kayak, sorride raccontandoci del progetto – vogliamo creare una vita presente e futura in questa città. Il nome Cao Rio arriva dalla Venezia storica,  dove i bambini si lanciavano nei canali per gioco, gridando “andiamo in Cao Rio”; memori di questi filmati degli anni Cinquanta, anche noi ci vogliamo lanciare nei canali gridando “torniamo in Cao Rio”, con l’idea di creare una mobilità differente, sostenibile e sana. È l’idea di mantenere la tradizione con una ventata di novità. Inoltre il mio soprannome è Cao, quindi tutto si lega alla scelta del nome del nostro progetto”.

Nicolò e Alexandra
Nicolò e Alexandra

“Il nostro sogno era fare qualche cosa di utile per la città in cui viviamo – continua Alexandra, in un italiano perfetto, elegante e orgogliosa – Nicolò ha lanciato l’idea e io gli ho proposto di occuparmi della parte manageriale. Nicolò è veneto, o meglio, Veneziano dal 1404, perchè arriva da Vicenza. Io sono arrivata dall’Europa dell’Est due anni fa e mi sono innamorata di Venezia; ho da subito capito che un’Isola così magica è in realtà in pericolo e bisogna tutelarla da coloro non hanno la nostra sensibilità”.

Vivere, educare e ripulire Venezia

“Insieme abbiamo costruito una nuova idea di turismo per tutelare la fragilità di Venezia – aggiunge Nicolò – Pensando alle nostre conoscenze pregresse, abbiamo unito il nostro sapere e dato vita a Cao Rio. Vogliamo creare sensibilizzazione per la Laguna, coinvolgendo le persone del posto e i turisti, per vivere con qualità e consapevolezza. Ho messo insieme la mia passione per il Kayak, la Laguna e le mie conoscenze di turismo culturale per strutturarci. Venezia si basa su una monocultura turistica fortemente legata al passato: c’è idea di turismo di massa, poco consapevole di quella che è la realtà della città, ma legata solo alla bellezza transitoria. Sono convinto che si debba puntare alla qualità e entrare nell’ottica non di “Visitare Venezia” ma di “Vivere Venezia”. Ci appoggiamo alla Reale Società Canottieri Querini: da qui, grazie ai Kayak, diamo vita ad un turismo completamente sostenibile che consente di vedere la città nel suo elemento. Si parla di storia, di ambiente e di quotidianità”.

Cao Rio, fra Barene, Canali e Palazzi storici. Foto @caorio
Cao Rio, fra Barene, Canali e Palazzi storici. Foto @caorio

“Facciamo del bene al corpo, all’anima e alla consapevolezza – dice Alexandra – oltre ai turisti, anche i Veneziani prendono parte alla nostra idea di consapevolezz,a con il progetto mensile Voga e Neta (voga e pulisci). Senza creare moto ondoso, con i Kayak o le imbarcazioni della voga veneta, educhiamo al rispetto della Laguna, vogando e ripulendo la nostra città. Non c’è solo plastica, ma rifiuti lignei, resti di bricole che inquinano poco, ma possono essere pericolosi per le altre imbarcazioni. Quindi affidatevi a noi, per provare questa nuova esperienza e scoprire la Laguna”.

La venezianità parte dalla consapevolezza

“L’etica turistica e di educazione civica ci porteranno anche nelle scuole – spiega Nicolò– presentiamo i progetti ai più piccoli, che sono il futuro della città. Coinvolgiamo così bambini e famiglie. Molte persone sono, come noi, “nuovi veneziani”. Con il passare del tempo e a nuove collaborazioni siamo sicuri che avremo tanti nuovi amici e appassionati che ci seguiranno. Al momento abbiamo 8 canoe e con la Società Querini possono essere messe a disposizione altre imbarcazioni; ogni prima domenica del mese organizziamo il Voga e Neta e, con un contributo, si può sostenere la nostra realtà”.

La venezianità parte quindi dalla consapevolezza della Laguna, delle sue fragilità e del suo potenziale per viverla al meglio. Il progetto Cao Rio è quindi un nuovo modo per amare la Laguna e Venezia. Cao Rio non è solo Kayak, ma è l’idea di una giovane coppia di dare una nuova percezione della storia, della vita e delle potenzialità di Venezia, per conoscerla e sostenerla davvero.

Vi aspettiamo e vi invitiamo a seguire Nicolò e Alexandra sul sito e sui social.

https://caorio.com/italian

Venezia

Alla scoperta di una delle isole più suggestive di Venezia: San Lazzaro degli Armeni, fra leggenda e realtà.

Venezia è la città d’acqua per eccellenza, amata in tutto il mondo per il suo aspetto romantico e merlettato, per le vicissitudini di Casanova e delle cortigiane, ma è anche una città bohemian, contemporanea, misteriosa, buia, rude, prepotente e nobile al tempo stesso.

La città avvolta dalla nebbia
La città avvolta dalla nebbia

È l’ambientazione amata da Corto Maltese per compiere i suoi loschi affari, il lido in cui Thomas Mann incontrò la personificazione della sua fine, la sala di registrazione di Paolo Sorrentino e del suo Young Pope, il palcoscenico in cui Maria Callas fece vibrare la sua potente voce.

Il caso Banksy

Oggi Venezia vive il grande dibattito riguardo la street art, in quello che possiamo definire “il caso Banksy”. Nel sestiere di Dorsoduro, nell’unico civico numero 2 della città, si può ammirare “Migrant Child”, il graffito creato dallo street artist la notte dell’8 maggio 2019.

Banksy "Migrant Child" durante l'Acqua Granda del 2019. Foto @erikamattio
Banksy “Migrant Child” durante l’Acqua Granda del 2019. Foto @erikamattio

L’opera, che ricorda la disparità di trattamento sui migranti e la responsabilità della collettività, sta perdendo i suoi contorni e la sua brillantezza. Dal 2019 ad oggi la città ha affrontato i segni del global warming, a partire dalla spaventosa ondata di acqua alta del 12 novembre 2019, alle piogge torrenziali dell’estate 2023. Il Banksy di Laguna è stato succube delle scelte del clima, affondando e riemergendo dalle acque del Rio Novo. Questi fenomeni hanno reso i colori della bimba che tiene in mano il faro più deboli e preoccupato i cittadini.

Banksy "Migrant Child" oggi. Foto @erikamattio
Banksy “Migrant Child” oggi. Foto @erikamattio

Come fare? Le opere di street art devono coesistere con il clima e la quotidianità: il loro degrado è parte del fenomeno espressivo che li caratterizza. Inoltre, per legge, nessuna opera più essere restaurata se ha più di 70 anni o se il suo artista è vivente (Art. 5, comma 5, Codice dei beni culturali). Il caso Banksy è però esente da tutto questo: l’opera è recentissima e Banksy è più vivo che mai.

Il sottosegretario di Stato alla cultura, Vittorio Sgarbi, ha proposto il restauro dell’opera, perché di interesse artistico e culturale (Art. 2, comma 2, Codice dei beni culturali) e considerato Patrimonio artistico dell’Umanità. Inoltre vi è un’ulteriore aggravante: l’opera è stata realizzata abusivamente, senza consensi da parte dei proprietari dell’immobile, né dal Comune di Venezia. La scelta va contro quello espresso dalla legge, ma è la proposta per non perdere un’opera che ha ormai lasciato un segno indelebile sulla città nonostante abbia “la fedina non completamente pulita”. In questi controsensi, coloro che si occupano di questa decisione hanno più potere rispetto all’artista stesso.

Cosa ne pensano gli steet artist e l’autore Banksy? Banksy e gli street artist difendono la matrice da cui parte il concetto stesso della loro arte: le opere devono seguire il volere della natura e la loro distruzione è un atto inevitabile.

Storia

Venezia non è solo Rialto e San Marco: è un comprensorio di piccole e grandi isole sconosciute, di realtà culturali nascoste, che vi condurranno in un viaggio fra le corti sconte (nascoste) di questa isola a forma di pesce.

Vi conduco in un’isola poco conosciuta, dalla dimensione religiosa e culturale: l’isola di San Lazzaro degli Armeni. Da riva degli Schiavoni raggiungete l’imbarcadero D, con una corsa (7,50euro) potete andare e tornare dall’isola. Salite sul battello numero 20. La prima fermata è San Servolo, un antico Manicomio, ora Museo di anatomia, hotel e sede universitaria; successivamente raggiungerete San Lazzaro.

Il chiostro e il campanile di San Lazzaro
Il chiostro e il campanile di San Lazzaro

La storia di quest’isola è singolare. Agli inizi del 1100 fu sede benedettina, in seguito divenne parte del sistema sanitario della Serenissima: il nome non è casuale, San Lazzaro, poiché, come la dirimpettaia isola del Lazzaretto Vecchio, fu padrona delle sorti di molti malati che qui, morirono. Terminato il suo ruolo di lebbrosario, che fu conferito all’isola del Lazzaretto Nuovo, nell’area nord della Laguna, fu abbandonata. Solo nel 1700 il filosofo ed erudito Mechitar, scappato dalle persecuzioni ottomane vi si stabilì, ricevendo dal Consilio dei Dieci, l’ordine senatorio della città, la possibilità di fondare la propria comunità e di ridare vita all’isola, che ancora oggi splende ed è famosa per il roseto e la marmellata di rose che gli undici monaci confezionano in primavera.

Un’altra storia incredibile prende voce su quest’isola: nel 1907 un giovane campanaro georgiano, Bepi del Giasso (Beppe del Ghiaccio), trascorse mesi come seminarista. Di chi si trattava? Del giovane Stalin, che trascorse un periodo in Laguna prima di scappare a Berlino. La sua fama di campanaro era nota in città, in quanto si divertiva a suonare le campane con ritmo insolito e lasciava spesso il monastero per girovagare in piena notte a Venezia. 

Vista sulla Laguna Sud
Vista sulla Laguna Sud

Appena arriverete sull’isola apprezzerete il catamarano Armenia, purtroppo ferito dall’acqua alta di Novembre 2019, la torretta di avvistamento, dalla quale potrete ammirare un tramonto incredibile proiettati sulla Laguna sud e gli alberi da frutto. Dirigendovi verso l’ingresso vi accoglierà la statua di Mechitar e un’iscrizione marmorea di Lord Bayron, in cui viene indicato il suo affetto per quest’isola e per il popolo armeno.

La visita del monastero è sorprendente: con un a guida armena, al costo di 6 euro, verrete condotti nel chiostro, nelle splendida chiesa affrescata e all’interno delle stanze dei monaci. Incontrerete le macchine tipografiche utilizzate sino al 1900, i preziosissimi doni che venivano scambiati con la comunità armena, fra cui un sarcofago con mummia egizia e l’incredibile biblioteca, la più antica e ricca della Laguna, con circa 170 mila volumi provenienti da Europa, Africa e Oriente.

Terminata la visita assaggiate la marmellata alle rose, preparata con un’antica ricetta caucasica e, con l’animo e gli occhi gremiti di storie da raccontare,  ritornerete a Venezia.

Un sorso di..

Di ritorno dal vostro viaggio nella Laguna Sud, vi consiglio di sostare presso la Vineria all’Amarone. Il locale è un osteria veneziana autentica, i cui assaggiare i tipici cicchetti, preparati da Nicole e Antonella e accompagnarli con gli oltre 50 tipi di vino da abbinare, consigliati dai sommelier. Il costo medio si aggira sui 20 euro a persona. La qualità e la varietà dei piatti valgono davvero l’assaggio, accompagnati da un sorso, o anche due, dei vini selezionati.  

Vineria all’Amarone,  calle dei Sbianchesini 1131, Sestiere di San Polo.

Alla scoperta di una delle isole più suggestive di Venezia: San Lazzaro degli Armeni, fra leggenda e realtà.
In battello verso San Lazzaro degli Armeni

Consigli di lettura:

Ugo Pratt, Corto Maltese: corte sconta detta arcana, Einaudi, 1996

Tiziano Scarpe, Venezia è un pesce, Feltrinelli, 2000