Cosenza

Cosenza è contrasto fra la Nobiltà e la Chiesa, fra l’ambizione augustea e dominazione Sveva.

Cosenza è la città dei 7 colli, abbarbicata fra il Tiglio e il Pancrazio, fra la storia dei Bruzi e l’architettura contemporanea. Prima del calcio d’inizio, andiamo a scoprire Cosenza e il parco nazionale della Sila.

Salendo i gradoni del centro storico, si raggiungono i fasti del Normanni e la modernità dell’architetto Santiago Calatrava. Dalla tradizione ellenistica, nasce una città romana il cui tessuto archeologico è percettibile ad ogni passo che si fonde all’arte contemporanea di un museo en plair air.

Neve al limone e cattedrali gotiche

Cosenza è contrasto fra la Nobiltà e la Chiesa, fra l’ambizione augustea e dominazione Sveva. Le somiglianze a Roma e Atene iniziano con la conformazione a 7 colli. Le strade, in salita e discesa, vi faranno viaggiare nel tempo: fra epoca ellenistica, medievale e moderna.

Proprio sulla sommità della città, svetta il castello Normanno-Svevo, con la sua torre ottagonale e il marchio di Federico di Svevia. Con lo scopo difensivo e celebrativo, il castello era simbolo del potere svevo sul Meridione. I nobili del tempo avevano la passione per le stranezze: fra queste la neve della Sila insaporita dal succo di limone, oggi trasformate in granite che potrete assaggiare in ogni angolo della città.

Vie del centro Pexels.com

Fra le bellezze di Cosenza, svetta il Duomo, considerato fra le più antiche cattedrali d’Italia, con 8 secoli di storia. Ogni epoca ha lasciato la sua traccia, dai sarcofagi medievali agli affreschi contemporanei. Così, fra nobili e Santi, si entra in un’altra chiesa incredibile: San Domenico, il maggior punto di riferimento di Cosenza. Il complesso monumentale presenta ben 7 chiese, in cui la sacralità si respira in ogni mattone. All’interno si trova un antico scolatoio, legato al tema della sacralità dell’ars funeraria. La chiesa, tardo gotica crea un dialogo con tutta la Calabria, in quanto vi sono segni votivi per la “Madonna della febbre”, a cui ci si rivolgeva per chiedere la cura della malaria. Pellegrinaggi e percorsi reali che si realizzavano proprio qui, a Cosenza.

Fra Eroi e Pianoforti   

Cosentia, fu conquistata dal re visigoto Alarico. Dopo il Sacco di Roma, del 410 d.C., affamato di Italia, annetté il regno dei Bruzi. Proprio qui, nella confluenza fra i fiumi Crati e Busento, dopo aver rifondato Cosenza, Alarico morì. La leggenda si fa strada: secondo gli storici del tempo, il re fu sepolto nello specchio d’acqua fra i due fiumi, insieme al suo cavallo e ad un tesoro inestimabile. Nessuno lo ha ancora trovato, ma lo scultore torinese Paolo Grassino, nel 2016 ha dedicato al re e a Cosenza, una statua che rievoca i fasti del suo dominio.

Dalla ricerca del tesoro si passa all’invenzione musicale più famosa: il pianoforte. Il teatro cittadino è dedicato proprio al suo inventore: il calabrese, Alfonso Rendano. Fu ricordato per aver creato il terzo pedale indipendente del piano forte, alla fine del 1800. Il nome era “forte piano” e, dopo l’invenzione del musicista, prese il nome di “pianoforte”. Il teatro si affaccia su un altro luogo della memoria: Piazza 15 marzo 1944. Proprio dove furono fucilati i fratelli Bandiera, il 25 luglio 1944.

Dai ponti ai treni a vapore

Cosenza è quindi passato e futuro. L’ingresso cittadino è forgiato dal Ponte Caltarava. È il ponte strallato più alto d’Europa, con i suoi 104 metri. La sua forma si rifà ancora una volta alla tradizione biblica. È dedicato al miracolo della vela di San Francesco da Paola, di cui il ponte assume la forma. Nella tradizione, San Francesco trasformò il suo mantello in una vela, per oltrepassare lo Stretto di Messina e raggiungere la Calabria.

La Sila e la sua magia pexels-photo-14235763.jpeg

Non ci resta che provare un’altra magia: il viaggio per raggiungere il Parco Nazionale della Sila, con il treno a vapore. La Sila vi riempirà il cuore con le mille e una proposta: dalle cascate ai Giganti, dai villaggi ai laghi. Un parco che accontenterà ogni sportivo con attività di orienteering per i boschi, trekking in vetta, passando per il mountain bike e lo sci, prima del calcio d’inizio.

La città per i tifosi

E lo stadio? Seguendo le vie del centro, si raggiunge il Rione San Vito, dove svetta lo stadio Gigi Marulla. E’ il secondo più grande della Calabria, con i suoi 28987 posti. Fu progettato da Terenzio Tavolaro nel 1958, modificato negli anni Settanta e nel 2018.

Venezia-Cosenza, la curva ospiti e i giocatori
Venezia-Cosenza, la curva ospiti e i giocatori

Squadra

Fabio Caserta allena la squadra dei lupi Rosso-Blu. La maglia dei lupi è realizzata da Nike e Oro Sport.

Conosciamo i giocatori.

NumeroRuoloCalciatore
1PAlessandro Micai
3DAndrea Rispoli
6DAlessandro Fontanarosa
7AManuel Marras
9AGennaro Tutino
10CChristian D’Urso
11DTommaso D’Orazio
12PAlessandro Lai
13DAndrea Meroni
14CGiacomo Calò
17DBaldovino Cimino
19AValerio Crispi
20AAlessandro Arioli
21AMassimo Zilli
23DMichael Venturi
26CMateusz Praszelik
27DPietro Martino
30ASimone Mazzocchi
33DSalvatore Dario La Verdera
34CAldo Florenzi
35CRaffaele Marisca
36AJahce Novello
42 CIdriz Voca
77PLeonardo Marson
98CFederico Zuccon
 DAngelo Corsi
 AMattia Finotto
 CMattia Viviani
 CFranck Teyou
La Rosa del Cosenza

Como

Il calcio d’inizio ci porta a Como, prima di raggiungere la squadra scopriamo ville, vette e spiagge.

Como è lago, storia e montagna. Dalle selci preistoriche agli esperimenti di Alessandro Volta, la città si lega alla storia d’Italia con resilienza e vivacità.

Un luogo ambito dai Celti e da Carlo Magno, decantato da Federico Barbarossa e da George Clooney, passato e presente della storia d’Italia. Partiamo alla scoperta dei suoi elementi: l’acqua e le montagne.

Buon viaggio a Como e buon calcio d’inizio!

Dalla civiltà di Golasecca alla grazia di Villa Olmo

Como si affaccia sul Lago Lario, dal quale si intrecciano i Laghi di Como e Lecco. Deriva il suo nome dal toponimo latino Comum, che indica “area abitata”. Prima dell’arrivo dei romani, infatti, l’area era già stata scoperta e apprezzata dai Celti e, prima ancora, dalla civiltà di Golasecca. Il lago, prodotto geologico di 10000 anni fa, era la base perfetta per creare un ponte commerciale fra il Mediterraneo e il Nord Europa. Como era quindi un’area di grande interesse. I Galli avanzarono realizzando una lega anti-romana. Nel 196 a.C. il generale romano Claudio Marcello riuscì a sconfiggerli e, nel 59 a.C., Giulio Cesare la rifondò, dando vita a Novum Comum.

Da baluardo romano, passò sotto il controllo degli Unni e, nel 774 a quello di Carlo Magno, mantenendo il suo ruolo commerciale. Questo scatenò l’invidia di Milano che dichiarò guerra alla città, distruggendola. L’arrivo di Federico Barbarossa fu vitale: vincendo su Milano, diede nuovo lustro a Como, rendendola forte e difendibile. Lo dimostrano le attuali Porta Torre e Porta Nuova, che furono ampliate e rinforzate.

Como fra il Lago e i Monti
Como fra il Lago e i Monti

La città, sotto l’occhio vigile del Monte Legnone, continuò la sua ricerca di indipendenza, venendo però conquistata dai francesi e dagli spagnoli, la cui ferocia fu narrata ne “I promessi Sposi” di Alessandro Manzoni.

La forza della città si elevò nuovamente e, nel 1700, durate il periodo austriaco, divenne uno dei fiori all’occhiello dell’industria tessile del Nord Italia. Villa Olmo fu celebrata da nobili e artisti e decantata come una delle zone nobiliari più ammirate dell’area Lombardo-Veneta. Nonostante la concorrenza francese e i moti rivoluzionari Ottocenteschi, la città fu liberata nel 1859 da Giuseppe Garibaldi nella Battaglia di San Fermo. Con la resilienza che l’ha contraddistinta, Como è uno dei gioielli del Bel Paese: abbarbicata sull’acqua e protesa verso le montagne.

Dalla spiaggia di Onno alla vetta del Legnone “facendo ciò che si vuole”

La città di Como è uno splendente gioiello che invita a passeggiare fra le strette stradine, alla scoperta ora di una chiesa, ora di una torre. Le vie del centro vi porteranno al Duomo trecentesco, per poi condurvi agli affreschi della chiesa di Sant’Abbondio e al Tempio Voltiano, dedicato all’inventore della pila.

Como è, però, anche dintorni. Dal batel, amato da Lucia Mondella nei Promessi Sposi, alla funicolare per raggiungere Brunate, nutrirete animo e cuore.

Per coloro che si dirigono in questa zona sono consigliate tre escursioni: la prima vi porterà a tuffarvi nella spiaggia bianca di Onno, la seconda vi farà scoprire la villa del Balbianello e, l’ultima, vi condurrà alla vetta del Monte Legnone che con i suoi 2610 metri, svetta su Como.

La spiaggia bianca di Onno

Per gli amanti del relax e del lago, imperdibile è la spiaggetta di Onno, sul litorale più occidentale del Lago di Como, nel comune di Oliveto Lario. La spiaggia è caratterizzata da sassolini bianchi, che si protraggono fra la natura selvaggia e il riflesso delle alte vette.

Dopo questo relax vi potete concedere una piccola sosta culturale nella villa dove in cui “Fay ce que voudras” “fai ciò che vuoi”. La Villa è quella del Balbianello, costruita nel Settecento dal Cardinal Angelo Maria Durini. Il parco che la protegge la villa da occhi indiscreti, era meta di feste nell’epoca della Belle Epoque, e il motto francese era un invito al divertimento. Nel corso dei decenni vi soggiornarono nobili e personaggi illustri, ma non solo. Il grande esploratore Guido Monzino la scelse come casa-museo. Fra le sue imprese troverete traccia della prima spedizione sull’Everest, che organizzò nel 1973, o le foto e i souvenir che raccolse quando raggiunse via terra il Polo Nord o quando scalò il Kilimangiaro.

Sulla Vetta del Monte Legnone 2610 m
Sulla Vetta del Monte Legnone 2610 m

Se, invece, siete amanti della montagna vi potete dedicare al Monte Legnone. Il primo tratto è adatto a tutti e vi condurrà a 1620 metri di altitudine nel piacevole bosco di larici, da cui potrete immergervi fra foglie e alberi secolari. I più esperti potranno continuare per la raggiungere la Vetta e il Nevaio del Colombano, uno dei nevai perenni d’Italia. Da qui sarete su uno dei punti più panoramici delle Alpi Orobie, con una vista davvero indimenticabile sulle Alpi e su Como.

La città per i tifosi

Dopo tutto questo peregrinare in quel di Como, è giunto il momento di andare allo stadio.

Lo stadio si trova in viale Giuseppe Singaglia. È stato realizzato surante la Belle Epoque, nel 1927. Considerato fra i più moderni dell’epoca, vantava anche di una curva parabolica fra le più difficili d’Europa.La capienza attuale dello stadio è di 13.600 persone.

La squadra

Sotto la guida dell’allenatore Moreno Longo e del vice allenatore Dario Migliaccio, il Como si prepara alla stagione 2023-2024.

Maglie Errea con richiami all’acqua del Lago di Como. La prima maglia è opera dello stilista indonesiano Didit Hediprasetyo e della pittrice spagnola Golnaz Jabelli.

Calciatori

NumeroRuoloCalciatore
1PAdrian Semper
3DMarco Sala
4DMatteo Solini
5DMarco Curto
6CAlessio Iovine
7CMoutir Chajia
8CDaniele Baselli
9AAlessandro Gabrielloni
10APatrick Cultrone
11AAlex Bianco
12PPierre Bolchini
14C CapitanoAlessandro Bellemo
20ALiam Kerrigan
21CTommaso Arrigoni
22PMauro Vigorito
23DFilippo Scaglia
26DCas Odenthal
27AAlberto Cerri
28COliver Abidgaard
33ALucas De Cunha
34DDiego Ronco
44DNikolas Ioannou
71CPaolo Faragò
80DLuca Vignali
84DTommaso Cassandro
93DFederico Barba
94CBen Lhassine Kone
99AMarion Mustapha
La squadra 2023-2024

Milano

Milano o Pechino? Andate in Via Paolo Sarpi e scoprirete il lato orientale della città più cool d’Italia

Milano è una delle città più cool d’Italia: da musei incredibili, a piccole librerie indipendenti, la scoperta della città è adatta a tutti i gusti. Abbandonate i luoghi comuni legati al suo grigiore, o al fatto che “C’è solo il Duomo da visitare”. Milano è colorata, vivace e legata alla storia in maniera indissolubile. Scopriremo che è anche un po’ orinetale.

L’imponenza del Cimitero Monumentale, casa di poeti e artisti passati e contemporanei

Fu conquistata e distrutta 7 volte: questo aspetto si legge nelle strade e nei cortocircuiti architettonici in cui vi imbatterete. Romana, Longobarda, Medievale, Rivoluzionaria e Positivista. È stata ed è città dove nascono idee sceibtifiche, baluardo di moti e signorilità; la città in cui è custodito il “Quarto Stato” di Volpedo e in cui si trova il murales più grande del mondo: sono ben 59 metri quadrati di colore, da ammirare sulle scale della Torre Allianz.

Storia

Passeggiando per Milano si possono scoprire luoghi inaspettati, come il quartiere cinese. Non immaginate un luogo senza anima, ma un brulicante centro di vita frequentato dai milanesi più esigenti, dove nel week end si possono scoprire taverne nascoste e supermercati da fare invidia a Pechino. 

Il quartiere cinese di Milano, si candida come l’unica China Town in Italia e la terza d’Europa. Nell’800, era l’area degli ortolani, con gradi spazi coltivati, che servivano alla sussistenza della città e delle aree limitrofe. Nonostante oggi sia in una zona centralissima, in passato ci si trovava distanti dall’area nobile della città. Negli anni Venti del Novecento, a causa delle grandi guerre che devastarono la Cina, ebbe inizio una vera e propria diaspora, che portò milioni di cinesi a migrare in tutto il mondo. Dirigetevi quindi in via Paolo Sarpi, poco lontano dal cimitero Monumentale (Metro lilla-fermata Monumentale).

Festa per il Nuovo Anno in Via Paolo Sarpi
Festa per il Nuovo Anno in Via Paolo Sarpi

China Town a Miano è stata abitata dai primi lavoratori del Sol levante, fra il 1920 e il 1930. Le guerre in Cina avevano richiamato molti cinesi nelle aree parigine. C’erano dei veri e propri reclutatori di manodopera, che organizzavano la rotta e dislocavano i lavoratori cinesi in varie città: da Hong Kong a Kuala Lampur, da New York a Parigi. Alla fine della Prima Guerra Mondiale, alcuni cinesi-parigini, si spostarono alla ricerca di nuovi lavori proprio a Milano. La richiesta era semplice: manodopera per lavorare i terreni. Così la piccola comunità iniziò a crescere. Per molti lavoratori il progetto era di guadagnare abbastanza denaro per poter tornare in Cina in vecchiaia. Così fu per molti di loro, anche se una parte di quella comunità è rimasta. Ci fu una seconda migrazione dopo la seconda guerra mondiale e un a terza negli ani ottanta. Ad oggi gli abitanti del quartiere sono ragazzi e ragazze che derivano da quest’ultima ondata migratoria: parlano il dialetto milanese e sono pronti ad accogliervi in ogni angolo di China Town.

Un sorso di…

Il quartiere è vivo ogni giorno, ma nel mese di febbraio è davvero spettacolare: si festeggia il capodanno cinese e, fra parate e fuochi d’artificio, potrete davvero sentirvi a Pechino, a pochi passi dal centro di Milano.

Non perdetevi un aperitivo alla ricerca del raviolo perfetto. Vi consiglio la Ravioleria Sarpi takeaway (via Paolo Sarpi 27). Se la sete si fa sentire vi consiglio di placarla all’interno della birreria italo-cinese La Buttiga Beer Room (via Paolo Sarpi 64). Un luogo che soddisfa i palati più tradizionalisti e quelli più curiosi, per concedervi una piccola pausa.

I mille sapori dei prodotti del quartiere cinese di Milano

Consigli di lettura:

Lui Xi, Io e l’Italia, Associazione Culturale Il Foglio, 2022

Laura Noulian, Il gusto proibito dello zenzero, Garzanti, 2010

Fugu Bag

Geremia Siboni, artigiano e velista. Plasma tessuti in accessori unici.

Ravenna, città di Ostrogoti e Mosaici; ma è anche la città in cui la fantasia creativa di Geremia Siboni ha trovato ispirazione .

Appassionato di mare, vele e innovazione, Geremia ha dato vita a Fugu Bag, utilizzando materiali di recupero, che si plasmano in borse e creazioni uniche. Con lui, Giulia, frizzante e idealista, che si occupa di dare ispirazioni e del marketing.

Giulia e Geremia

I prodotti sono made in Itlay e spaziano da forme tondeggianti a vere e proprie opere d’arte racconta Giulia– Predominano i colori, che riempiono di allegria e personalità chi le indossa. Fugu è il nome del pesce palla in giapponese: seppur piccolo, riesce a creare splendide opere d’arte con la sabbia dei fondali. Come lui, vogliamo dare vita a tante creazioni, in un mare di idee”.

Frutta e Fugu con le amiche
Frutta e Fugu con le amiche: ambiente e colore

“Ho iniziato quasi per gioco nel 2021 – si presenta Geremia – la mia passione per il mare e i tessuti mi hanno portato a sperimentare. Ogni giorno mi venivano in mente modifiche e migliorie da apportare alle borse, nuove forme e personalizzazioni. Il pubblico ha cominciato a seguirci e ad apprezzarci. Con questa energia siamo cresciuti, creando nuove collaborazioni. Abbiamo da poco lanciato una nuova linea di prodotti riciclati, per essere sempre più rispettosi all’ambiente. I tessuti e la manifattura sono italiani, prodotti fra Ravenna, Venezia e Milano. Ispirandoci alla tradizione veneziana, abbiamo lanciato le Fugulane: un nuovo spunto per camminare con noi”.

Vi aspettiamo https://www.fugubag.it/

Catania

Andiamo a Catania per conoscere Associazioni incredibili e visitare una quartiere poco conosciuto: Librino.

Abbracciata dal Mar Ionio e protetta dalla vetta dell’Etna, Catania è la culla degli elementi, che qui si toccano e si sfiorano: cielo, fuoco, terra e mare dialogano con il passato greco, arabo, spagnolo e normanno.

Il mercato di Catania, fra scatoloni, pesce fresco e piccioni

Instancabilmente la città coinvolge il viaggiatore, in una scoperta unica: dall’ordinato quartiere Librino, realizzato dal giapponese Kenzò Tange, al caotico e odoroso mercato ittico; Catania è così quotidianità, storia e modernità.

Storia

Dalle origine preistoriche fu casa per greci, romani, ostrogoti e ciclopi. In seguito, i canti dei muazzin arabi invasero le strette vie della città, per poi essere zittiti dai vespri siciliani dell’occupazione angioina. La dominazione spagnola modificò ancora una volta la sua struttura, imponendosi anche nella lingua. Per i catanesi, infatti, andare “alla Playa”, non è solo un retaggio degno di una canzone dei Rigueira, ma un modo per indicare il litorale, che si estende per 18 chilometri. Con queste sfaccettature la città palleggiò fra il controllo dei Savoia e quello borbonico, per diventare parte del Regno d’Italia nel 1860. Nonostante la furia dell’Etna e di terremoti, che la distrussero più volte, la città fu ricostruita, con un progetto urbanistico Giovanni Battista Vaccarini, di cui si riflettono gli influssi di Juvarra, Bernini e Raguzzini. Grandi viali e nuove fabbriche, la trasformarono in una Coketown, degna di un romanzo di Dickens, ma con l’energia del Mediterraneo.

Nell’Aprile 1907, piazza Giovanni Verga, divenne sede della seconda esposizione agricola siciliana. Lo stile Liberty face da padrone, con linee morbide che competevano con la virtuosità barocca onnipresente in città: chioschi, giochi d’acqua e il tram elettrico resero Catania un baluardo di modernità e sfide ingegneristiche. Nel 1905, in via del Gazometro, alcune fabbriche dismesse divennero il deposito dei materiali elettrici dei tram, che sostituirono i malinconici omnibus usati dalla nobiltà: conducendo i passeggeri lungo i binari disposti fra le vie del centro e la spiaggia si apriva una nuova era.

Nel 1943 la città fu mutilata dalla devastazione della guerra, che si abbatté sui suoi lavatoi, sulle case barocche e sulle botteghe cittadine, come la storica oreficeria dei fratelli Russo. Dalle ceneri rinacque l’ultima Catania: divenne la seconda città più grande della Sicilia, oggi terzo scalo aeroportuale d’Italia e prestigiosa sede universitaria. Una città frizzante ed energica.

Dritti a Librino

Vi consiglio di dirigevi al quartiere Librino per conoscere i Briganti. Non fatevi spaventare dal nome! Librino sta fiorendo grazie a delle Associazioni culturali che credono davvero nella città e proprio noi possiamo aiutarlo ad abbattere la sua fama.

Entriamo attraverso la Porta della Bellezza, il più grande basso rilievo in terracotta al mondo e dal murales il Cantico di Librino, realizzati da Antonio Presti. Due opere che danno voce e forma agli abitanti di quest’area della città.

Il quartiere nacque nel 1976 con la promessa di essere la nuova zona multifunzionale della città. La struttura urbana fu commissionata all’architetto giapponese Kenzò Tange, che realizzò un centro ordinato e funzionale. Purtroppo la mal gestione delle risorse e la subitanea perdita di fiducia dei catanesi lo impoverirono, sino a degradarlo: ma in questi ultimi anni, Librino sta rinascendo.

Il quartiere è conosciuto in Italia per un grande merito sportivo: la squadra di Rugby. Lo sport è quindi diventato un mezzo per la rinascita di Librino e per il futuro di ragazzi e ragazze che lo abitano, grazie all’Associazione sportiva i Briganti. La passione e il sacrifico di tutti i briganti e le brigantesse ha permesso di ripristinare lo stadio: dalla partita al terzo tempo, le famiglie sono unite in progetti di associazionismo con altre realtà di Catania, come il bar libreria GammaZita. Ogni giorno si battono contro l’abbandono scolastico e l’impoverimento del quartiere.

Un sorso di…

Durante le vostre passeggiate vi imbatterete nei tanti chioschi che vendono limonata fresca. Lasciatevi tentare e non ve ne pentirete! Continuate verso il castello Ursino e dirigetevi da GammaZita. Qui Veronica, Daniele e i ragazzi dell’associazione vi conquisteranno con cocktail deliziosi e prodotti a chilometro zero.

GammaZita: un luogo imperdibile

Consigli di lettura:

Visitate la libreria di GammaZita, vicino al bar. Troverete delle piccole perle, selezionate da Veronica.

Venezia

Alla scoperta di una delle isole più suggestive di Venezia: San Lazzaro degli Armeni, fra leggenda e realtà.

Venezia è la città d’acqua per eccellenza, amata in tutto il mondo per il suo aspetto romantico e merlettato, per le vicissitudini di Casanova e delle cortigiane, ma è anche una città bohemian, contemporanea, misteriosa, buia, rude, prepotente e nobile al tempo stesso.

La città avvolta dalla nebbia
La città avvolta dalla nebbia

È l’ambientazione amata da Corto Maltese per compiere i suoi loschi affari, il lido in cui Thomas Mann incontrò la personificazione della sua fine, la sala di registrazione di Paolo Sorrentino e del suo Young Pope, il palcoscenico in cui Maria Callas fece vibrare la sua potente voce.

Il caso Banksy

Oggi Venezia vive il grande dibattito riguardo la street art, in quello che possiamo definire “il caso Banksy”. Nel sestiere di Dorsoduro, nell’unico civico numero 2 della città, si può ammirare “Migrant Child”, il graffito creato dallo street artist la notte dell’8 maggio 2019.

Banksy "Migrant Child" durante l'Acqua Granda del 2019. Foto @erikamattio
Banksy “Migrant Child” durante l’Acqua Granda del 2019. Foto @erikamattio

L’opera, che ricorda la disparità di trattamento sui migranti e la responsabilità della collettività, sta perdendo i suoi contorni e la sua brillantezza. Dal 2019 ad oggi la città ha affrontato i segni del global warming, a partire dalla spaventosa ondata di acqua alta del 12 novembre 2019, alle piogge torrenziali dell’estate 2023. Il Banksy di Laguna è stato succube delle scelte del clima, affondando e riemergendo dalle acque del Rio Novo. Questi fenomeni hanno reso i colori della bimba che tiene in mano il faro più deboli e preoccupato i cittadini.

Banksy "Migrant Child" oggi. Foto @erikamattio
Banksy “Migrant Child” oggi. Foto @erikamattio

Come fare? Le opere di street art devono coesistere con il clima e la quotidianità: il loro degrado è parte del fenomeno espressivo che li caratterizza. Inoltre, per legge, nessuna opera più essere restaurata se ha più di 70 anni o se il suo artista è vivente (Art. 5, comma 5, Codice dei beni culturali). Il caso Banksy è però esente da tutto questo: l’opera è recentissima e Banksy è più vivo che mai.

Il sottosegretario di Stato alla cultura, Vittorio Sgarbi, ha proposto il restauro dell’opera, perché di interesse artistico e culturale (Art. 2, comma 2, Codice dei beni culturali) e considerato Patrimonio artistico dell’Umanità. Inoltre vi è un’ulteriore aggravante: l’opera è stata realizzata abusivamente, senza consensi da parte dei proprietari dell’immobile, né dal Comune di Venezia. La scelta va contro quello espresso dalla legge, ma è la proposta per non perdere un’opera che ha ormai lasciato un segno indelebile sulla città nonostante abbia “la fedina non completamente pulita”. In questi controsensi, coloro che si occupano di questa decisione hanno più potere rispetto all’artista stesso.

Cosa ne pensano gli steet artist e l’autore Banksy? Banksy e gli street artist difendono la matrice da cui parte il concetto stesso della loro arte: le opere devono seguire il volere della natura e la loro distruzione è un atto inevitabile.

Storia

Venezia non è solo Rialto e San Marco: è un comprensorio di piccole e grandi isole sconosciute, di realtà culturali nascoste, che vi condurranno in un viaggio fra le corti sconte (nascoste) di questa isola a forma di pesce.

Vi conduco in un’isola poco conosciuta, dalla dimensione religiosa e culturale: l’isola di San Lazzaro degli Armeni. Da riva degli Schiavoni raggiungete l’imbarcadero D, con una corsa (7,50euro) potete andare e tornare dall’isola. Salite sul battello numero 20. La prima fermata è San Servolo, un antico Manicomio, ora Museo di anatomia, hotel e sede universitaria; successivamente raggiungerete San Lazzaro.

Il chiostro e il campanile di San Lazzaro
Il chiostro e il campanile di San Lazzaro

La storia di quest’isola è singolare. Agli inizi del 1100 fu sede benedettina, in seguito divenne parte del sistema sanitario della Serenissima: il nome non è casuale, San Lazzaro, poiché, come la dirimpettaia isola del Lazzaretto Vecchio, fu padrona delle sorti di molti malati che qui, morirono. Terminato il suo ruolo di lebbrosario, che fu conferito all’isola del Lazzaretto Nuovo, nell’area nord della Laguna, fu abbandonata. Solo nel 1700 il filosofo ed erudito Mechitar, scappato dalle persecuzioni ottomane vi si stabilì, ricevendo dal Consilio dei Dieci, l’ordine senatorio della città, la possibilità di fondare la propria comunità e di ridare vita all’isola, che ancora oggi splende ed è famosa per il roseto e la marmellata di rose che gli undici monaci confezionano in primavera.

Un’altra storia incredibile prende voce su quest’isola: nel 1907 un giovane campanaro georgiano, Bepi del Giasso (Beppe del Ghiaccio), trascorse mesi come seminarista. Di chi si trattava? Del giovane Stalin, che trascorse un periodo in Laguna prima di scappare a Berlino. La sua fama di campanaro era nota in città, in quanto si divertiva a suonare le campane con ritmo insolito e lasciava spesso il monastero per girovagare in piena notte a Venezia. 

Vista sulla Laguna Sud
Vista sulla Laguna Sud

Appena arriverete sull’isola apprezzerete il catamarano Armenia, purtroppo ferito dall’acqua alta di Novembre 2019, la torretta di avvistamento, dalla quale potrete ammirare un tramonto incredibile proiettati sulla Laguna sud e gli alberi da frutto. Dirigendovi verso l’ingresso vi accoglierà la statua di Mechitar e un’iscrizione marmorea di Lord Bayron, in cui viene indicato il suo affetto per quest’isola e per il popolo armeno.

La visita del monastero è sorprendente: con un a guida armena, al costo di 6 euro, verrete condotti nel chiostro, nelle splendida chiesa affrescata e all’interno delle stanze dei monaci. Incontrerete le macchine tipografiche utilizzate sino al 1900, i preziosissimi doni che venivano scambiati con la comunità armena, fra cui un sarcofago con mummia egizia e l’incredibile biblioteca, la più antica e ricca della Laguna, con circa 170 mila volumi provenienti da Europa, Africa e Oriente.

Terminata la visita assaggiate la marmellata alle rose, preparata con un’antica ricetta caucasica e, con l’animo e gli occhi gremiti di storie da raccontare,  ritornerete a Venezia.

Un sorso di..

Di ritorno dal vostro viaggio nella Laguna Sud, vi consiglio di sostare presso la Vineria all’Amarone. Il locale è un osteria veneziana autentica, i cui assaggiare i tipici cicchetti, preparati da Nicole e Antonella e accompagnarli con gli oltre 50 tipi di vino da abbinare, consigliati dai sommelier. Il costo medio si aggira sui 20 euro a persona. La qualità e la varietà dei piatti valgono davvero l’assaggio, accompagnati da un sorso, o anche due, dei vini selezionati.  

Vineria all’Amarone,  calle dei Sbianchesini 1131, Sestiere di San Polo.

Alla scoperta di una delle isole più suggestive di Venezia: San Lazzaro degli Armeni, fra leggenda e realtà.
In battello verso San Lazzaro degli Armeni

Consigli di lettura:

Ugo Pratt, Corto Maltese: corte sconta detta arcana, Einaudi, 1996

Tiziano Scarpe, Venezia è un pesce, Feltrinelli, 2000