Strade Maestre: a scuola camminando

L’associazione CamminaMenti, ha dato avvio ad un progetto pionieristico che unisce la scuola al cammino e diventa così una “scuola di vita”. Benvenuti in Strade Maestre, la nuova scuola che cammina.

La scuola evoca sempre ricordi nostalgici: le giornate passate sui banchi a scrivere bigliettini, le interrogazioni di Filosofia, le ricreazioni trascorse ad organizzare il sabato sera e la spensieratezza di essere studenti. In questo ricordo pesano alcuni momenti, come le tante ore seduti sui banchi e la necessità di praticare sport. Oggi, l’associazione CamminaMenti, ha dato avvio ad un progetto pionieristico che unisce la scuola al cammino e diventa così una “scuola di vita”. Benvenuti in Strade Maestre, la nuova scuola che cammina.

L’Italia con lo zaino in spalla e il tablet alla mano

Sono 5 gli insegnati e le guide ambientali che faranno da docenti ai ragazzi del progetto Strade Maestre. Un nuovo modo di studiare e apprendere il valore della condivisione e del cammino. Sono 7 gli studenti selezionati che, per un anno, vivranno un’esperienza di studio e condivisione unica: una scuola trekking in giro per l’Italia. L’esperienza scolastica è stata raccontata da Marco Leoperfido, uno degli organizzatori. «La scuola che cammina è un progetto di vita, oltre ad essere un progetto educativo – racconta Marco LeoperfidoI ragazzi, dal terzo al quinto anno di scuola superiore, viaggeranno da Orvieto al Friuli Venezia Giulia, studiando e conoscendo un’Italia inedita. Abbiamo iniziato il nostro cammino scolastico il 16 Settembre 2024 e termineremo a Maggio 2025. Sono 240 giorni di studio, conoscenza dell’Italia e di crescita personale. I ragazzi torneranno a casa per le vacanze di Natale, Carnevale e Pasqua, vivendo un’esperienza unica. Sono pionieri di un’idea di scuola innovativa che può diventare un nuovo modello da applicare in Italia».

In questo viaggio i ragazzi dovranno alzarsi presto, studiare e sottostare alle regole imposte dal meteo e dal cammino: si dovranno adattare al meteo avverso o favorevole, alle notti in tenda o in spazi comuni e alle realtà in cui vivranno. Una scuola che è quindi il simbolo delle difficoltà della vita ma, anche, delle grandi soddisfazioni che essa dona. Le attività scolastiche verranno gestiste in spazi del CAI o messe a disposizione dagli Enti locali. Gli studenti utilizzeranno dei tablet per viaggiare leggeri e coprire gli oltre 1000 chilometri di viaggio.

La scuola è il cammino

Gli studenti provengono da diverse regioni italiane e sono stati selezionati da una commissione nel Febbraio 2024. Per accedere al progetto, sono state aperte delle raccolte di crowdfunding, perché il costo di partecipazione è di 8000 euro a studente. «Per noi il cammino è la scuola di vita – aggiunge Leoperfido – gli studenti avranno modo di studiare le materie canoniche (italiano, matematica, storia, scienze, geografia, chimica e inglese) ma anche quello che si impara viaggiando e osservando: la vita di strada, la saggezza degli anziani, l’autenticità dei mestieri. L’Italia sarà dunque la scuola per i nostri ragazzi: parleremo di vulcani sull’Etna, di Divina Commedia a Firenze ammirando l’architettura, il paesaggio e la storia di ogni posto. Ad accompagnarci, oltre ai docenti e alle guide escursionistiche, ci saranno esperti di psicologia e sociologia, che cureranno l’aspetto relazionale del nostro viaggio studio. Studenti e docenti dormiranno in tenda, nelle foresterie e in ambienti messi a disposizione dal CAI. Spesso inviteremo degli esperti che ci aiuteranno a comprendere meglio la relazione fra uomo e natura e a farci scoprire quali sono i segreti del luogo in cui sosteremo».

Strade Maestre è dunque il primo esperimento per creare una scuola che porti i ragazzi a conoscere l’Italia del passato e del futuro, vivendo il presente con lo zaino in spalla e la voglia di imparare.

ONA: Short Film Festival

ONA: il festival dei documentari sportivi presentato da Joaquin Gomez.

Ho insegnato Yoga per i ragazzi di ONA. Fra documentaristi e atleti è uno spettacolo continuo, che mostra il legame fra lo sport, Venezia e il Cinema. Si trattiene sempre il fiato quando si ammirano i documentari degli apneisti, ci si carica quando i campioni di arrampicata raggiungono le loro vette e ci si commuove a sentir parlare il Calumè, protettore delle Gringne.

Il Manicomio di Venezia che brilla come un star

L’antico manicomio di Venezia, nell’isola di San Servolo, si trasforma in un colorato cinema all’aperto.

Joaquin Gomez, documentarista e produttore argentino trasferitosi a Venezia, ci guida attraverso il festival ONA Short Film Festival«ONA è il festival dei cortometraggi sportivi – spiega Joaquin Gomez – siamo giunti alla quinta edizione e ogni anno partecipano sempre più documentaristi, attivisti e atleti. Il festival diventa un modo per dialogare con i protagonisti e diventare sport. Tu stessa fai lezione di Yoga e questo rende ONA legato ad ogni forma di movimento. Abbiamo anche una sezione per i cortometraggi animati, perché il nostro amore per i i film comprende ogni tecnica.

Siamo ospiti dell’antico Manicomio della città, nell’Isola di San Servolo: il nostro ruolo è valorizzare un luogo legato ad un passato buio e illuminarlo con il cinema e la forza degli atleti che vengono immortalati in questi film. Ogni anno, all’inizio di Settembre il festival è aperto gratuitamente a tutti, per scoprire il legame fra lo sport e Venezia”.

L’impresa Sociale Edipo Re

Il progetto di Impresa Sociale Edipo Re: fra le onde della Laguna e l’anima di Pasolini.

La Mostra del Cinema si lega indissolubilmente alla vita della Laguna. Appuntamento imperdibile è bere un drink al tramonto ammirando l’isola degli Armeni e l’imponente Barca di Pier Paolo Pasolini, che dorme, sulle onde placide, salutando Venezia. Per compiere questo viaggio di scoperta sull’Edipo Re, ho intervistato Sibylle Righetti, documentarista e responsabile del Progetto di Impresa Sociale Edipo Re. 

Un’offerta per tutti

Sibylle mi accoglie, con la sua eleganza e gentilezza. Edipo re è un progetto che cresce ogni anno. In questi giorni occupa la Riva di Corinto del Lido. E’ un luogo davvero magico, con comode sdraio e roulotte che preparano cibo delizioso. E’ soprattutto un’offerta aperta a tutti: un luogo democratico in cui ci si può ritrovare fianco a fianco di attori e registi, sotto l’occhio vigile dell’Edipo Re.

«La Mostra del Cinema segna l’avvio del nostro progetto italiano di Impresa Sociale – spiega Sibylle Righetti – in unione con le realtà del terzo settore promuoviamo un’offerta culturale aperta a tutti, con proiezioni, musica e cibo. Organizziamo presentazioni di libri, concerti, feste private, ma diamo la possibilità di essere semplicemente ospiti della Laguna. Si chiacchiera, balla e si ammirano Edipo Re e Venezia. Per noi il progetto è il simbolo del turismo sostenibile nella Laguna di oggi, che in passato ha ospitato Pier Paolo Pasolini e Maria Callas. Un modo alternativo di essere parte della Mostra del Cinema».

La rinascita di un borgo e un viaggio in Panda: Andrea Trolese

Andrea, una laurea in lingua e letteratura russa e inglese, un inverno a Mosca a scrivere di bambini nei gulag e l’incontro con il borgo di Trassilico. 


In un viaggio pasquale con i miei amici spagnoli, Nuria e Alberto, siamo arrivati per caso nel piccolo borgo di Trassilico. Ci siamo innamorati dell’aria pura e del senso di sicurezza di questo borgo, decidendo di alloggiare in un b&b. In pochi minuti abbiamo capito che non si trattava di un luogo comune e che il suo gestore, Andrea, era in realtà un personaggio da conoscere. Andrea, una laurea in lingua e letteratura russa e inglese, un inverno a Mosca a scrivere di bambini nei gulag e l’incontro con il borgo di Trassilico. L’innamoramento dell’Appennino, la creazione di una cooperativa di comunità e la spinta a cercare di riconnettersi alla natura. Così con un panino al formaggio di montagna e un bicchiere di vino è nata la nostra conoscenza.

Dagli Emirati agli Appennini in Panda

“L’Italia in PandAmia è un viaggio iniziato a bordo di una Fiat Panda Van nel maggio 2021 assieme a mia moglie – spiega Andrea – alla scoperta dell’Italia del baratto e del passaparola. Vittime economiche della pandemia, abbiamo deciso di metterci in viaggio a caccia di un’umanità semplice, vera, fatta di persone che vivono il nostro paese; viaggiare alla scoperta di vite possibili.

Abbiamo portato avanti questo esperimento sociale dagli esiti sempre più incredibili, liberandoci e liberandoci chilometro dopo chilometro. Da un angolo all’altro del paese abbiamo guardato oltre le mascherine per ritrovare l’espressione del nostro essenziale. Sulla strada  ho raccontato l’esperienza sul mio blog Il Vertebrato Ragionevole e partecipando a qualche diretta su RadioDeejay. Più siamo andati avanti e più ci siamo addensati di umano. Oggi, giunti a destinazione nel nuovo inaspettato mondo di Trassilico, borgo della Garfagnana dal quale non siamo più ripartiti, ho provato a riordinare tutto ciò che è successo e che sta succedendo. La Panda è ferma, ma il viaggio continua”.

La rinascita di un borgo tutto da scoprire

Il 17 luglio 2021 apre così il rifugio nel borgo di Trassilico. Il progetto è una sinergia fra persone predisposte all’incontro diretto con la natura. Ognuno di loro collabora per riqualificare il borgo e il territorio.

“Si rendono produttivi vigneti e castagneti – continua Andrea, portandomi i giro per il borgo – creiamo quello che in passato era l’elemento che caratterizzava il nostro territorio: l’accoglienza e la condivisione. Siamo infatti un punto di passaggio fra antiche aree di frontiera e mulattiere, ma anche di pellegrinaggio lungo i percorsi francescani. Sono stati mesi molto intensi, ma la scelta di vivere in un borgo così puro è una missione. Non è una migrazione, ma un ritorno alle origini. La voglia di cooperare con la natura e la tradizione è la risposta a una chiamata che è per tutti: bisogna solo saperla ascoltare.

Si coinvolgono enti, università e istituzioni, per far conoscere il borgo, senza svenderlo: non serve uno stravolgimento, ma solo spolverare il passato. Si impara, grazie alla saggezza degli autoctoni, divenendo custodi e portatori di queste testimonianze. Abbiamo molti progetti per il futuro, come quello di realizzare un campeggio sospeso, per impattare il meno possibile sulla natura. Siamo testimonianza del ritorno ad una realtà da riscoprire.”

Palermo

Palermo è la città dai sette nomi; dove il verde dei monti abbraccia il blu del mare, in un contrasto perfetto fra i mattoni ocra delle case e il giallo dei tetti maiolicati.

Palermo è mondo. Greca per le metope che si intravedono ancora in qualche sparuta costruzione di periferia; cartaginese per l’imponenza del porto e la caparbietà dei pescatori; araba per le architetture e il profumo di spezie che si respira nelle anguste vie del centro; francese per l’eleganza delle aree toccate dalla dominazione degli Altavilla; spagnola per le scelte stilistiche della statuaria e dell’evoluzione urbana; inglese per l’eco dei passi di Lady Hamilton e le lusinghe dell’ammiraglio Nelson; asiatica per l’eccentricità importata dai viaggi della famiglia Florio.

Tutto questo è Palermo, indimenticabile, poetico e frizzante centro del Mediterraneo.

Una storia multietnica

Le sue origini risalgono all’epoca preistorica, come mostrano le indagini archeologiche compiute all’interno del sistema di grotte dell’Addaura, che costellano Monte Pellegrino. Dal Libano, i fenici compresero subito il suo potenziale e fondarono nel 734 a.C., Mabbonath, un importante approdo commerciale; la dominazione fenicia che si intrecciò con quella cartaginese donò un nuovo nome alla città: Zyz, fiore. Nell’VIII secolo i greci si impadronirono della Sicilia e rimasero folgorati da questo agglomerato di vita e dal suo legame con l’acqua, così vicino alle imprese di Odisseo e alle amate coste dell’Ellesponto. Il nome fu quindi cambiato in Panormos, che indica “Porto a tutto tondo”; il nome, che vestiva perfettamente la nuova polis, fu riutilizzato dai romani nel 254 a.C., con la latinizzazione in Panormos.

La storia di Palermo però è solo agli inizi della sua multietnicità: dopo le conquiste dei Vandali e degli Ostrogoti poi, si mantenne sino al 883 d. C. bizantina, per cambiare ancora una volta lingua e forma, con la dominazione araba. La città divenne così Balarm, anche se spesso il nome più comune è Medinah, che indica città per antonomasia; con questa nuova identità, continuò ad essere contesa da altri Pigmalioni. Nel 1061 i Normanni la battezzarono Balermus, cambiando i tratti dei suoi abitanti, che iniziano a tingersi di biondo e ricoprirsi di lentiggini, in quello che è uno dei contrasti umani più affascinanti d’Italia; lo stesso Oscar Wilde, innamorato di questa città,  descriveva i palermitani come “ragazzi con volti che sanno di grecità, altri proprio da arabi, che sembrano tante sculture che girano a cielo aperto”.

La monumentale Chiesa di San Cataldo
La monumentale Chiesa di San Cataldo

Divenne Sveva con Federico II, prendendo il nome finale di Palermo; angioina seppur per un breve periodo, sino a quando, il trattato di Utrecht del 1731 mise fine alle dinastie spagnole. La crisi europea provocata dalla Rivoluzione Francese non fece che accentuare il distacco fra Napoli e la Sicilia. Nel 1799 Napoli si proclamò Repubblica, mentre la Sicilia fu rifugio di Ferdinando IV e base della riconquista conclusa dal cardinale Fabrizio Ruffo. L’unione di forma iniziò nel 1738 con il congresso di Vienna e terminò nel 1861 con l’Unità d’Italia, che rese Palermo la meravigliosa città e capitale europea della cultura 2018, che oggi conosciamo: caotica, poliedrica e aperta a nuove prospettive.

Palermo città Grunge, patria di grandi donne e di eroi

Palermo è una città Grunge: anticonformista, elegante e spettinata nello stesso tempo. Vive del contrasto fra le spiagge, raffinate e modaiole e le anguste vie del centro, decadenti e chiassose. È la città in cui perdersi è un dono, in quanto si scoprono scorci meravigliosi e indelebili tratti di quotidianità; dove fra un monumento e un dolcetto di marzapane, si incontra la libreria più stretta del mondo.

La libreria più stretta del mondo, La stanza di Carta
La libreria più stretta del mondo, La stanza di Carta

Dove i mercati di quartiere consentono al viaggiatore di tornare indietro nel tempo e dove i festival di arte e musica, riportano alla realtà contemporanea ed europea; fra questi “Manifesta”, la biennale nomade europea che nasce in risposta al cambiamento economico e politico, che si contrappone alla litanica e tradizionale processione di Santa Rosalia, legata al forte senso di devozione dei cittadini. La tradizione dei Pupi, che incantano con le gesta cavalleresche di Orando Furioso e Innamorato, che si amalgama all’armonica architettura arabo-normanna.

I Pupi del teatro Kemonia, della famiglia Cuticchio e figli
I Pupi del teatro Kemonia, della famiglia Cuticchio e figli

A Palermo risuona ancora l’eco di personaggi che hanno impresso nella storia d’Italia le loro gesta. Indimenticabili i giudici Giovanni Falcone e Augusto Borsellino e tutti gli eroi che hanno dato la vita per la libertà.

Così come spicca il nome della famiglia Florio: fonte inesauribile di gossip fra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento, ma fortemente amata dai palermitani per l’evergetismo e la genialità dei suoi membri; in primis Vincenzo e poi suo figlio, Ignazio, che resero Palermo una città industriale competitiva su scala europea; di umili origini, aprirono una bottega di spezie, per poi crescere, sino a diventare imprenditori di fama mondiale, detentori di un immenso potere in città. La famiglia diede un forte impulso alla realizzazione di cantieri navali, per poi investire nelle tonnare; grazie all’invenzione del tonno sott’olio divennero realmente fra i personaggi più potenti della Sicilia e si dedicarono ad investimenti edilizi che consentirono la modernizzazione della città.

Palermo è anche la città delle grandi donne, che hanno fatto parlare di sé in tutta Europa. Fra queste Donna Franca Florio considerata, durante la Belle Époque, una delle donne più belle al mondo e amore proibito per tanti uomini influenti del periodo: come l’imperatore d’Austria Francesco Giuseppe e persino il grande amatore Gabriele D’Annunzio. Fu una femminista ante litteram, che si batté per l’apertura degli asili nido all’interno degli stabilimenti Florio, per il riconoscimento del lavoro delle donne, dando dei premi e delle agevolazioni alle madri lavoratrici. Spiccano, nei murales della città, volti di donne e della loro influenza sulla città.

Temet e Nosce, volti di donna sui murales della città
Temet e Nosce, volti di donna sui murales della città

Con la sua leggiadria di versi, emerge la figura della scrittrice, Natalia Ginzburg, figlia dello scienziato e attivista Giuseppe Levi. Titoli straordinari come “E’ stato così”, o le commedie teatrali, come “Ti ho sposato per allegria”, hanno lasciato una profonda impronta nella storia della letteratura palermitana e italiana, fatta di ironia, brutalità e poesia.

Dall’altura di Monte Pellegrino alla profondità dei Qanat

A 600 metri sul livello del mare spicca Monte Pellegrino, famoso per la vicina grotta dell’Addaura, in cui sono stati trovati resti mesolitici e incisioni rupestri.

Dall'alto del Monte Pellegrino
Dall’alto del Monte Pellegrino

Visto dall’alto appare come un Iceberg verde, immerso fra i colori della città e il blu del mare. Il rilievo è una delle zone sacre di Palermo, che si collega all’Itinerarium Rosaliae; già in epoca araba era conosciuto come Tell Grin, “Monte Vicino”, volgarizzato, poi, in Pellegrino. E proprio di un pellegrinaggio si tratta: per rendere omaggio alla Rosa senza spine della famiglia degli Altavilla, Santa Rosalia appunto. Figlia del Re Ruggero II, decise di rinunciare agli agi della vita di corte, allontanando pretendenti e ricchezze; si convertì e scelse di vivere in solitudine nella grotta di Monte Pellegrino, dove morì nel 1170. I Palermitani, devoti alla Santa, ogni luglio si riuniscono per raggiungere il Monte, in una festa sontuosa e armoniosa. 

Il tesoro di Santa Rosalia
Il tesoro di Santa Rosalia

Nel centro di Palermo, in Via Nave, preparatevi ad entrare nelle profondità della città e scoprire uno degli elementi di ingegneria idraulica più interessanti e sconosciuti della città: i Qanat. Questo complesso di gallerie, detto Qanat in arabo o Kariz in persiano è comune in tutto il Medio Oriente: dall’Iran alla Siria, passando per il Maghreb e la Spagna. La loro funzione era quella di creare una canalizzazione d’acqua sotterranea che consentisse alla stessa di non evaporare, al contrario del sistema romano, più adatto ai climi miti. La città è sempre stata un Paradiso in terra, con grandi giardini che necessitavano di essere mantenuti floridi e densamente abitata, con una richiesta di acqua potabile elevata. Con questo sistema di canali e vasi comunicanti, quindi, l’acqua poteva scorrere fresca sottoterra ed essere facilmente reperibile. Non a caso, le qanate si trovano in prossimità di Corso Calatafimi, che in passato era un vasto giardino reale, ricco di pianete esotiche e fontane spettacolari.

I qanat e il complesso sistema acquedottifero. Foto @samueleschirò
I qanat e il complesso sistema acquedottifero. Foto @samueleschirò

Accompagnati da guide speleologiche si entra quindi in uno dei punti più profondi di Palermo, avvolti dall’eco dei propri passi e dallo scroscio dell’acqua; acqua che toccherete e che vi rinfrescherà durante questo tragitto surreale.  

Lo stadio

Lo stadio fu creato nel 1932 dando avvio alla stagione della squadra nero rosa contro l’Atalanta. Il legame con l’epoca dei Florio faceva da eco nel suo nome “La Favorita”. Nel 1937 fu intitolato a Michele Marrone, ufficiale e calciatore ucciso nella seconda guerra mondiale. Subì tre ampliamenti, uno di essi per i Mondiali Italia ’90. Dal 18 settembre 2002, l’impianto è stato è intitolato a Renzo Barbera, presidente del Palermo nel decennio 1970-1980 e ospita 36365 spettatori.

La squadra

Il Palermo FC e le sue aquile, indossano i colori rosa nero dal 1907. i colori originari erano il rosso e il blu, e la leggenda vuole che, con un candeggio sbagliato si trasformassero in rosa e nero. I più romantici vogliono vedere in questi colori il contrasto fra il dolce e l’amaro. Kuro è l’aquila che accompagnò la squadra in Serie A, indossando la maglia 04.

Il presidente è Dario Mirri, l’allenatore Eugenio Corini.

I calciatori

NumeroRuoloCalciatore
1PSebastiano Desplanches
2DSimon Graves Jensen
3DKristoffer Lund
4CClaudio Gomes
5DFabio Lucioni
6CLeo Štulac
7ALeonardo Mancuso
8CJacopo Segre
9AMatteo Brunori (capitano)
10AFrancesco Di Mariano
11ARoberto Insigne
12PManfredi Nespola
13PAdnan Kanuric
15DIvan Marconi
17AFederico Di Francesco
18DIonuț Nedelcearu
20CAljosa Vasic
22PMirko Pigliacelli
25DAlessio Buttaro
27DEdoardo Soleri
30ANicola Valente
31DGiuseppe Aurelio
32DPietro Ceccaroni
37DAleš Matějů
53CLiam Henderson
80CMamadou Coulibaly
 DBubacarr Marong
 DMasimiliano Doda
Le aquile rosa e nere del Palermo

Effeceramics

Forme, colore e plasticità: tutto questo prende vita dalle mani di Francesca

Occhi verdi, voce dolce e mani d’artista, nel mondo che plasma Francesca con la sua arte. Vi presento Effeceramics, dove gres e porcellana diventano creazioni che narrano le mille vite della loro creatrice.

In viaggio seguendo l’acqua

“Sono Francesca, nata e cresciuta a Venezia, fra la trattoria dei miei genitori e le callette che percorrevo sfrecciando con la bici da cross. Sin da piccola, ho sentito la necessità di vedere altri luoghi e di imparare cose nuove. Mi sono trasferita a Trieste, poi a Padova per laurearmi in psicologia, ripartita per Amsterdam, volata in Sardegna e, infine, sono ritornata a casa, a Venezia.

La mia passione per la ceramica è nata nella città dove Svevo e Saba hanno trovato la loro ispirazione: Trieste. Ho incontrato il mio primo maestro e mi sono portata appresso l’amore per la materia. Seguendo il consiglio di un’amica, mi sono trasferita in Olanda: un viaggio che è durato 6 anni. Ho iniziato a fare un tirocinio con “le lavoratrici del sesso”, in un progetto di psicologia dell’UE.

L'arte e i colori che parlano del mondo foto @naturallyepicurean
L’arte e i colori che parlano del mondo foto @naturallyepicurean

Anche in Olanda ho cominciato un laboratorio di ceramica e ho imparato le tre tecniche base che anche oggi utilizzo. Ho assaporato il tornio, ma la svolta è stata quando ho incontrato il mio maestro proveniente dalla Grecia, come se il mare e il Mediterraneo mi ispirassero. Il suo motto è stato “dimentica tutto quello che sai sul tornio e reimpariamo”.

Portando avanti questa passione, ho proseguito nel ramo della psicologia applicata e sono diventata Doula; questa figura è poco conosciuta in Italia: in Olanda è una figura di riferimento e di supporto emotivo alle famiglie expat che devono affrontare il parto. E’ una carica emotiva importante, in particolare per le persone che decidono di partorire in casa. Con tanta ricchezza nell’animo, sono ritornata in Italia, alla ricerca del mare e del sole“.

Le isole dell’ispirazione

“Ho trovato l’illuminazione in Sardegna, continuando a far ceramica. Qui ho conosciuto la porcellana, che è diventata la mia nuova ispirazione. Ho dato alla luce mio figlio e sono ritornata a Venezia. L’isola, l’acqua, la tranquillità mi hanno dato nuove consapevolezze. Ho deciso di rivedere le mie conoscenze e osservarle in maniera diversa: mercatini, laboratori e corsi con i bambini. Questa sono la nuova io: illuminata dalle esperienze in giro per l’Europa e dall’essere diventata mamma.

Mani per creare e per indossare
Mani per creare e per indossare

Da quest’anno, a Venezia, ha preso forma il laboratorio in cui creo i miei prodotti. Conosco persone nuove, sento la necessità e la curiosità dei cittadini di avvicinarsi a quest’arte. Posso affermare che l’artigianato a Venezia non sta morendo: vedo una rinascita di gente che vive qui e vuole portare avanti i suoi progetti”.

Porcellana e Gres: comunicare con la materia

“I materiali che plasmo sono la porcellana e il gres. Due elementi naturali che comunicano in modo diverso. Il gres è composto da un’insieme di minerali che vetrificano ad alta temperatura. È un minerale antico, che deriva dalla sgretolazioni di pietra e proviene dall’Europa centrale. E’ come toccare il passato del mondo. La porcellana è morbida, bianca e delicata: appena lasci un’impronta, la incorpora. La porcellana ha eleganza nella sua sottigliezza, mentre il gres è più spesso, più adattabile a certi usi. Il mio caffè lo berrei in una tazza di gres.

A cup of coffee with Francesca
A cup of coffee with Francesca

Ciò che amo è creare ceramiche che possano essere usate tutti i giorni, in varie parti del mondo: chiedo sempre dove andranno. È ceramica ad uso contemporaneo che parla dei luoghi in cui ho vissuto: porto da Amsterdam l’aspetto minimalista, la Sardegna per i corallini, Venezia per i colori, di prevalenza verde e blu. Le forme sono free-flow: lascio andare le energie e le opere nascono con i movimenti. Quando creo mi sento libera. Sono felice di poterlo essere.

I miei progetti sono quelli di diffondere l’arte con la ceramica e con l’insegnamento. Vorrei puntare di più sui bambini e sui giovani, per dare loro questo senso di libertà. Per me stessa, la creazione è, ogni volta, un’eterna evoluzione di forme e colori”.

Andate a trovare Francesca e seguite i suoi corsi base. Francesca collabora anche con l’associazione veneziana di ceramisti e realizza corsi di tornio individuali nel suo laboratorio.

Visitate il sito e la pagina Instagram.

https://www.effeceramics.com/

Lanciano

Fra i Trabocchi e i Pizzi: una città di storia, mare e monti.

Fra la Costa dei Trabocchi e gli insediamenti sanniti di Monte Lucino, sorge una città ricca di storia e tradizioni: Lanciano.

Terra fertile, approdi marittimi e una posizione strategica, hanno reso Lanciano una delle città più ambite dell’Adriatico: si raccontano qui le vicissitudini dell’Abruzzo romano, medievale e moderno.

Storia

Anaxum era il nome latino di Lanciano. I Romani la scelsero come base commerciale e, ancora oggi, si può visitare la città sotterranea superando ponti e strade di pietra. L’architettura dell’urbs romana è ancora percepibile: il tempio di Marte è oggi sostituito dal Duomo, mentre cardo e decumano tagliano i quattro rioni, ricostruiti in epoca medievale e ampliati nel Novecento.

Lanciano la città romana
Lanciano la città romana

Passeggiando fra il Corso principale e l’antico Ippodromo, si possono scoprire piccoli scorci di uno dei centri di produzione ceramica più importanti del passato.

Fra l’acqua che scorre copiosa, così tanto da dar vita alle decine di pastifici, e le meraviglie naturali, come le Gole di Fara San Martino, la storia, la natura e lo sport fanno da padrone. Dagli insediamenti Neolitici ai siti sanniti, dal medioevo alla Resistenza, Lanciano è la base di partenza per un viaggio di cultura, trekking e mare.

Bici e monti nei paesi dell’incontro

Imperdibile è una pedalata sulla ciclabile che costeggia la Costa del Trabocchi. Potete noleggiare la bicicletta per percorrere la vecchia linea ferroviaria che costeggia il mare. Dopo il giro d’Italia 2023, sono sorti tanti murales dedicati al ciclismo, che accompagneranno la vostra pedalata, fra ristoranti sul mare a spiaggette rocciose. Fermarvi a fare un tuffo in sup, visitate i trabocchi dei pescatori fra Ortona, San Vito e Fossacesia. In questo giro incantevole concedetevi una sosta sulle spiagge di Fossacesia, accompagnati dalla dolcezza dei bocconotti e dal rumore delle onde.

I murales della Costa dei Trabocchi: a tutta bici
I murales della Costa dei Trabocchi: a tutta bici

Per gli amanti della montagna imperdibile è il borgo di Pizzoferrato. A circa una quarantina di minuti di auto da Lanciano, il paesaggio cambia, raggiungendo quota 1300 m. Casette in pietra, piccole chiesette e negozietti artigianali. Il cuore della storia contemporanea qui, batte forte: l’eco-museo realizzato dalla pro-loco Amelio De Iulis vi conduce in cima al Pizzo con un progetto che vi darà informazioni sulla Resistenza partigiana e gli sviluppi della Linea Gustav. Un borgo fermo nel tempo, in cui d’estate e nelle vacanze natalizie la famiglie si riuniscono in feste popolari emozionanti, dandosi appuntamento nella piazza centrale, nel paese dell’incontro.

La piazza di Pizzoferrato: il paese dell'incontro
La piazza di Pizzoferrato: il paese dell’incontro

Un sorso di…

Per assaggiare le prelibatezze d’Abruzzo non potete perdervi l’agriturismo “Il Parco”. Passeggiando all’ombra dei pioppi, nelle frazioni che ricordano le dominazioni del passato, fra via dei turchi e dei greci, raggiungente Casale Peruno e lasciate che siano i sapori della terra e della tradizione a farvi amare la cultura abruzzese.

Consigli di lettura

Riccardo Mezzatesta, Milano-Lanciano sola andata, 2022

Roberta Scorranese, Portami dove sei nata. Un ritorno in Abruzzo, terra di crolli e miracoli, 2019

La Bolla di Mag

La storia di Alessandro: un giovane ragazzo siciliano che fa rivivere un borgo…con una bolla”.

Sicilia, terra di bellezza, miti, culture e tradizioni, ma anche di profumi, colori, paesaggi e stelle. C’è un borgo in cui è possibile incontrare tutti questi elementi e vivere una magia: San Pietro di Saponara.

In questo luogo c’è un ragazzo, che ha realizzato un sogno in un paesino nascosto sui Monti Peloritani: vi presento Alessandro Magazzù e La Bolla di Mag.

Un viaggio di ritorno verso il borgo dell’infanzia

“Sono Alessandro, ho trent’anni, vivo in provincia di Messina. Sono appassionato di viaggi e delle storie di chi li compie, ma anche un sognatore, legato al borgo arroccato sui Monti Peloritani da cui proviene la mia famiglia: San Pietro di Saponara. Dopo una breve parentesi lavorativa all’estero, sono tornato in Sicilia. In questa andata e ritorno ho percepito la sensazione di nostalgia e di voglia di iniziare un nuovo progetto. Ho deciso di mettermi in gioco e diventare un punto di riferimento per i viaggiatori come me, mettendo in luce la bellezza di questa terra, partendo proprio dal borgo legato alla mia infanzia“.

Il Borgo di San Pietro di Saponara
Il Borgo di San Pietro di Saponara

San Pietro è un paesino di 100 anime che si sta spopolando. Molti ragazzi si sono trasferiti in città e i turisti si fermano nelle più note località balneari, come le vicine Isole Eolie, escludendo dalla loro visita queste zone. Da amante dell’esplorazione sapevo che coniugare tutto ciò sarebbe stato possibile solo tramite una struttura ricettiva, che sposasse completamente la filosofia dello “slow tourism”, ossia turismo lento: scoprire luoghi poco affollati e immersi nella cultura locale per viverli realmente”.

Alessandro e sua mamma per festeggiare il primo anno di bolla
Alessandro e la sua mamma per festeggiare il primo anno di bolla

Un sentiero di pietra che attraversa tre generazioni

Ho iniziato a documentarmi e a studiare a fondo come trasformare la mia passione in un’attività che valorizzasse il mio legame con San Pietro. Cercando informazioni sui glamping è arrivata l’idea: una “bubble tent”, per ammirare le stelle e immergersi in quest’angolo unico di Sicilia, nel rispetto della natura e della cultura del borgo. Poco distante dal mare, nella frescura delle montagne, in pieno equilibrio con questa terra dalle mille proposte“.

La Bolla sul sentiero
Eleonora sul sentiero dove svetta la Bolla

La bolla svetta su una piccola altura cui si accede tramite un sentiero di pietra, che mio padre ha costruito negli ultimi anni della sua vita, ma che purtroppo è rimasto incompiuto. Oltre a voler completare l’opera mai terminata, volevo tenere vivo il ricordo di mio padre e di mia nonna che hanno vissuto qui tutta la loro vita e hanno cercato di trasformare questo luogo in un posto migliore. Allo stesso modo, con passione, affiancato da mia madre e grazie all’aiuto della mia compagna Eleonora, architetto che ha curato il progetto e il suo sviluppo in ogni minima parte, abbiamo dato vita al sogno “La Bolla di Mag”, dove “MAG” sono le prime 3 lettere del mio cognome, un omaggio alla mia famiglia”.

Natura, lentezza e stelle: gli ingredienti del glamping

“Festeggiamo il primo anno di attività. Sono arrivati tantissimi turisti stranieri, italiani e siciliani. La bolla è un’insieme di proposte nel rispetto del paesaggio perché la sua trasparenza non è impattante. L’obiettivo è far scoprire ai visitatori una Sicilia inedita e “vivere San Pietro”: non è turismo mordi e fuggi, ma una visita lenta e che porti gli ospiti a parlare di quest’area ad altri viaggiatori e a ritornare”.

Una giornata da apicoltore
Una giornata da apicoltore

Ogni mese, organizzo delle attività per coinvolgere i miei ospiti e le persone del posto. La mia idea è quella di creare un turismo slow per tutti e di coinvolgere soprattutto chi abita qui. Sono stati, infatti, creati dei sentieri percorribili con le biciclette che permettono di riscoprire i borghi limitrofi e introdotte attività legate alla tradizione siciliana e al benessere: dai massaggi alla produzione di miele, dalle lezioni di yoga allosservazione delle stelle. La mia terra è pronta per essere riscoperta, tutelata e amata da tutti.

Alessandro vi aspetta a San Pietro di Saponara.

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Cao Rio

Caorio con Nicolò e Alexandra: un progetto per ripulire e rieducare alla vita da Laguna.

Un progetto per tutelare la Laguna…a colpi di pagaia

Venezia è acqua, storia e mondo. Era ed è un porto che attira turisti, nuovi veneziani e innamorati della vita lagunare. Questo comporta due fattori che fanno parte della stessa medaglia: amore e pericolo per la Serenissima.

Spesso chi vive la città si appassiona alle merlettature, al baluginio della luce sull’acqua e si dimentica di essere devoto e rispettoso con l’ambiente che lo ospita. Bottiglie di plastica che galleggiano nei canali illudendo i pesci e i gabbiani di essere commestibili, sacchettini con escrementi di cani che puntellano gli antichi masegni e l’aridità dell’animo nel considerare la Laguna parte integrante della città. Venezia è laguna, canali e barene; calli, palazzi e ponti; piccioni, fenicotteri e cormorani; go, peoci e moeche: è un ecosistema che va rispettato in tutti i suoi elementi.

Nicolò e Alexandra, due giovani “nuovi veneziani”, hanno colto il valore della Laguna, della sua fragilità e della necessità di far conoscere questo aspetto a chi vive Venezia. Hanno così dato forma al progetto Cao Rio, che sarà una nuova ventata di ossigeno per l’ecosistema lagunare, e non solo!

La volontà di vivere a Venezia è Cao Rio

In un pomeriggio di maggio, con un timido sole di primavera, Nicolò e Alexandra presentano il loro progetto. Nei primi giorni di aprile, in un piccolo team, abbiamo seguito la coppia fra canali e barene per ripulire la Laguna dei tanti rifiuti che la soffocano. Con Kayak, sacchetti e retini, abbiamo amato la loro dedizione e passione per Venezia.

Il progetto nasce nel 2023 con la volontà di una giovane coppia di rimanere a Venezia – Nicolò, abbronzato dalle escursioni in Kayak, sorride raccontandoci del progetto – vogliamo creare una vita presente e futura in questa città. Il nome Cao Rio arriva dalla Venezia storica,  dove i bambini si lanciavano nei canali per gioco, gridando “andiamo in Cao Rio”; memori di questi filmati degli anni Cinquanta, anche noi ci vogliamo lanciare nei canali gridando “torniamo in Cao Rio”, con l’idea di creare una mobilità differente, sostenibile e sana. È l’idea di mantenere la tradizione con una ventata di novità. Inoltre il mio soprannome è Cao, quindi tutto si lega alla scelta del nome del nostro progetto”.

Nicolò e Alexandra
Nicolò e Alexandra

“Il nostro sogno era fare qualche cosa di utile per la città in cui viviamo – continua Alexandra, in un italiano perfetto, elegante e orgogliosa – Nicolò ha lanciato l’idea e io gli ho proposto di occuparmi della parte manageriale. Nicolò è veneto, o meglio, Veneziano dal 1404, perchè arriva da Vicenza. Io sono arrivata dall’Europa dell’Est due anni fa e mi sono innamorata di Venezia; ho da subito capito che un’Isola così magica è in realtà in pericolo e bisogna tutelarla da coloro non hanno la nostra sensibilità”.

Vivere, educare e ripulire Venezia

“Insieme abbiamo costruito una nuova idea di turismo per tutelare la fragilità di Venezia – aggiunge Nicolò – Pensando alle nostre conoscenze pregresse, abbiamo unito il nostro sapere e dato vita a Cao Rio. Vogliamo creare sensibilizzazione per la Laguna, coinvolgendo le persone del posto e i turisti, per vivere con qualità e consapevolezza. Ho messo insieme la mia passione per il Kayak, la Laguna e le mie conoscenze di turismo culturale per strutturarci. Venezia si basa su una monocultura turistica fortemente legata al passato: c’è idea di turismo di massa, poco consapevole di quella che è la realtà della città, ma legata solo alla bellezza transitoria. Sono convinto che si debba puntare alla qualità e entrare nell’ottica non di “Visitare Venezia” ma di “Vivere Venezia”. Ci appoggiamo alla Reale Società Canottieri Querini: da qui, grazie ai Kayak, diamo vita ad un turismo completamente sostenibile che consente di vedere la città nel suo elemento. Si parla di storia, di ambiente e di quotidianità”.

Cao Rio, fra Barene, Canali e Palazzi storici. Foto @caorio
Cao Rio, fra Barene, Canali e Palazzi storici. Foto @caorio

“Facciamo del bene al corpo, all’anima e alla consapevolezza – dice Alexandra – oltre ai turisti, anche i Veneziani prendono parte alla nostra idea di consapevolezz,a con il progetto mensile Voga e Neta (voga e pulisci). Senza creare moto ondoso, con i Kayak o le imbarcazioni della voga veneta, educhiamo al rispetto della Laguna, vogando e ripulendo la nostra città. Non c’è solo plastica, ma rifiuti lignei, resti di bricole che inquinano poco, ma possono essere pericolosi per le altre imbarcazioni. Quindi affidatevi a noi, per provare questa nuova esperienza e scoprire la Laguna”.

La venezianità parte dalla consapevolezza

“L’etica turistica e di educazione civica ci porteranno anche nelle scuole – spiega Nicolò– presentiamo i progetti ai più piccoli, che sono il futuro della città. Coinvolgiamo così bambini e famiglie. Molte persone sono, come noi, “nuovi veneziani”. Con il passare del tempo e a nuove collaborazioni siamo sicuri che avremo tanti nuovi amici e appassionati che ci seguiranno. Al momento abbiamo 8 canoe e con la Società Querini possono essere messe a disposizione altre imbarcazioni; ogni prima domenica del mese organizziamo il Voga e Neta e, con un contributo, si può sostenere la nostra realtà”.

La venezianità parte quindi dalla consapevolezza della Laguna, delle sue fragilità e del suo potenziale per viverla al meglio. Il progetto Cao Rio è quindi un nuovo modo per amare la Laguna e Venezia. Cao Rio non è solo Kayak, ma è l’idea di una giovane coppia di dare una nuova percezione della storia, della vita e delle potenzialità di Venezia, per conoscerla e sostenerla davvero.

Vi aspettiamo e vi invitiamo a seguire Nicolò e Alexandra sul sito e sui social.

https://caorio.com/italian

Genova

Le città del tifoso ci portano a Genova. Perdiamoci fra i suoi caruggi, dal porto al belvedere.

La nostra città del tifoso è Genova, conosciuta in epoca medievale come La Superba. Ancora oggi porta con sé i fasti dell’antica Repubblica Marinara, per incantarci con i suoi caruggi e angoli di modernità.

Genova rappresenta la forza del Tirreno, l’orgoglio di Cristoforo Colombo, la maestria dei fonditori di cannoni rinascimentali e degli architetti contemporanei. Dalla Porta Soprana al nuovo Ponte Genova San Giorgio, dai palazzi nobiliari alle chiesette arroccate, Genova è una città marittima, che fa rotta verso il futuro.

Da porto fluviale a città di mare

Il nome riporta alla parola indoeuropea “Gineo”, “ginocchio”, che identificò la città per la forma del porto. La storia di Genova ha il suo mito fondativo in epoca Neolitica. In Piazza della Vittoria si trovano reperti risalenti al V° millennio a.C.: segno di un’antica scelta abitativa dei popoli del Tirreno, che la elessero come approdo fluviale, grazie ad un ramo del fiume Bisagno. Con l’arrivo degli Etruschi e poi dei Romani, accrebbe la sua fama di città di mare; ambita dai saraceni e in lotta con veneziani e ottomani, perfezionò la sua flotta e divenne una delle Repubbliche del Mediterraneo fra le più temibili: Genova La Superba.

La potenza della città si percepisce anche all’interno delle chiese. Varcando Santa Maria di Castello, costruita sui resti di un palazzo longobardo, si ammira l’imponenza e la magniloquenza delle scelte stilistiche, che volevano mostrare in tutti gli ambiti cittadini, la sua ricchezza.

Il Belvedere della Spianata di Castelletto su Genova
Il Belvedere della Spianata di Castelletto su Genova

Nel 1101, il combattente Guglielmo Embriaco, riportò a Genova il Sacro Cateno – considerato il Santo Graal – custodito nella cattedrale di San Lorenzo, con il bottino che i genovesi riportarono a casa dopo le conquiste in terra islamica. Le crociate segnarono così l’inizio della grande espansione genovese, fra Oriente e Nord Africa.

Fra X° e XI° secolo Genova ebbe un ruolo determinante nella lotta ai Fatimidi e nella conquista dei mercati delle aree islamiche, imponendosi con un’identità politica unica. Già nell’XI° secolo le “compagne”, libere compagnie commerciali di quartiere, si unirono per dare vita al “libero comune”. Questo garantì a Genova ricchezza e imitazione da parte delle altre città d’Europa. Nel 1330 divenne Repubblica con il Potestà, i cui poteri erano simili a quelli del rivale Doge veneziano.

La luce e l’oro

La città tocca i monti e il mare, in una crescita verticale grandiosa. Il suo guardiano è La Lanterna, il secondo faro più alto d’Europa, con un sistema rotante realizzato nel 1800, che può essere visto da 30 chilometri di distanza. Consigliato il museo storico della Lanterna, con vittorie e vicissitudini dalla Genova Medievale a quella odierna.

La lanterna di Genova: scacchi dei Palazzi dei Rolli
La lanterna di Genova: scacchi dei Palazzi dei Rolli

Con la scoperta dell’America, Cristoforo Colombo cambiò il corso della storia e anche le sorti di Genova. Seppur sotto la Corona di Spagna, Colombo rimase sempre legato alla Superba, tanto da lasciare, alla sua morte, il 10% dei suoi profitti alla principale banca genovese, per diminuire il costo del cibo.

L’oro nasce in America, muore a Siviglia e viene seppellito a Genova

A Genova nacque la banca moderna. Grazie ai lavoratori d’oro, si inventò un sistema di “note di banco”, che sostituì il banco dei pegni. A poco a poco tutta Europa copiò il sistema e il detto divenne “L’oro nasce in America, muore a Siviglia e viene seppellito a Genova”. Il Banco di San Giorgio fu il primo sistema bancario al mondo. Con una passeggiata nelle vie centrali si può visitare l’antica struttura, meravigliosamente affrescata. Gli affreschi, poi, sono innumerevoli negli antichi palazzi dei Rolli. Prima del calcio d’inizio recatevi in centro: un tempo i palazzi erano iscritti ai “bussoli”, che determinavano le categorie di ricchezza, per essere adibiti a ricevere persone di spicco e capi di stato. Oggi, potrete entrare liberamente, fra le Vie Garibaldi, Cairoli e Balbi.

L'imponenza dei palazzi e la bellezza dei caruggi
L’imponenza dei palazzi e la bellezza dei caruggi

Genova vi porterà così dal mare alla sua vetta, passando per i caruggi e l’ascensore che vi accompagnerà al Belvedere della Spianata di Castelletto. Con il contrasto fra le torrette del porto e le cupole delle chiese, scoprirete la sua estensione. Non dimenticatevi di recarvi al Ponte San Giorgio, nato per cucire la grande ferita lasciata dal crollo del Ponte Morandi. Renzo Piano ha creato un nuovo ponte, che collega la città sud e la città nord. I 43 pilastri sono delle ancore e ognuno di loro rende omaggio alle 43 vittime del terribile crollo.

Isola di San Fruttuoso, mare e monti
Isola di San Fruttuoso, mare e monti

Se avete voglia di concedervi una visita extra, potete dirigervi nell’Isola Abbazia di San Fruttuoso di Camogli. Si può raggiungere via mare da Genova, per ammirare la costa; oppure potete recarvi a Portofino e…con delle buone scarpe da trekking, seguire il sentiero fra mare e boschi, che vi porterà in questo luogo magico. Genova è quindi mare, monti, storia.

Buon calcio d’inizio in questa città ricca di storia e memoria.

Lo stadio

Nel quartiere Marassi, si erge lo stadio Luigi Ferraris. Costruito nel 1911 e restaurato nel 1990 per i mondiali d’Italia è uno degli unici esempi italiani di “stadio all’inglese”, in cui i gradoni e le tribune sono vicinissime al campo. Un’occasione per vivere appieno i suoni della partita e il calcio d’inizio.

La squadra

La Sampdoria è l’unione, avvenuta nel 1946, fra le squadre Sampierdarnese e l’Andrea Doria. Le due maglie si sono fuse nei colori biancorossoneri e biancoblu, dando così vita ai “blucerchiati”.  Inoltre lo stemma è sostenuto dal profilo del pescatore genovese Baciccia: il Gian Battista del Tirreno è un’ombra con barba, berretto, pipa e riccioli mossi dalla brezza marina.

Marco Lenna è il presidente. L’allenatore è Andrea Pirlo. La squadra ha vantato la presenza di Gianluca Vialli dal 1984 al 1992, cui dedichiamo un pensiero.

I Calciatori

NumeroRuoloCalciatore
1PFilip Stankovic
2DLuigi Aquino
3DAntonio Barreca
4CRonaldo Vieira
5CKristoffer Askildsen
6CSimone Panada
8CMatteo Ricci
9AManuel De Luca
10CValerio Verre
11AEstanis Pedrola
12PElia Tantalocchi
15DArttu Mikael Lotjonen
16AFabio Borini
17CLorenzo Malagrida
19ADaniele Montevago
20AAntonino La Gumina
21DSimone Giordano
22PNicola Ravaglia
23DFabio Depaoli
25DAlex Ferrari
28CGerard Yepes
29DNicola Murru
30CMattia Vitale
33DFacundo Gonzalez
37CMehdi Léris
40DPetar Stojanovic
77AMarco Delle Monache
80CLeonardo Benedetti
87DDaniele Ghilardi
97CFlavio Paoletti
 DAndrea Conti
 CStefano Girelli
 ASebastiano Esposito
 CNoah Lemina
La squadra della SAMP