Fra i Trabocchi e i Pizzi: una città di storia, mare e monti.
Fra la Costa dei Trabocchi e gli insediamenti sanniti di Monte Lucino, sorge una città ricca di storia e tradizioni: Lanciano.
Terra fertile, approdi marittimi e una posizione strategica, hanno reso Lanciano una delle città più ambite dell’Adriatico: si raccontano qui le vicissitudini dell’Abruzzo romano, medievale e moderno.
Storia
Anaxum era il nome latino di Lanciano. I Romani la scelsero come base commerciale e, ancora oggi, si può visitare la città sotterranea superando ponti e strade di pietra. L’architettura dell’urbs romana è ancora percepibile: il tempio di Marte è oggi sostituito dal Duomo, mentre cardo e decumano tagliano i quattro rioni, ricostruiti in epoca medievale e ampliati nel Novecento.
Lanciano la città romana
Passeggiando fra il Corso principale e l’antico Ippodromo, si possono scoprire piccoli scorci di uno dei centri di produzione ceramica più importanti del passato.
Fra l’acqua che scorre copiosa, così tanto da dar vita alle decine di pastifici, e le meraviglie naturali, come le Gole di Fara San Martino, la storia, la natura e lo sport fanno da padrone. Dagli insediamenti Neolitici ai siti sanniti, dal medioevo alla Resistenza, Lanciano è la base di partenza per un viaggio di cultura, trekking e mare.
Bici e monti nei paesi dell’incontro
Imperdibile è una pedalata sulla ciclabile che costeggia la Costa del Trabocchi. Potete noleggiare la bicicletta per percorrere la vecchia linea ferroviaria che costeggia il mare. Dopo il giro d’Italia 2023, sono sorti tanti murales dedicati al ciclismo, che accompagneranno la vostra pedalata, fra ristoranti sul mare a spiaggette rocciose. Fermarvi a fare un tuffo in sup, visitate i trabocchi dei pescatori fra Ortona, San Vito e Fossacesia. In questo giro incantevole concedetevi una sosta sulle spiagge di Fossacesia, accompagnati dalla dolcezza dei bocconotti e dal rumore delle onde.
I murales della Costa dei Trabocchi: a tutta bici
Per gli amanti della montagna imperdibile è il borgo di Pizzoferrato. A circa una quarantina di minuti di auto da Lanciano, il paesaggio cambia, raggiungendo quota 1300 m. Casette in pietra, piccole chiesette e negozietti artigianali. Il cuore della storia contemporanea qui, batte forte: l’eco-museo realizzato dalla pro-loco Amelio De Iulis vi conduce in cima al Pizzo con un progetto che vi darà informazioni sulla Resistenza partigiana e gli sviluppi della Linea Gustav. Un borgo fermo nel tempo, in cui d’estate e nelle vacanze natalizie la famiglie si riuniscono in feste popolari emozionanti, dandosi appuntamento nella piazza centrale, nel paese dell’incontro.
La piazza di Pizzoferrato: il paese dell’incontro
Un sorso di…
Per assaggiare le prelibatezze d’Abruzzo non potete perdervi l’agriturismo “Il Parco”. Passeggiando all’ombra dei pioppi, nelle frazioni che ricordano le dominazioni del passato, fra via dei turchi e dei greci, raggiungente Casale Peruno e lasciate che siano i sapori della terra e della tradizione a farvi amare la cultura abruzzese.
Consigli di lettura
Riccardo Mezzatesta, Milano-Lanciano sola andata, 2022
Roberta Scorranese, Portami dove sei nata. Un ritorno in Abruzzo, terra di crolli e miracoli, 2019
Milano o Pechino? Andate in Via Paolo Sarpi e scoprirete il lato orientale della città più cool d’Italia
Milano è una delle città più cool d’Italia: da musei incredibili, a piccole librerie indipendenti, la scoperta della città è adatta a tutti i gusti. Abbandonate i luoghi comuni legati al suo grigiore, o al fatto che “C’è solo il Duomo da visitare”. Milano è colorata, vivace e legata alla storia in maniera indissolubile. Scopriremo che è anche un po’ orinetale.
L’imponenza del Cimitero Monumentale, casa di poeti e artisti passati e contemporanei
Fu conquistata e distrutta 7 volte: questo aspetto si legge nelle strade e nei cortocircuiti architettonici in cui vi imbatterete. Romana, Longobarda, Medievale, Rivoluzionaria e Positivista. È stata ed è città dove nascono idee sceibtifiche, baluardo di moti e signorilità; la città in cui è custodito il “Quarto Stato” di Volpedo e in cui si trova il murales più grande del mondo: sono ben 59 metri quadrati di colore, da ammirare sulle scale della Torre Allianz.
Storia
Passeggiando per Milano si possono scoprire luoghi inaspettati, come il quartiere cinese. Non immaginate un luogo senza anima, ma un brulicante centro di vita frequentato dai milanesi più esigenti, dove nel week end si possono scoprire taverne nascoste e supermercati da fare invidia a Pechino.
Il quartiere cinese di Milano, si candida come l’unica China Town in Italia e la terza d’Europa. Nell’800, era l’area degli ortolani, con gradi spazi coltivati, che servivano alla sussistenza della città e delle aree limitrofe. Nonostante oggi sia in una zona centralissima, in passato ci si trovava distanti dall’area nobile della città. Negli anni Venti del Novecento, a causa delle grandi guerre che devastarono la Cina, ebbe inizio una vera e propria diaspora, che portò milioni di cinesi a migrare in tutto il mondo. Dirigetevi quindi in via Paolo Sarpi, poco lontano dal cimitero Monumentale (Metro lilla-fermata Monumentale).
Festa per il Nuovo Anno in Via Paolo Sarpi
China Town a Miano è stata abitata dai primi lavoratori del Sol levante, fra il 1920 e il 1930. Le guerre in Cina avevano richiamato molti cinesi nelle aree parigine. C’erano dei veri e propri reclutatori di manodopera, che organizzavano la rotta e dislocavano i lavoratori cinesi in varie città: da Hong Kong a Kuala Lampur, da New York a Parigi. Alla fine della Prima Guerra Mondiale, alcuni cinesi-parigini, si spostarono alla ricerca di nuovi lavori proprio a Milano. La richiesta era semplice: manodopera per lavorare i terreni. Così la piccola comunità iniziò a crescere. Per molti lavoratori il progetto era di guadagnare abbastanza denaro per poter tornare in Cina in vecchiaia. Così fu per molti di loro, anche se una parte di quella comunità è rimasta. Ci fu una seconda migrazione dopo la seconda guerra mondiale e un a terza negli ani ottanta. Ad oggi gli abitanti del quartiere sono ragazzi e ragazze che derivano da quest’ultima ondata migratoria: parlano il dialetto milanese e sono pronti ad accogliervi in ogni angolo di China Town.
Un sorso di…
Il quartiere è vivo ogni giorno, ma nel mese di febbraio è davvero spettacolare: si festeggia il capodanno cinese e, fra parate e fuochi d’artificio, potrete davvero sentirvi a Pechino, a pochi passi dal centro di Milano.
Non perdetevi un aperitivo alla ricerca del raviolo perfetto. Vi consiglio la Ravioleria Sarpi takeaway (via Paolo Sarpi 27). Se la sete si fa sentire vi consiglio di placarla all’interno della birreria italo-cinese La Buttiga Beer Room (via Paolo Sarpi 64). Un luogo che soddisfa i palati più tradizionalisti e quelli più curiosi, per concedervi una piccola pausa.
I mille sapori dei prodotti del quartiere cinese di Milano
Consigli di lettura:
Lui Xi, Io e l’Italia, Associazione Culturale Il Foglio, 2022
Laura Noulian, Il gusto proibito dello zenzero, Garzanti, 2010
Andiamo a Catania per conoscere Associazioni incredibili e visitare una quartiere poco conosciuto: Librino.
Abbracciata dal Mar Ionio e protetta dalla vetta dell’Etna, Catania è la culla degli elementi, che qui si toccano e si sfiorano: cielo, fuoco, terra e mare dialogano con il passato greco, arabo, spagnolo e normanno.
Il mercato di Catania, fra scatoloni, pesce fresco e piccioni
Instancabilmente la città coinvolge il viaggiatore, in una scoperta unica: dall’ordinato quartiere Librino, realizzato dal giapponese Kenzò Tange, al caotico e odoroso mercato ittico; Catania è così quotidianità, storia e modernità.
Storia
Dalle origine preistoriche fu casa per greci, romani, ostrogoti e ciclopi. In seguito, i canti dei muazzin arabi invasero le strette vie della città, per poi essere zittiti dai vespri siciliani dell’occupazione angioina. La dominazione spagnola modificò ancora una volta la sua struttura, imponendosi anche nella lingua. Per i catanesi, infatti, andare “alla Playa”, non è solo un retaggio degno di una canzone dei Rigueira, ma un modo per indicare il litorale, che si estende per 18 chilometri. Con queste sfaccettature la città palleggiò fra il controllo dei Savoia e quello borbonico, per diventare parte del Regno d’Italia nel 1860. Nonostante la furia dell’Etna e di terremoti, che la distrussero più volte, la città fu ricostruita, con un progetto urbanistico Giovanni Battista Vaccarini, di cui si riflettono gli influssi di Juvarra, Bernini e Raguzzini. Grandi viali e nuove fabbriche, la trasformarono in una Coketown, degna di un romanzo di Dickens, ma con l’energia del Mediterraneo.
Nell’Aprile 1907, piazza Giovanni Verga, divenne sede della seconda esposizione agricola siciliana. Lo stile Liberty face da padrone, con linee morbide che competevano con la virtuosità barocca onnipresente in città: chioschi, giochi d’acqua e il tram elettrico resero Catania un baluardo di modernità e sfide ingegneristiche. Nel 1905, in via del Gazometro, alcune fabbriche dismesse divennero il deposito dei materiali elettrici dei tram, che sostituirono i malinconici omnibus usati dalla nobiltà: conducendo i passeggeri lungo i binari disposti fra le vie del centro e la spiaggia si apriva una nuova era.
Nel 1943 la città fu mutilata dalla devastazione della guerra, che si abbatté sui suoi lavatoi, sulle case barocche e sulle botteghe cittadine, come la storica oreficeria dei fratelli Russo. Dalle ceneri rinacque l’ultima Catania: divenne la seconda città più grande della Sicilia, oggi terzo scalo aeroportuale d’Italia e prestigiosa sede universitaria. Una città frizzante ed energica.
Dritti a Librino
Vi consiglio di dirigevi al quartiere Librino per conoscere i Briganti. Non fatevi spaventare dal nome! Librino sta fiorendo grazie a delle Associazioni culturali che credono davvero nella città e proprio noi possiamo aiutarlo ad abbattere la sua fama.
Entriamo attraverso la Porta della Bellezza, il più grande basso rilievo in terracotta al mondo e dal murales il Cantico di Librino, realizzati da Antonio Presti. Due opere che danno voce e forma agli abitanti di quest’area della città.
Il quartiere nacque nel 1976 con la promessa di essere la nuova zona multifunzionale della città. La struttura urbana fu commissionata all’architetto giapponese Kenzò Tange, che realizzò un centro ordinato e funzionale. Purtroppo la mal gestione delle risorse e la subitanea perdita di fiducia dei catanesi lo impoverirono, sino a degradarlo: ma in questi ultimi anni, Librino sta rinascendo.
Il quartiere è conosciuto in Italia per un grande merito sportivo: la squadra di Rugby. Lo sport è quindi diventato un mezzo per la rinascita di Librino e per il futuro di ragazzi e ragazze che lo abitano, grazie all’Associazione sportiva i Briganti. La passione e il sacrifico di tutti i briganti e le brigantesse ha permesso di ripristinare lo stadio: dalla partita al terzo tempo, le famiglie sono unite in progetti di associazionismo con altre realtà di Catania, come il bar libreria GammaZita. Ogni giorno si battono contro l’abbandono scolastico e l’impoverimento del quartiere.
Un sorso di…
Durante le vostre passeggiate vi imbatterete nei tanti chioschi che vendono limonata fresca. Lasciatevi tentare e non ve ne pentirete! Continuate verso il castello Ursino e dirigetevi da GammaZita. Qui Veronica, Daniele e i ragazzi dell’associazione vi conquisteranno con cocktail deliziosi e prodotti a chilometro zero.
GammaZita: un luogo imperdibile
Consigli di lettura:
Visitate la libreria di GammaZita, vicino al bar. Troverete delle piccole perle, selezionate da Veronica.
Alla scoperta di una delle isole più suggestive di Venezia: San Lazzaro degli Armeni, fra leggenda e realtà.
Venezia è la città d’acqua per eccellenza, amata in tutto il mondo per il suo aspetto romantico e merlettato, per le vicissitudini di Casanova e delle cortigiane, ma è anche una città bohemian, contemporanea, misteriosa, buia, rude, prepotente e nobile al tempo stesso.
La città avvolta dalla nebbia
È l’ambientazione amata da Corto Maltese per compiere i suoi loschi affari, il lido in cui Thomas Mann incontrò la personificazione della sua fine, la sala di registrazione di Paolo Sorrentino e del suo Young Pope, il palcoscenico in cui Maria Callas fece vibrare la sua potente voce.
Il caso Banksy
Oggi Venezia vive il grande dibattito riguardo la street art, in quello che possiamo definire “il caso Banksy”. Nel sestiere di Dorsoduro, nell’unico civico numero 2 della città, si può ammirare “Migrant Child”, il graffito creato dallo street artist la notte dell’8 maggio 2019.
Banksy “Migrant Child” durante l’Acqua Granda del 2019. Foto @erikamattio
L’opera, che ricorda la disparità di trattamento sui migranti e la responsabilità della collettività, sta perdendo i suoi contorni e la sua brillantezza. Dal 2019 ad oggi la città ha affrontato i segni del global warming, a partire dalla spaventosa ondata di acqua alta del 12 novembre 2019, alle piogge torrenziali dell’estate 2023. Il Banksy di Laguna è stato succube delle scelte del clima, affondando e riemergendo dalle acque del Rio Novo. Questi fenomeni hanno reso i colori della bimba che tiene in mano il faro più deboli e preoccupato i cittadini.
Come fare? Le opere di street art devono coesistere con il clima e la quotidianità: il loro degrado è parte del fenomeno espressivo che li caratterizza. Inoltre, per legge, nessuna opera più essere restaurata se ha più di 70 anni o se il suo artista è vivente (Art. 5, comma 5, Codice dei beni culturali). Il caso Banksy è però esente da tutto questo: l’opera è recentissima e Banksy è più vivo che mai.
Il sottosegretario di Stato alla cultura, Vittorio Sgarbi, ha proposto il restauro dell’opera, perché di interesse artistico e culturale (Art. 2, comma 2, Codice dei beni culturali) e considerato Patrimonio artistico dell’Umanità. Inoltre vi è un’ulteriore aggravante: l’opera è stata realizzata abusivamente, senza consensi da parte dei proprietari dell’immobile, né dal Comune di Venezia. La scelta va contro quello espresso dalla legge, ma è la proposta per non perdere un’opera che ha ormai lasciato un segno indelebile sulla città nonostante abbia “la fedina non completamente pulita”. In questi controsensi, coloro che si occupano di questa decisione hanno più potere rispetto all’artista stesso.
Cosa ne pensano gli steet artist e l’autore Banksy? Banksy e gli street artist difendono la matrice da cui parte il concetto stesso della loro arte: le opere devono seguire il volere della natura e la loro distruzione è un atto inevitabile.
Storia
Venezia non è solo Rialto e San Marco: è un comprensorio di piccole e grandi isole sconosciute, di realtà culturali nascoste, che vi condurranno in un viaggio fra le cortisconte (nascoste) di questa isola a forma di pesce.
Vi conduco in un’isola poco conosciuta, dalla dimensione religiosa e culturale: l’isola di San Lazzaro degli Armeni. Da riva degli Schiavoni raggiungete l’imbarcadero D, con una corsa (7,50euro) potete andare e tornare dall’isola. Salite sul battello numero 20. La prima fermata è San Servolo, un antico Manicomio, ora Museo di anatomia, hotel e sede universitaria; successivamente raggiungerete San Lazzaro.
Il chiostro e il campanile di San Lazzaro
La storia di quest’isola è singolare. Agli inizi del 1100 fu sede benedettina, in seguito divenne parte del sistema sanitario della Serenissima: il nome non è casuale, San Lazzaro, poiché, come la dirimpettaia isola del Lazzaretto Vecchio, fu padrona delle sorti di molti malati che qui, morirono. Terminato il suo ruolo di lebbrosario, che fu conferito all’isola del Lazzaretto Nuovo, nell’area nord della Laguna, fu abbandonata. Solo nel 1700 il filosofo ed erudito Mechitar, scappato dalle persecuzioni ottomane vi si stabilì, ricevendo dal Consilio dei Dieci, l’ordine senatorio della città, la possibilità di fondare la propria comunità e di ridare vita all’isola, che ancora oggi splende ed è famosa per il roseto e la marmellata di rose che gli undici monaci confezionano in primavera.
Un’altra storia incredibile prende voce su quest’isola: nel 1907 un giovane campanaro georgiano, Bepi del Giasso (Beppe del Ghiaccio), trascorse mesi come seminarista. Di chi si trattava? Del giovane Stalin, che trascorse un periodo in Laguna prima di scappare a Berlino. La sua fama di campanaro era nota in città, in quanto si divertiva a suonare le campane con ritmo insolito e lasciava spesso il monastero per girovagare in piena notte a Venezia.
Vista sulla Laguna Sud
Appena arriverete sull’isola apprezzerete il catamarano Armenia, purtroppo ferito dall’acqua alta di Novembre 2019, la torretta di avvistamento, dalla quale potrete ammirare un tramonto incredibile proiettati sulla Laguna sud e gli alberi da frutto. Dirigendovi verso l’ingresso vi accoglierà la statua di Mechitar e un’iscrizione marmorea di Lord Bayron, in cui viene indicato il suo affetto per quest’isola e per il popolo armeno.
La visita del monastero è sorprendente: con un a guida armena, al costo di 6 euro, verrete condotti nel chiostro, nelle splendida chiesa affrescata e all’interno delle stanze dei monaci. Incontrerete le macchine tipografiche utilizzate sino al 1900, i preziosissimi doni che venivano scambiati con la comunità armena, fra cui un sarcofago con mummia egizia e l’incredibile biblioteca, la più antica e ricca della Laguna, con circa 170 mila volumi provenienti da Europa, Africa e Oriente.
Terminata la visita assaggiate la marmellata alle rose, preparata con un’antica ricetta caucasica e, con l’animo e gli occhi gremiti di storie da raccontare, ritornerete a Venezia.
Un sorso di..
Di ritorno dal vostro viaggio nella Laguna Sud, vi consiglio di sostare presso la Vineria all’Amarone. Il locale è un osteria veneziana autentica, i cui assaggiare i tipici cicchetti, preparati da Nicole e Antonella e accompagnarli con gli oltre 50 tipi di vino da abbinare, consigliati dai sommelier. Il costo medio si aggira sui 20 euro a persona. La qualità e la varietà dei piatti valgono davvero l’assaggio, accompagnati da un sorso, o anche due, dei vini selezionati.
Vineria all’Amarone, calle dei Sbianchesini 1131, Sestiere di San Polo.
In battello verso San Lazzaro degli Armeni
Consigli di lettura:
Ugo Pratt, Corto Maltese: corte sconta detta arcana, Einaudi, 1996
Tiziano Scarpe, Venezia è un pesce, Feltrinelli, 2000
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