Il Cielo Aperto di Ruggero Romano

Ci nutriamo di emozioni, ci dissetiamo di energia e respiriamo storie: lui è Ruggero.

Il cinema non è solo un luogo in cui vedere film, ma è un processo partecipativo della storia della comunità e Ruggero è parte di questo processo. Con le sue pellicole mette in luce la bellezza e la durezza della realtà che lo circonda.

Venite a conoscerlo, ascoltando la sua voce energica e la sua risata contagiosa.

Le ombre di Vancouver e il cielo aperto su Venezia

Ruggero ha iniziato la sua carriera da regista in Canada, a Vancouver, mentre lavorava come lavapiatti in un ristorante confinante con l’area destinata alla comunità dei senzatetto. Ben presto, con la curiosità che lo contraddistingue, ha cominciato a entrare in contatto con gli abitanti della zona, rendendosi presto conto di avere a che fare con persone speciali e che la sua missione fosse quella di raccontare le loro storie, essendo invisibili agli occhi della società. Così ha dato forma al suo documentario “V6A” che prende il nome dal codice postale dell’area, amplificando le voci della comunità dei senzatetto di Downtown Eastside Vancouver. L’obiettivo era quello di ispirare la gente del posto e dissolvere lo stigma proiettato sui senzatetto, le dipendenze e la salute mentale. 

Intervista fra un vasetto di Yogurt e un piatto di Progetti
Intervista fra un vasetto di Yogurt e un piatto di Progetti

Tornato in Italia ha scelto di vivere a Venezia. Proprio nella Serenissima ha girato il docufilm “Cielo Aperto”. Lo abbiamo seguito nelle riprese che si sono protratte dal periodo pandemico a oggi: con la sua telecamera orientata verso le problematiche della città e il suo sguardo rivolto alle soluzioni possibili per risolverle. Il trailer è stato presentato alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2022 e, oggi, è proiettato nelle sale veneziane, fra cui prestigioso Cinema Rossini di Venezia. Protagonista è Venezia, ma non la solita città stereotipata. A bucare lo schermo sono le parti più nascoste e resilienti: persone, chitarre, vele e gabbiani. Un successo che rende orgogliosi i Veneziani e le associazioni che, qui, hanno espresso il loro amore per Venezia.

In viaggio con Ruggero

Ruggero è davvero cittadino del mondo: produce e distribuisce film di impatto sociale attraverso la sua organizzazione “Movies Move Us”. Ama le persone, il jazz, la capoeira ed è sempre felice di sostenere i registi nel loro viaggio per raccontare storie significative.

Sono Ruggero, documentarista e sognatore. Da Torino mi sono trasferito in Canada per seguire il mio sogno di fare documentari. Da lì ho scoperto il mio grande amore per il “cinema ad impatto sociale”. Per 5 anni ho girato documentari che comunicassero le storie delle società marginalizzate. Quando sono uscito dalla scuola di Cinema di Vancouver, ho iniziato a lavorare come lavapiatti, in un ristorante che era al confine fra il distretto finanziario e il distretto dei Senzatetto. Un giorno lo chef mi urlò addosso “Hey man, butta l’organico, veloce!”. Di fretta, presi la busta dell’organico, corsi nella strada dietro il ristorante dove c’erano i cassonetti e…un coltello bucò la sacca. Tutto l’organico cadde per terra. Io ero agitato, mi misi in ginocchio, raccolsi il cibo con le mani e, mentre lo stavo facendo, mi accorsi che gli avanzi potevano essere il cibo per qualcuno.

I volti di V6A. Tratto dal docufilm V6A
I volti di V6A. Tratto dal docufilm V6A

In quel momento mi è caduto il cuore per terra: le mie mani erano sporche di cibo, a volte appena mangiucchiato; subito mi è rimbalzato addosso con un senso di scopo che mi ha fatto dire “Se voglio fare cinema, non è che posso fare una cosa fine a se stessa. Devo fare qualcosa che abbia un impatto. Che possa, in modo tangibile, cambiare la vita delle persone”. Questo mi ha portato a fare un documentario che potesse amplificare la vera voce della comunità dei Senzatetto. Venivano completamente snobbati e emarginati dalla città. Andavo a giocare a scacchi con le persone, per strada, nei centri comunitari. La gente mi ha accolto per “chi ero” e non per “quello che potessi offrire”. 

Ognuno è storia

Il documentario è uno spaccato di una realtà brutale, mitigato dall’essenza delle persone. Ognuno ha una storia e ciò che realizza Ruggero è farla ascoltare, senza giudizio

Da questa passione sono passati due anni; nel mio tempo libero giravo con la mia telecamerina per strada e poi montavo parti del documentario a casa, sul mio computer. Il sogno è diventato realtà. Abbiamo portato i Senzatetto in tv, in radio, fra la gente. Abbiamo sviluppato incontri di umanizzazione con membri della comunità che venivano completamente ignorati. Il cuore ha ritrovato il suo posto quando, dopo la presentazione in una scuola, i bambini hanno stampato la foto di uno dei membri della comunità, Mike, e gli hanno chiesto l’autografo. Quello che una persona qualsiasi avrebbe potuto chiamare “Senzatetto, sfigato, essere”, qui era un eroe. Questa è la vera forza del cinema: in un’ora può completamente cambiare la percezione di qualcosa”. 

Tutti possono essere eroi, come Mike
Tutti possono essere eroi, come Mike

“L’accettazione è stata un processo organico. Tutto è nato da una profonda curiosità. Vivendo e lavorando al confine fra questi due distretti, quello esageratamente ricco e quello profondamente degradato, mi sono sentito accolto dagli abitanti di V6A. All’inizio, quando lavavo i piatti, non avevo pensato di fare un film: non avevo mai fatto niente di così grande. Avevo raccolto delle testimonianze in un diarietto, che è stato il mio primo diario di vita. Lo usavo per raccogliere storie e offrire una pagina, uno spicchio di libertà a tutte le persone che incontravo per strada. Dopo vari mesi, i diari aumentavano. Mi sono detto “Ho tanto, troppo materiale: devo fare qualcosa”. In un attimo mi sono accorto che, i diarietti, erano quel qualcosa: sono stati il primo passo per fare. 

La partecipazione della comunità che fa la differenza

Il documentario non è solo andare al cinema e vedere un film, ma è un processo partecipativo della storia della comunità. Questo mezzo può veramente fare la differenza, come lo è stato “Cielo Aperto”. 

La locandina di Cielo aperto
La locandina di Cielo aperto

“Quando ero in Canada, mi sono chiesto: “Qual è la prossima comunità che può condividere il messaggio di resilienza e di rinascita a livello globale?” Durante la Pandemia ci ho pensato: Venezia. È una comunità in Italia che ha avuto una forte resilienza davanti alle Pandemie e si trova al centro di tante sfide sociali, culturali, ecologiche ed economiche, che sono riflesse in tutte le altre città con centri storici, in tutto il mondo. Quindi la Laguna, è al fronte di un incredibile numero di sfide e come Venezia reagirà, sarà di ispirazione e modello per tutte le altre città nel mondo. Sono venuto qua e mi sono mosso alla ricerca di storie: ma non dovevo cercare niente. Mi sono trovato al centro di una storia incredibile, ho conosciuto dei personaggi fantastici, che sono diventati tra i miei migliori amici e tante, meravigliose storie.

Ruggero alla presentazione di Cielo Aperto, Excelsior, 79esima Mostra del Cinema di Venezia
Ruggero alla presentazione di Cielo Aperto, Excelsior, 79esima Mostra del Cinema di Venezia

Venezia non è una città morente, decadente, ma è una città piena di vita, grazie anche a tutti i conflitti che sta vivendo. Tutti questi conflitti, compressi in una città con il centro storico sull’acqua, hanno l’opportunità di forgiare una comunità che può dare esempio e ispirazione in tutto il mondo. Quindi, il mio film, “Cielo Aperto” è un lungometraggio che raccoglie, in sei racconti, le storie delle persone più interessanti e più forti che sono a Venezia in questo momento

Io mi ispiro alle persone che incontro. Molte volte ho rivisto le scene, che sono parte del film, con coloro che ho intervistato, come Kaba. Vedere il suo sorriso, il suo essere sempre disponibile, i suoi occhi determinati, lo rendono un vero eroe. Persone come lui mi fanno svegliare con lo scopo di poter amplificare le loro storie e portarle alle altre persone là fuori. Noi siamo fatti di storie; siamo storie con le gambe. Quello che sento di dover fare è prendere queste storie in spalla e lanciarle in alto, il più possibile. Questo mi dà tanta felicità. Da questo la vita esplode. 

In sala al Cinema Rossini di Venezia
In sala al Cinema Rossini di Venezia

Quindi dico a tutti, “Credete sempre nei vostri sogni, perché è la cosa più bella del mondo”. 

Contatti : 

https://ruggeroromano.com/

Palermo

Palermo è la città dai sette nomi; dove il verde dei monti abbraccia il blu del mare, in un contrasto perfetto fra i mattoni ocra delle case e il giallo dei tetti maiolicati.

Palermo è mondo. Greca per le metope che si intravedono ancora in qualche sparuta costruzione di periferia; cartaginese per l’imponenza del porto e la caparbietà dei pescatori; araba per le architetture e il profumo di spezie che si respira nelle anguste vie del centro; francese per l’eleganza delle aree toccate dalla dominazione degli Altavilla; spagnola per le scelte stilistiche della statuaria e dell’evoluzione urbana; inglese per l’eco dei passi di Lady Hamilton e le lusinghe dell’ammiraglio Nelson; asiatica per l’eccentricità importata dai viaggi della famiglia Florio.

Tutto questo è Palermo, indimenticabile, poetico e frizzante centro del Mediterraneo.

Una storia multietnica

Le sue origini risalgono all’epoca preistorica, come mostrano le indagini archeologiche compiute all’interno del sistema di grotte dell’Addaura, che costellano Monte Pellegrino. Dal Libano, i fenici compresero subito il suo potenziale e fondarono nel 734 a.C., Mabbonath, un importante approdo commerciale; la dominazione fenicia che si intrecciò con quella cartaginese donò un nuovo nome alla città: Zyz, fiore. Nell’VIII secolo i greci si impadronirono della Sicilia e rimasero folgorati da questo agglomerato di vita e dal suo legame con l’acqua, così vicino alle imprese di Odisseo e alle amate coste dell’Ellesponto. Il nome fu quindi cambiato in Panormos, che indica “Porto a tutto tondo”; il nome, che vestiva perfettamente la nuova polis, fu riutilizzato dai romani nel 254 a.C., con la latinizzazione in Panormos.

La storia di Palermo però è solo agli inizi della sua multietnicità: dopo le conquiste dei Vandali e degli Ostrogoti poi, si mantenne sino al 883 d. C. bizantina, per cambiare ancora una volta lingua e forma, con la dominazione araba. La città divenne così Balarm, anche se spesso il nome più comune è Medinah, che indica città per antonomasia; con questa nuova identità, continuò ad essere contesa da altri Pigmalioni. Nel 1061 i Normanni la battezzarono Balermus, cambiando i tratti dei suoi abitanti, che iniziano a tingersi di biondo e ricoprirsi di lentiggini, in quello che è uno dei contrasti umani più affascinanti d’Italia; lo stesso Oscar Wilde, innamorato di questa città,  descriveva i palermitani come “ragazzi con volti che sanno di grecità, altri proprio da arabi, che sembrano tante sculture che girano a cielo aperto”.

La monumentale Chiesa di San Cataldo
La monumentale Chiesa di San Cataldo

Divenne Sveva con Federico II, prendendo il nome finale di Palermo; angioina seppur per un breve periodo, sino a quando, il trattato di Utrecht del 1731 mise fine alle dinastie spagnole. La crisi europea provocata dalla Rivoluzione Francese non fece che accentuare il distacco fra Napoli e la Sicilia. Nel 1799 Napoli si proclamò Repubblica, mentre la Sicilia fu rifugio di Ferdinando IV e base della riconquista conclusa dal cardinale Fabrizio Ruffo. L’unione di forma iniziò nel 1738 con il congresso di Vienna e terminò nel 1861 con l’Unità d’Italia, che rese Palermo la meravigliosa città e capitale europea della cultura 2018, che oggi conosciamo: caotica, poliedrica e aperta a nuove prospettive.

Palermo città Grunge, patria di grandi donne e di eroi

Palermo è una città Grunge: anticonformista, elegante e spettinata nello stesso tempo. Vive del contrasto fra le spiagge, raffinate e modaiole e le anguste vie del centro, decadenti e chiassose. È la città in cui perdersi è un dono, in quanto si scoprono scorci meravigliosi e indelebili tratti di quotidianità; dove fra un monumento e un dolcetto di marzapane, si incontra la libreria più stretta del mondo.

La libreria più stretta del mondo, La stanza di Carta
La libreria più stretta del mondo, La stanza di Carta

Dove i mercati di quartiere consentono al viaggiatore di tornare indietro nel tempo e dove i festival di arte e musica, riportano alla realtà contemporanea ed europea; fra questi “Manifesta”, la biennale nomade europea che nasce in risposta al cambiamento economico e politico, che si contrappone alla litanica e tradizionale processione di Santa Rosalia, legata al forte senso di devozione dei cittadini. La tradizione dei Pupi, che incantano con le gesta cavalleresche di Orando Furioso e Innamorato, che si amalgama all’armonica architettura arabo-normanna.

I Pupi del teatro Kemonia, della famiglia Cuticchio e figli
I Pupi del teatro Kemonia, della famiglia Cuticchio e figli

A Palermo risuona ancora l’eco di personaggi che hanno impresso nella storia d’Italia le loro gesta. Indimenticabili i giudici Giovanni Falcone e Augusto Borsellino e tutti gli eroi che hanno dato la vita per la libertà.

Così come spicca il nome della famiglia Florio: fonte inesauribile di gossip fra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento, ma fortemente amata dai palermitani per l’evergetismo e la genialità dei suoi membri; in primis Vincenzo e poi suo figlio, Ignazio, che resero Palermo una città industriale competitiva su scala europea; di umili origini, aprirono una bottega di spezie, per poi crescere, sino a diventare imprenditori di fama mondiale, detentori di un immenso potere in città. La famiglia diede un forte impulso alla realizzazione di cantieri navali, per poi investire nelle tonnare; grazie all’invenzione del tonno sott’olio divennero realmente fra i personaggi più potenti della Sicilia e si dedicarono ad investimenti edilizi che consentirono la modernizzazione della città.

Palermo è anche la città delle grandi donne, che hanno fatto parlare di sé in tutta Europa. Fra queste Donna Franca Florio considerata, durante la Belle Époque, una delle donne più belle al mondo e amore proibito per tanti uomini influenti del periodo: come l’imperatore d’Austria Francesco Giuseppe e persino il grande amatore Gabriele D’Annunzio. Fu una femminista ante litteram, che si batté per l’apertura degli asili nido all’interno degli stabilimenti Florio, per il riconoscimento del lavoro delle donne, dando dei premi e delle agevolazioni alle madri lavoratrici. Spiccano, nei murales della città, volti di donne e della loro influenza sulla città.

Temet e Nosce, volti di donna sui murales della città
Temet e Nosce, volti di donna sui murales della città

Con la sua leggiadria di versi, emerge la figura della scrittrice, Natalia Ginzburg, figlia dello scienziato e attivista Giuseppe Levi. Titoli straordinari come “E’ stato così”, o le commedie teatrali, come “Ti ho sposato per allegria”, hanno lasciato una profonda impronta nella storia della letteratura palermitana e italiana, fatta di ironia, brutalità e poesia.

Dall’altura di Monte Pellegrino alla profondità dei Qanat

A 600 metri sul livello del mare spicca Monte Pellegrino, famoso per la vicina grotta dell’Addaura, in cui sono stati trovati resti mesolitici e incisioni rupestri.

Dall'alto del Monte Pellegrino
Dall’alto del Monte Pellegrino

Visto dall’alto appare come un Iceberg verde, immerso fra i colori della città e il blu del mare. Il rilievo è una delle zone sacre di Palermo, che si collega all’Itinerarium Rosaliae; già in epoca araba era conosciuto come Tell Grin, “Monte Vicino”, volgarizzato, poi, in Pellegrino. E proprio di un pellegrinaggio si tratta: per rendere omaggio alla Rosa senza spine della famiglia degli Altavilla, Santa Rosalia appunto. Figlia del Re Ruggero II, decise di rinunciare agli agi della vita di corte, allontanando pretendenti e ricchezze; si convertì e scelse di vivere in solitudine nella grotta di Monte Pellegrino, dove morì nel 1170. I Palermitani, devoti alla Santa, ogni luglio si riuniscono per raggiungere il Monte, in una festa sontuosa e armoniosa. 

Il tesoro di Santa Rosalia
Il tesoro di Santa Rosalia

Nel centro di Palermo, in Via Nave, preparatevi ad entrare nelle profondità della città e scoprire uno degli elementi di ingegneria idraulica più interessanti e sconosciuti della città: i Qanat. Questo complesso di gallerie, detto Qanat in arabo o Kariz in persiano è comune in tutto il Medio Oriente: dall’Iran alla Siria, passando per il Maghreb e la Spagna. La loro funzione era quella di creare una canalizzazione d’acqua sotterranea che consentisse alla stessa di non evaporare, al contrario del sistema romano, più adatto ai climi miti. La città è sempre stata un Paradiso in terra, con grandi giardini che necessitavano di essere mantenuti floridi e densamente abitata, con una richiesta di acqua potabile elevata. Con questo sistema di canali e vasi comunicanti, quindi, l’acqua poteva scorrere fresca sottoterra ed essere facilmente reperibile. Non a caso, le qanate si trovano in prossimità di Corso Calatafimi, che in passato era un vasto giardino reale, ricco di pianete esotiche e fontane spettacolari.

I qanat e il complesso sistema acquedottifero. Foto @samueleschirò
I qanat e il complesso sistema acquedottifero. Foto @samueleschirò

Accompagnati da guide speleologiche si entra quindi in uno dei punti più profondi di Palermo, avvolti dall’eco dei propri passi e dallo scroscio dell’acqua; acqua che toccherete e che vi rinfrescherà durante questo tragitto surreale.  

Lo stadio

Lo stadio fu creato nel 1932 dando avvio alla stagione della squadra nero rosa contro l’Atalanta. Il legame con l’epoca dei Florio faceva da eco nel suo nome “La Favorita”. Nel 1937 fu intitolato a Michele Marrone, ufficiale e calciatore ucciso nella seconda guerra mondiale. Subì tre ampliamenti, uno di essi per i Mondiali Italia ’90. Dal 18 settembre 2002, l’impianto è stato è intitolato a Renzo Barbera, presidente del Palermo nel decennio 1970-1980 e ospita 36365 spettatori.

La squadra

Il Palermo FC e le sue aquile, indossano i colori rosa nero dal 1907. i colori originari erano il rosso e il blu, e la leggenda vuole che, con un candeggio sbagliato si trasformassero in rosa e nero. I più romantici vogliono vedere in questi colori il contrasto fra il dolce e l’amaro. Kuro è l’aquila che accompagnò la squadra in Serie A, indossando la maglia 04.

Il presidente è Dario Mirri, l’allenatore Eugenio Corini.

I calciatori

NumeroRuoloCalciatore
1PSebastiano Desplanches
2DSimon Graves Jensen
3DKristoffer Lund
4CClaudio Gomes
5DFabio Lucioni
6CLeo Štulac
7ALeonardo Mancuso
8CJacopo Segre
9AMatteo Brunori (capitano)
10AFrancesco Di Mariano
11ARoberto Insigne
12PManfredi Nespola
13PAdnan Kanuric
15DIvan Marconi
17AFederico Di Francesco
18DIonuț Nedelcearu
20CAljosa Vasic
22PMirko Pigliacelli
25DAlessio Buttaro
27DEdoardo Soleri
30ANicola Valente
31DGiuseppe Aurelio
32DPietro Ceccaroni
37DAleš Matějů
53CLiam Henderson
80CMamadou Coulibaly
 DBubacarr Marong
 DMasimiliano Doda
Le aquile rosa e nere del Palermo

Effeceramics

Forme, colore e plasticità: tutto questo prende vita dalle mani di Francesca

Occhi verdi, voce dolce e mani d’artista, nel mondo che plasma Francesca con la sua arte. Vi presento Effeceramics, dove gres e porcellana diventano creazioni che narrano le mille vite della loro creatrice.

In viaggio seguendo l’acqua

“Sono Francesca, nata e cresciuta a Venezia, fra la trattoria dei miei genitori e le callette che percorrevo sfrecciando con la bici da cross. Sin da piccola, ho sentito la necessità di vedere altri luoghi e di imparare cose nuove. Mi sono trasferita a Trieste, poi a Padova per laurearmi in psicologia, ripartita per Amsterdam, volata in Sardegna e, infine, sono ritornata a casa, a Venezia.

La mia passione per la ceramica è nata nella città dove Svevo e Saba hanno trovato la loro ispirazione: Trieste. Ho incontrato il mio primo maestro e mi sono portata appresso l’amore per la materia. Seguendo il consiglio di un’amica, mi sono trasferita in Olanda: un viaggio che è durato 6 anni. Ho iniziato a fare un tirocinio con “le lavoratrici del sesso”, in un progetto di psicologia dell’UE.

L'arte e i colori che parlano del mondo foto @naturallyepicurean
L’arte e i colori che parlano del mondo foto @naturallyepicurean

Anche in Olanda ho cominciato un laboratorio di ceramica e ho imparato le tre tecniche base che anche oggi utilizzo. Ho assaporato il tornio, ma la svolta è stata quando ho incontrato il mio maestro proveniente dalla Grecia, come se il mare e il Mediterraneo mi ispirassero. Il suo motto è stato “dimentica tutto quello che sai sul tornio e reimpariamo”.

Portando avanti questa passione, ho proseguito nel ramo della psicologia applicata e sono diventata Doula; questa figura è poco conosciuta in Italia: in Olanda è una figura di riferimento e di supporto emotivo alle famiglie expat che devono affrontare il parto. E’ una carica emotiva importante, in particolare per le persone che decidono di partorire in casa. Con tanta ricchezza nell’animo, sono ritornata in Italia, alla ricerca del mare e del sole“.

Le isole dell’ispirazione

“Ho trovato l’illuminazione in Sardegna, continuando a far ceramica. Qui ho conosciuto la porcellana, che è diventata la mia nuova ispirazione. Ho dato alla luce mio figlio e sono ritornata a Venezia. L’isola, l’acqua, la tranquillità mi hanno dato nuove consapevolezze. Ho deciso di rivedere le mie conoscenze e osservarle in maniera diversa: mercatini, laboratori e corsi con i bambini. Questa sono la nuova io: illuminata dalle esperienze in giro per l’Europa e dall’essere diventata mamma.

Mani per creare e per indossare
Mani per creare e per indossare

Da quest’anno, a Venezia, ha preso forma il laboratorio in cui creo i miei prodotti. Conosco persone nuove, sento la necessità e la curiosità dei cittadini di avvicinarsi a quest’arte. Posso affermare che l’artigianato a Venezia non sta morendo: vedo una rinascita di gente che vive qui e vuole portare avanti i suoi progetti”.

Porcellana e Gres: comunicare con la materia

“I materiali che plasmo sono la porcellana e il gres. Due elementi naturali che comunicano in modo diverso. Il gres è composto da un’insieme di minerali che vetrificano ad alta temperatura. È un minerale antico, che deriva dalla sgretolazioni di pietra e proviene dall’Europa centrale. E’ come toccare il passato del mondo. La porcellana è morbida, bianca e delicata: appena lasci un’impronta, la incorpora. La porcellana ha eleganza nella sua sottigliezza, mentre il gres è più spesso, più adattabile a certi usi. Il mio caffè lo berrei in una tazza di gres.

A cup of coffee with Francesca
A cup of coffee with Francesca

Ciò che amo è creare ceramiche che possano essere usate tutti i giorni, in varie parti del mondo: chiedo sempre dove andranno. È ceramica ad uso contemporaneo che parla dei luoghi in cui ho vissuto: porto da Amsterdam l’aspetto minimalista, la Sardegna per i corallini, Venezia per i colori, di prevalenza verde e blu. Le forme sono free-flow: lascio andare le energie e le opere nascono con i movimenti. Quando creo mi sento libera. Sono felice di poterlo essere.

I miei progetti sono quelli di diffondere l’arte con la ceramica e con l’insegnamento. Vorrei puntare di più sui bambini e sui giovani, per dare loro questo senso di libertà. Per me stessa, la creazione è, ogni volta, un’eterna evoluzione di forme e colori”.

Andate a trovare Francesca e seguite i suoi corsi base. Francesca collabora anche con l’associazione veneziana di ceramisti e realizza corsi di tornio individuali nel suo laboratorio.

Visitate il sito e la pagina Instagram.

https://www.effeceramics.com/

Spezia

Gli “aquilotti” vi aspettano in questa città signorile, avvolta dai colori e dalla brezza marina.

La città dei colori vi aspetta. Fra i palazzi nobiliari, il blu del mare, le bancarelle del Mercato e i mille fiori del giardino botanico, Spezia vi conquisterà.

Dall’arsenale al castello di San Giorgio è percepibile l’anima di città fortezza.

Storia

Il Golfo su cui si affaccia la città di La Spezia o Spezia (tranquilli c’è una disputa sul nome da oltre 200 anni!) ha un’origine presitorica. I liguri vissero in queste aree, da cui sono emerse tracce antropologiche e archeologiche.

Spezia deve la sua fondazione al conte Nicolò Fieschi che, nel XIII° secolo, realizzò la sua Signoria. L’obiettivo era uno: rivaleggiare con Genova. Il Castello-Fortezza di San Giorgio divenne il simbolo della rivalsa. Il 1273 segnò però la sconfitta della città, che fu sottomessa a Genova, con la vittoria di Oberto Doria: la sua posizione strategica la resero un baluardo commerciale. La voglia di autonomia fu sempre un emblema per La Spezia. Sotto Napoleone divenne parte della Repubblica Ligure e, con l’Unità d’Italia, ottenne finalmente la sua libertà. Il simbolo ne è il grande Arsenale militare, che fino agli anni ’80 fu fra i più importanti d’Italia.

L'arsenale di Spezia: il legame con il mare
L’arsenale di Spezia: il legame con il mare

La città è Medaglia d’Oro al Merito Civile per aver fatto salpare tre navi cariche di ebrei direttamente in Palestrina, salvando così centinaia di persone. Con la resistenza partigiana è stata premiata con la Medaglia d’Oro al Valor Militare. 

L’articolo della discordia

La Spezia o solo Spezia. I dubbi sulla presenza dell’articolo sono tanti. Si data al 1071 il primo documento in cui compare il nome Spezam per indicare la città. Per secoli fu chiamata La Spezia: l’articolo rendeva la città più importante e in grado di concorrere con la vicina Repubblica Marinara di Genova, detta “La Superba”. Il Congresso di Vienna, stabilì che nessuna città dovesse avere un articolo anteposto al nome. Così dal 1815 la città fu chiamata Spezia. L’attaccamento verso “l’articolo della discordia” era però così grande, da suscitare una divisione all’interno dei cittadini stessi. Quindi…non esiste un modo corretto di chiamare la città, anche se ufficialmente Spezia sarebbe il nome più in linea con il decreto firmato durante il Concilio e ancora oggi ritenuto valido.

Il nome richiama ai mercati e all’Oriente. Spezam che può essere condotto alle “spezie”. Alcune ipotesi, però, avvalorate dal documento del Tino, cambiano questa origine: si parla del fossato sul fiume Pieza, che rimanda alla palude su cui sorgeva il primo nucleo urbano, da cui deriverebbe la volgarizzazione Spezia oppure ancora della trasformazionedella parola “pietra”, di cui la città è ricca nelle sue fondazioni, tanto da renderla “la città fondata sulle pietre”.

La città dei colori

Spezia si affaccia sul Golfo dei Poeti che abbraccia anche la rinomata Portovenere. I colori regnano sovrani: imperdibile è una passeggiata al porto Mirabello, per respirare l’aria salmastra, ammirare il blu intenso del mare e il bianco accecante delle barche. In questo percorso si può attraversate il Ponte Thaon de Revel, realizzato nel 2013: la passeggiata ci porterà all’isolotto artificiale, da cui potrete osservare la città e l’antico castello di San Giorgio, realizzato a scopo difensivo nel 1200. Divenne un simbolo di forza, ma fu distrutto dalla Superba Genova nel 1273. Il verde è un altro colore che vuole dominare sul golfo: i giardini pubblici, costruiti nel 1825, ve lo dimostreranno. Qui, fra il monumento a Garibaldi e le panchine liberty, potreste conoscere decine di piante esotiche, che lo rendono uno dei più ricchi d’Italia a livello di varietà botanica.

I colori si esprimono in tutta la loro vivacità nel centro città e sulle facciate dei palazzi nobiliari, dai cui i gossip del passato risuonano ancora. Come Virginia Oldoini, donna di grande carisma che segnò la nomea di Palazzo Oldoini con il passaggio dei suoi amanti. Le storie d’amore venivano commentate anche nei palchi del Teatro Civico, realizzato nel 1840, con la cupola apribile da cui, ancora oggi, spiccano i dipinti di stelle e segni zodiacali. Raggiungete il Duomo Cristo Re. Una moderna chiesa di forma circolare che mostra l’attenzione all’avanguardia architettonica contemporanea. Non perdetevi l’Arsenale e il suo museo, per comprendere appieno l’imponenza del mare, sulle sorti della città.

I colori di Portovenere
I colori di Portovenere

Se avete ancora voglia di emozioni, recatevi nei dintorni di Spezia. Per gli amanti del mare proponiamo un’escursione nella bella Porto Venere e, per gli amanti della Montagna, un trekking sul Monte Verrgugoli che con i suoi 749 metri, sovrasta la città.

Dopo questo viaggio di scoperta, non dimenticate di assaggiare un piatto di Acciughe alla spezzina – da assaporare calde – o, per i gusti veg,  un piatto di Mesciua, la tipica zuppa di legumi e cereali. Con questa carica di energia, sarete pronti ad affrontare il calcio d’inizio.

Lo stadio

Lo stadio dello Spezia, realizzato nel 1919, è dedicato ad Alberto Picco. Fu il primo giocatore della neonata squadra a marcare un goal e morì nella Prima Guerra Mondiale. Un elemento architettonico che lo distingue da altri stadi, è la cancellata di ingresso. Costruita negli anni Trenta in pietra ligure, convoglia il pubblico negli spalti. I tifosi si dirigono alla “Curva Ferrovia” o alla “Curva Piscina”, i cui nomi derivano dalla posizione dietro la ferrovia per la prima e nello sazio della piscina militare per la seconda. Nel 2020 si è disputata la prima partita di serie A e lo stadio ha avuto numerosi lavori di adeguamento con i suoi 10000 posti.

La Squadra

Massimiliano Alvini è l’allenatore dello Spezia. La squadra veste la maglia bianco nera, con l’inconfondibile stemma dell’aquila, che fa vantare il nome di “aquilotti” ai giocatori.

I calciatori

                 NumeroRuoloCalciatore 
1PJeroen Zoet 
2DPrzemyslaw Wisniewski 
69PBartolomiej Dragowski 
40PPetar Zovko 
43DDimitrios Nikolaou 
23DLukas Muhl 
55DPetko Hristov 
33DIva Gelashvili
77DNicolò Bertola
5DLaurens Serpe
13AArkadiusz Reca
4AJoao Moutinho
27AKelvin Amain
10ASalvatore Esposito
8AAbin Ekdal
21AGiovanni Corradini
17CSzymon Zurkowski
25CFilippo Bandinelli
11CTio Cipot
29CFrancesco Cassata
80CRachid Kouda
15CNiccolò Pietra
48CMirko Antonucci
99ADaniele Verde 
7ASalvatore Elia 
24CLuca Moro 
19CRaimonds Krollis 
9CFrancesco Pio Esposito 
La rosa degli “aquilotti” dello Spezia

Cittadella

Cittadella ci accoglie fra le mura carraresi e lo stadio dedicato a Piercesare Tombolato.

Padovana di fondazione, carrarese nella forma, unica nella storia: Cittadella è un gioiello architettonico imperdibile. Vanta il privilegio di essere una delle uniche città fortificate d’Europa con il camminamento di ronda totalmente percorribile.

Dalle mura al centro, fra chiese e teatri, andiamo a scoprire le sue sorprese.

La città della sfida

Cittadella fu ideata per la sfida di dominazione fra Padova e Treviso. In seguito alla costruzione dell’avamposto trevigiano di Castelfranco nel 1195, i padovani decisero di mostrare la loro potenza. Così, dopo un’accurata scelta strategica, nel 1220 fu fondata la città dalle mura ellittiche, chiamata Cittadella. Il suo scopo era quello di essere un avamposto militare e, nel contempo, una base commerciale. Sorse in una zona estremante tattica: sulle rovine romane della Via Postumia, collegamento fra Aquileia e Genova. Cittadella fu quindi pensata per essere un punto di snodo fra l’Adriatico e il Tirreno.

Con la promessa di essere una città autonoma, Cittadella assunse una notevole rilevanza economica. Gravitò sotto il controllo dei Carraresi, che lasciarono il loro marchio sulle mura e sullo stemma cittadino. La forte influenza della famiglia rimase impressa, come un tatuaggio, anche durante la dominazione veneziana. Cittadella mantenne la sua rilevanza sotto il doge, divenendo un centro culturale di riferimento per tutto il Veneto, legato alla Via della Seta.

Seguì le sorti della Serenissima, passando sotto il controllo napoleonico, austriaco e poi italico. La città vanta il riconoscimento della Medaglia d’Argento al Valor Militare: nella Seconda Guerra Mondiale si distinse con la lotta partigiana.

Fra le Mura e il Duomo

Passeggiando sulle mura si può viaggiare nel tempo e immaginare la città al tempo dei Carraresi, fra torrioni e merlature. Fra le attività più divertenti, potete noleggiare una barca a motore, percorrendo il perimetro del fossato.

Dopo aver ammirato la città dall’alto, è il momento di scendere: in poco tempo si raggiunge il centro storico, protetto dalle alte porte. La Porta di Malta, orientata verso Padova è sede del museo archeologico. Realizzato su due piani, vi farà scoprire la storia della città e delle armi utilizzate durante il terribile assedio del 1318. Raggiungendo, invece, Porta Treviso, potrete vistare il Palazzo Pretorio, di maestranze veneziane.

Il Duomo della città
Il Duomo della città

Raggiungendo il centro cittadino, entrate nel Duomo. Si percepisce chiaramente il forte legame con Padova: fu realizzato da Domenico Cerato, il geniale architetto che trasformò l’Isola Memmia in Prato della Valle. Poco lontano si erge il Teatro Sociale, la cui facciata si lega nuovamente a Padova: fu, infatti, realizzata da Giuseppe Japelli, decoratore del Caffè Pedrocchi. In questo viaggio di scoperta non dimenticate di perdervi fra le vie del centro e di ammirare gli scorci medievali di questa città senza tempo.

Buon calcio d’inizio per questo derby veneto!

Il nuovo stemma del Cittadella: 50 anni e non sentirli!
Il nuovo stemma del Cittadella: 50 anni e non sentirli!

Stadio

Con i suoi 7623 posti, lo Stadio Piercesare Tombolato, ospita le partita della Serie B. E’ intitolato al portiere dell’Olimpia Cittadella, Piercesare Tombolato che, nel 1957 ricevette un colpo all’addome durante una partita, e morì per emorragia.

Squadra

I Granata dell’Associazione Sportiva Cittadella sono presieduti da Andrea Gabrielli. L’allenatore è Edoardo Gorini. L’emblema è il Carro dei Carraresi, e la torre Torrion Torrione è l’apoteosi del loro mecenatismo nella città: si deve, infatti, ai Carraresi, la costruzione dell’imponente cinta muraria. Non solo: per celebrare i 50 della squadra, il 2023 si presenta con il nuovo stemma.

Calciatori

NumeroRuoloCalciatore
1PFilippo Veneran
2DAlessandro Salvi
3DGian Filippo Felicioli
4DMatteo Angeli
5CValerio Mastrantonio
6DEdoardo Sottini
7ACarlos Embalo
8CFrancesco Amatucci
9AAndrea Magrassi
10AClaudio Cassano
11AFilippo Pittarello
14ALuca Pandolfi
15D- CapitanoDomenico Frare
16CAlessio Vita
17CEmil Kornvig
18CAndrea Tessiore
20CGiuseppe Carriero
21CNicholas Saggionetto
23CSimone Branca
24DLorenzo Carissoni
26CNicola Pavan
27CAndrea Danzi
32ATommy Maistrello
36PElhan Kastrati
64DAndrea Cecchetto
77PLuca Maniero
92AEnrico Baldini
98DFederico Giraudo
 CAhmed Sanogo
La Rosa del Cittadella

Lanciano

Fra i Trabocchi e i Pizzi: una città di storia, mare e monti.

Fra la Costa dei Trabocchi e gli insediamenti sanniti di Monte Lucino, sorge una città ricca di storia e tradizioni: Lanciano.

Terra fertile, approdi marittimi e una posizione strategica, hanno reso Lanciano una delle città più ambite dell’Adriatico: si raccontano qui le vicissitudini dell’Abruzzo romano, medievale e moderno.

Storia

Anaxum era il nome latino di Lanciano. I Romani la scelsero come base commerciale e, ancora oggi, si può visitare la città sotterranea superando ponti e strade di pietra. L’architettura dell’urbs romana è ancora percepibile: il tempio di Marte è oggi sostituito dal Duomo, mentre cardo e decumano tagliano i quattro rioni, ricostruiti in epoca medievale e ampliati nel Novecento.

Lanciano la città romana
Lanciano la città romana

Passeggiando fra il Corso principale e l’antico Ippodromo, si possono scoprire piccoli scorci di uno dei centri di produzione ceramica più importanti del passato.

Fra l’acqua che scorre copiosa, così tanto da dar vita alle decine di pastifici, e le meraviglie naturali, come le Gole di Fara San Martino, la storia, la natura e lo sport fanno da padrone. Dagli insediamenti Neolitici ai siti sanniti, dal medioevo alla Resistenza, Lanciano è la base di partenza per un viaggio di cultura, trekking e mare.

Bici e monti nei paesi dell’incontro

Imperdibile è una pedalata sulla ciclabile che costeggia la Costa del Trabocchi. Potete noleggiare la bicicletta per percorrere la vecchia linea ferroviaria che costeggia il mare. Dopo il giro d’Italia 2023, sono sorti tanti murales dedicati al ciclismo, che accompagneranno la vostra pedalata, fra ristoranti sul mare a spiaggette rocciose. Fermarvi a fare un tuffo in sup, visitate i trabocchi dei pescatori fra Ortona, San Vito e Fossacesia. In questo giro incantevole concedetevi una sosta sulle spiagge di Fossacesia, accompagnati dalla dolcezza dei bocconotti e dal rumore delle onde.

I murales della Costa dei Trabocchi: a tutta bici
I murales della Costa dei Trabocchi: a tutta bici

Per gli amanti della montagna imperdibile è il borgo di Pizzoferrato. A circa una quarantina di minuti di auto da Lanciano, il paesaggio cambia, raggiungendo quota 1300 m. Casette in pietra, piccole chiesette e negozietti artigianali. Il cuore della storia contemporanea qui, batte forte: l’eco-museo realizzato dalla pro-loco Amelio De Iulis vi conduce in cima al Pizzo con un progetto che vi darà informazioni sulla Resistenza partigiana e gli sviluppi della Linea Gustav. Un borgo fermo nel tempo, in cui d’estate e nelle vacanze natalizie la famiglie si riuniscono in feste popolari emozionanti, dandosi appuntamento nella piazza centrale, nel paese dell’incontro.

La piazza di Pizzoferrato: il paese dell'incontro
La piazza di Pizzoferrato: il paese dell’incontro

Un sorso di…

Per assaggiare le prelibatezze d’Abruzzo non potete perdervi l’agriturismo “Il Parco”. Passeggiando all’ombra dei pioppi, nelle frazioni che ricordano le dominazioni del passato, fra via dei turchi e dei greci, raggiungente Casale Peruno e lasciate che siano i sapori della terra e della tradizione a farvi amare la cultura abruzzese.

Consigli di lettura

Riccardo Mezzatesta, Milano-Lanciano sola andata, 2022

Roberta Scorranese, Portami dove sei nata. Un ritorno in Abruzzo, terra di crolli e miracoli, 2019

La Bolla di Mag

La storia di Alessandro: un giovane ragazzo siciliano che fa rivivere un borgo…con una bolla”.

Sicilia, terra di bellezza, miti, culture e tradizioni, ma anche di profumi, colori, paesaggi e stelle. C’è un borgo in cui è possibile incontrare tutti questi elementi e vivere una magia: San Pietro di Saponara.

In questo luogo c’è un ragazzo, che ha realizzato un sogno in un paesino nascosto sui Monti Peloritani: vi presento Alessandro Magazzù e La Bolla di Mag.

Un viaggio di ritorno verso il borgo dell’infanzia

“Sono Alessandro, ho trent’anni, vivo in provincia di Messina. Sono appassionato di viaggi e delle storie di chi li compie, ma anche un sognatore, legato al borgo arroccato sui Monti Peloritani da cui proviene la mia famiglia: San Pietro di Saponara. Dopo una breve parentesi lavorativa all’estero, sono tornato in Sicilia. In questa andata e ritorno ho percepito la sensazione di nostalgia e di voglia di iniziare un nuovo progetto. Ho deciso di mettermi in gioco e diventare un punto di riferimento per i viaggiatori come me, mettendo in luce la bellezza di questa terra, partendo proprio dal borgo legato alla mia infanzia“.

Il Borgo di San Pietro di Saponara
Il Borgo di San Pietro di Saponara

San Pietro è un paesino di 100 anime che si sta spopolando. Molti ragazzi si sono trasferiti in città e i turisti si fermano nelle più note località balneari, come le vicine Isole Eolie, escludendo dalla loro visita queste zone. Da amante dell’esplorazione sapevo che coniugare tutto ciò sarebbe stato possibile solo tramite una struttura ricettiva, che sposasse completamente la filosofia dello “slow tourism”, ossia turismo lento: scoprire luoghi poco affollati e immersi nella cultura locale per viverli realmente”.

Alessandro e sua mamma per festeggiare il primo anno di bolla
Alessandro e la sua mamma per festeggiare il primo anno di bolla

Un sentiero di pietra che attraversa tre generazioni

Ho iniziato a documentarmi e a studiare a fondo come trasformare la mia passione in un’attività che valorizzasse il mio legame con San Pietro. Cercando informazioni sui glamping è arrivata l’idea: una “bubble tent”, per ammirare le stelle e immergersi in quest’angolo unico di Sicilia, nel rispetto della natura e della cultura del borgo. Poco distante dal mare, nella frescura delle montagne, in pieno equilibrio con questa terra dalle mille proposte“.

La Bolla sul sentiero
Eleonora sul sentiero dove svetta la Bolla

La bolla svetta su una piccola altura cui si accede tramite un sentiero di pietra, che mio padre ha costruito negli ultimi anni della sua vita, ma che purtroppo è rimasto incompiuto. Oltre a voler completare l’opera mai terminata, volevo tenere vivo il ricordo di mio padre e di mia nonna che hanno vissuto qui tutta la loro vita e hanno cercato di trasformare questo luogo in un posto migliore. Allo stesso modo, con passione, affiancato da mia madre e grazie all’aiuto della mia compagna Eleonora, architetto che ha curato il progetto e il suo sviluppo in ogni minima parte, abbiamo dato vita al sogno “La Bolla di Mag”, dove “MAG” sono le prime 3 lettere del mio cognome, un omaggio alla mia famiglia”.

Natura, lentezza e stelle: gli ingredienti del glamping

“Festeggiamo il primo anno di attività. Sono arrivati tantissimi turisti stranieri, italiani e siciliani. La bolla è un’insieme di proposte nel rispetto del paesaggio perché la sua trasparenza non è impattante. L’obiettivo è far scoprire ai visitatori una Sicilia inedita e “vivere San Pietro”: non è turismo mordi e fuggi, ma una visita lenta e che porti gli ospiti a parlare di quest’area ad altri viaggiatori e a ritornare”.

Una giornata da apicoltore
Una giornata da apicoltore

Ogni mese, organizzo delle attività per coinvolgere i miei ospiti e le persone del posto. La mia idea è quella di creare un turismo slow per tutti e di coinvolgere soprattutto chi abita qui. Sono stati, infatti, creati dei sentieri percorribili con le biciclette che permettono di riscoprire i borghi limitrofi e introdotte attività legate alla tradizione siciliana e al benessere: dai massaggi alla produzione di miele, dalle lezioni di yoga allosservazione delle stelle. La mia terra è pronta per essere riscoperta, tutelata e amata da tutti.

Alessandro vi aspetta a San Pietro di Saponara.

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Cao Rio

Caorio con Nicolò e Alexandra: un progetto per ripulire e rieducare alla vita da Laguna.

Un progetto per tutelare la Laguna…a colpi di pagaia

Venezia è acqua, storia e mondo. Era ed è un porto che attira turisti, nuovi veneziani e innamorati della vita lagunare. Questo comporta due fattori che fanno parte della stessa medaglia: amore e pericolo per la Serenissima.

Spesso chi vive la città si appassiona alle merlettature, al baluginio della luce sull’acqua e si dimentica di essere devoto e rispettoso con l’ambiente che lo ospita. Bottiglie di plastica che galleggiano nei canali illudendo i pesci e i gabbiani di essere commestibili, sacchettini con escrementi di cani che puntellano gli antichi masegni e l’aridità dell’animo nel considerare la Laguna parte integrante della città. Venezia è laguna, canali e barene; calli, palazzi e ponti; piccioni, fenicotteri e cormorani; go, peoci e moeche: è un ecosistema che va rispettato in tutti i suoi elementi.

Nicolò e Alexandra, due giovani “nuovi veneziani”, hanno colto il valore della Laguna, della sua fragilità e della necessità di far conoscere questo aspetto a chi vive Venezia. Hanno così dato forma al progetto Cao Rio, che sarà una nuova ventata di ossigeno per l’ecosistema lagunare, e non solo!

La volontà di vivere a Venezia è Cao Rio

In un pomeriggio di maggio, con un timido sole di primavera, Nicolò e Alexandra presentano il loro progetto. Nei primi giorni di aprile, in un piccolo team, abbiamo seguito la coppia fra canali e barene per ripulire la Laguna dei tanti rifiuti che la soffocano. Con Kayak, sacchetti e retini, abbiamo amato la loro dedizione e passione per Venezia.

Il progetto nasce nel 2023 con la volontà di una giovane coppia di rimanere a Venezia – Nicolò, abbronzato dalle escursioni in Kayak, sorride raccontandoci del progetto – vogliamo creare una vita presente e futura in questa città. Il nome Cao Rio arriva dalla Venezia storica,  dove i bambini si lanciavano nei canali per gioco, gridando “andiamo in Cao Rio”; memori di questi filmati degli anni Cinquanta, anche noi ci vogliamo lanciare nei canali gridando “torniamo in Cao Rio”, con l’idea di creare una mobilità differente, sostenibile e sana. È l’idea di mantenere la tradizione con una ventata di novità. Inoltre il mio soprannome è Cao, quindi tutto si lega alla scelta del nome del nostro progetto”.

Nicolò e Alexandra
Nicolò e Alexandra

“Il nostro sogno era fare qualche cosa di utile per la città in cui viviamo – continua Alexandra, in un italiano perfetto, elegante e orgogliosa – Nicolò ha lanciato l’idea e io gli ho proposto di occuparmi della parte manageriale. Nicolò è veneto, o meglio, Veneziano dal 1404, perchè arriva da Vicenza. Io sono arrivata dall’Europa dell’Est due anni fa e mi sono innamorata di Venezia; ho da subito capito che un’Isola così magica è in realtà in pericolo e bisogna tutelarla da coloro non hanno la nostra sensibilità”.

Vivere, educare e ripulire Venezia

“Insieme abbiamo costruito una nuova idea di turismo per tutelare la fragilità di Venezia – aggiunge Nicolò – Pensando alle nostre conoscenze pregresse, abbiamo unito il nostro sapere e dato vita a Cao Rio. Vogliamo creare sensibilizzazione per la Laguna, coinvolgendo le persone del posto e i turisti, per vivere con qualità e consapevolezza. Ho messo insieme la mia passione per il Kayak, la Laguna e le mie conoscenze di turismo culturale per strutturarci. Venezia si basa su una monocultura turistica fortemente legata al passato: c’è idea di turismo di massa, poco consapevole di quella che è la realtà della città, ma legata solo alla bellezza transitoria. Sono convinto che si debba puntare alla qualità e entrare nell’ottica non di “Visitare Venezia” ma di “Vivere Venezia”. Ci appoggiamo alla Reale Società Canottieri Querini: da qui, grazie ai Kayak, diamo vita ad un turismo completamente sostenibile che consente di vedere la città nel suo elemento. Si parla di storia, di ambiente e di quotidianità”.

Cao Rio, fra Barene, Canali e Palazzi storici. Foto @caorio
Cao Rio, fra Barene, Canali e Palazzi storici. Foto @caorio

“Facciamo del bene al corpo, all’anima e alla consapevolezza – dice Alexandra – oltre ai turisti, anche i Veneziani prendono parte alla nostra idea di consapevolezz,a con il progetto mensile Voga e Neta (voga e pulisci). Senza creare moto ondoso, con i Kayak o le imbarcazioni della voga veneta, educhiamo al rispetto della Laguna, vogando e ripulendo la nostra città. Non c’è solo plastica, ma rifiuti lignei, resti di bricole che inquinano poco, ma possono essere pericolosi per le altre imbarcazioni. Quindi affidatevi a noi, per provare questa nuova esperienza e scoprire la Laguna”.

La venezianità parte dalla consapevolezza

“L’etica turistica e di educazione civica ci porteranno anche nelle scuole – spiega Nicolò– presentiamo i progetti ai più piccoli, che sono il futuro della città. Coinvolgiamo così bambini e famiglie. Molte persone sono, come noi, “nuovi veneziani”. Con il passare del tempo e a nuove collaborazioni siamo sicuri che avremo tanti nuovi amici e appassionati che ci seguiranno. Al momento abbiamo 8 canoe e con la Società Querini possono essere messe a disposizione altre imbarcazioni; ogni prima domenica del mese organizziamo il Voga e Neta e, con un contributo, si può sostenere la nostra realtà”.

La venezianità parte quindi dalla consapevolezza della Laguna, delle sue fragilità e del suo potenziale per viverla al meglio. Il progetto Cao Rio è quindi un nuovo modo per amare la Laguna e Venezia. Cao Rio non è solo Kayak, ma è l’idea di una giovane coppia di dare una nuova percezione della storia, della vita e delle potenzialità di Venezia, per conoscerla e sostenerla davvero.

Vi aspettiamo e vi invitiamo a seguire Nicolò e Alexandra sul sito e sui social.

https://caorio.com/italian

Genova

Le città del tifoso ci portano a Genova. Perdiamoci fra i suoi caruggi, dal porto al belvedere.

La nostra città del tifoso è Genova, conosciuta in epoca medievale come La Superba. Ancora oggi porta con sé i fasti dell’antica Repubblica Marinara, per incantarci con i suoi caruggi e angoli di modernità.

Genova rappresenta la forza del Tirreno, l’orgoglio di Cristoforo Colombo, la maestria dei fonditori di cannoni rinascimentali e degli architetti contemporanei. Dalla Porta Soprana al nuovo Ponte Genova San Giorgio, dai palazzi nobiliari alle chiesette arroccate, Genova è una città marittima, che fa rotta verso il futuro.

Da porto fluviale a città di mare

Il nome riporta alla parola indoeuropea “Gineo”, “ginocchio”, che identificò la città per la forma del porto. La storia di Genova ha il suo mito fondativo in epoca Neolitica. In Piazza della Vittoria si trovano reperti risalenti al V° millennio a.C.: segno di un’antica scelta abitativa dei popoli del Tirreno, che la elessero come approdo fluviale, grazie ad un ramo del fiume Bisagno. Con l’arrivo degli Etruschi e poi dei Romani, accrebbe la sua fama di città di mare; ambita dai saraceni e in lotta con veneziani e ottomani, perfezionò la sua flotta e divenne una delle Repubbliche del Mediterraneo fra le più temibili: Genova La Superba.

La potenza della città si percepisce anche all’interno delle chiese. Varcando Santa Maria di Castello, costruita sui resti di un palazzo longobardo, si ammira l’imponenza e la magniloquenza delle scelte stilistiche, che volevano mostrare in tutti gli ambiti cittadini, la sua ricchezza.

Il Belvedere della Spianata di Castelletto su Genova
Il Belvedere della Spianata di Castelletto su Genova

Nel 1101, il combattente Guglielmo Embriaco, riportò a Genova il Sacro Cateno – considerato il Santo Graal – custodito nella cattedrale di San Lorenzo, con il bottino che i genovesi riportarono a casa dopo le conquiste in terra islamica. Le crociate segnarono così l’inizio della grande espansione genovese, fra Oriente e Nord Africa.

Fra X° e XI° secolo Genova ebbe un ruolo determinante nella lotta ai Fatimidi e nella conquista dei mercati delle aree islamiche, imponendosi con un’identità politica unica. Già nell’XI° secolo le “compagne”, libere compagnie commerciali di quartiere, si unirono per dare vita al “libero comune”. Questo garantì a Genova ricchezza e imitazione da parte delle altre città d’Europa. Nel 1330 divenne Repubblica con il Potestà, i cui poteri erano simili a quelli del rivale Doge veneziano.

La luce e l’oro

La città tocca i monti e il mare, in una crescita verticale grandiosa. Il suo guardiano è La Lanterna, il secondo faro più alto d’Europa, con un sistema rotante realizzato nel 1800, che può essere visto da 30 chilometri di distanza. Consigliato il museo storico della Lanterna, con vittorie e vicissitudini dalla Genova Medievale a quella odierna.

La lanterna di Genova: scacchi dei Palazzi dei Rolli
La lanterna di Genova: scacchi dei Palazzi dei Rolli

Con la scoperta dell’America, Cristoforo Colombo cambiò il corso della storia e anche le sorti di Genova. Seppur sotto la Corona di Spagna, Colombo rimase sempre legato alla Superba, tanto da lasciare, alla sua morte, il 10% dei suoi profitti alla principale banca genovese, per diminuire il costo del cibo.

L’oro nasce in America, muore a Siviglia e viene seppellito a Genova

A Genova nacque la banca moderna. Grazie ai lavoratori d’oro, si inventò un sistema di “note di banco”, che sostituì il banco dei pegni. A poco a poco tutta Europa copiò il sistema e il detto divenne “L’oro nasce in America, muore a Siviglia e viene seppellito a Genova”. Il Banco di San Giorgio fu il primo sistema bancario al mondo. Con una passeggiata nelle vie centrali si può visitare l’antica struttura, meravigliosamente affrescata. Gli affreschi, poi, sono innumerevoli negli antichi palazzi dei Rolli. Prima del calcio d’inizio recatevi in centro: un tempo i palazzi erano iscritti ai “bussoli”, che determinavano le categorie di ricchezza, per essere adibiti a ricevere persone di spicco e capi di stato. Oggi, potrete entrare liberamente, fra le Vie Garibaldi, Cairoli e Balbi.

L'imponenza dei palazzi e la bellezza dei caruggi
L’imponenza dei palazzi e la bellezza dei caruggi

Genova vi porterà così dal mare alla sua vetta, passando per i caruggi e l’ascensore che vi accompagnerà al Belvedere della Spianata di Castelletto. Con il contrasto fra le torrette del porto e le cupole delle chiese, scoprirete la sua estensione. Non dimenticatevi di recarvi al Ponte San Giorgio, nato per cucire la grande ferita lasciata dal crollo del Ponte Morandi. Renzo Piano ha creato un nuovo ponte, che collega la città sud e la città nord. I 43 pilastri sono delle ancore e ognuno di loro rende omaggio alle 43 vittime del terribile crollo.

Isola di San Fruttuoso, mare e monti
Isola di San Fruttuoso, mare e monti

Se avete voglia di concedervi una visita extra, potete dirigervi nell’Isola Abbazia di San Fruttuoso di Camogli. Si può raggiungere via mare da Genova, per ammirare la costa; oppure potete recarvi a Portofino e…con delle buone scarpe da trekking, seguire il sentiero fra mare e boschi, che vi porterà in questo luogo magico. Genova è quindi mare, monti, storia.

Buon calcio d’inizio in questa città ricca di storia e memoria.

Lo stadio

Nel quartiere Marassi, si erge lo stadio Luigi Ferraris. Costruito nel 1911 e restaurato nel 1990 per i mondiali d’Italia è uno degli unici esempi italiani di “stadio all’inglese”, in cui i gradoni e le tribune sono vicinissime al campo. Un’occasione per vivere appieno i suoni della partita e il calcio d’inizio.

La squadra

La Sampdoria è l’unione, avvenuta nel 1946, fra le squadre Sampierdarnese e l’Andrea Doria. Le due maglie si sono fuse nei colori biancorossoneri e biancoblu, dando così vita ai “blucerchiati”.  Inoltre lo stemma è sostenuto dal profilo del pescatore genovese Baciccia: il Gian Battista del Tirreno è un’ombra con barba, berretto, pipa e riccioli mossi dalla brezza marina.

Marco Lenna è il presidente. L’allenatore è Andrea Pirlo. La squadra ha vantato la presenza di Gianluca Vialli dal 1984 al 1992, cui dedichiamo un pensiero.

I Calciatori

NumeroRuoloCalciatore
1PFilip Stankovic
2DLuigi Aquino
3DAntonio Barreca
4CRonaldo Vieira
5CKristoffer Askildsen
6CSimone Panada
8CMatteo Ricci
9AManuel De Luca
10CValerio Verre
11AEstanis Pedrola
12PElia Tantalocchi
15DArttu Mikael Lotjonen
16AFabio Borini
17CLorenzo Malagrida
19ADaniele Montevago
20AAntonino La Gumina
21DSimone Giordano
22PNicola Ravaglia
23DFabio Depaoli
25DAlex Ferrari
28CGerard Yepes
29DNicola Murru
30CMattia Vitale
33DFacundo Gonzalez
37CMehdi Léris
40DPetar Stojanovic
77AMarco Delle Monache
80CLeonardo Benedetti
87DDaniele Ghilardi
97CFlavio Paoletti
 DAndrea Conti
 CStefano Girelli
 ASebastiano Esposito
 CNoah Lemina
La squadra della SAMP

Cosenza

Cosenza è contrasto fra la Nobiltà e la Chiesa, fra l’ambizione augustea e dominazione Sveva.

Cosenza è la città dei 7 colli, abbarbicata fra il Tiglio e il Pancrazio, fra la storia dei Bruzi e l’architettura contemporanea. Prima del calcio d’inizio, andiamo a scoprire Cosenza e il parco nazionale della Sila.

Salendo i gradoni del centro storico, si raggiungono i fasti del Normanni e la modernità dell’architetto Santiago Calatrava. Dalla tradizione ellenistica, nasce una città romana il cui tessuto archeologico è percettibile ad ogni passo che si fonde all’arte contemporanea di un museo en plair air.

Neve al limone e cattedrali gotiche

Cosenza è contrasto fra la Nobiltà e la Chiesa, fra l’ambizione augustea e dominazione Sveva. Le somiglianze a Roma e Atene iniziano con la conformazione a 7 colli. Le strade, in salita e discesa, vi faranno viaggiare nel tempo: fra epoca ellenistica, medievale e moderna.

Proprio sulla sommità della città, svetta il castello Normanno-Svevo, con la sua torre ottagonale e il marchio di Federico di Svevia. Con lo scopo difensivo e celebrativo, il castello era simbolo del potere svevo sul Meridione. I nobili del tempo avevano la passione per le stranezze: fra queste la neve della Sila insaporita dal succo di limone, oggi trasformate in granite che potrete assaggiare in ogni angolo della città.

Vie del centro Pexels.com

Fra le bellezze di Cosenza, svetta il Duomo, considerato fra le più antiche cattedrali d’Italia, con 8 secoli di storia. Ogni epoca ha lasciato la sua traccia, dai sarcofagi medievali agli affreschi contemporanei. Così, fra nobili e Santi, si entra in un’altra chiesa incredibile: San Domenico, il maggior punto di riferimento di Cosenza. Il complesso monumentale presenta ben 7 chiese, in cui la sacralità si respira in ogni mattone. All’interno si trova un antico scolatoio, legato al tema della sacralità dell’ars funeraria. La chiesa, tardo gotica crea un dialogo con tutta la Calabria, in quanto vi sono segni votivi per la “Madonna della febbre”, a cui ci si rivolgeva per chiedere la cura della malaria. Pellegrinaggi e percorsi reali che si realizzavano proprio qui, a Cosenza.

Fra Eroi e Pianoforti   

Cosentia, fu conquistata dal re visigoto Alarico. Dopo il Sacco di Roma, del 410 d.C., affamato di Italia, annetté il regno dei Bruzi. Proprio qui, nella confluenza fra i fiumi Crati e Busento, dopo aver rifondato Cosenza, Alarico morì. La leggenda si fa strada: secondo gli storici del tempo, il re fu sepolto nello specchio d’acqua fra i due fiumi, insieme al suo cavallo e ad un tesoro inestimabile. Nessuno lo ha ancora trovato, ma lo scultore torinese Paolo Grassino, nel 2016 ha dedicato al re e a Cosenza, una statua che rievoca i fasti del suo dominio.

Dalla ricerca del tesoro si passa all’invenzione musicale più famosa: il pianoforte. Il teatro cittadino è dedicato proprio al suo inventore: il calabrese, Alfonso Rendano. Fu ricordato per aver creato il terzo pedale indipendente del piano forte, alla fine del 1800. Il nome era “forte piano” e, dopo l’invenzione del musicista, prese il nome di “pianoforte”. Il teatro si affaccia su un altro luogo della memoria: Piazza 15 marzo 1944. Proprio dove furono fucilati i fratelli Bandiera, il 25 luglio 1944.

Dai ponti ai treni a vapore

Cosenza è quindi passato e futuro. L’ingresso cittadino è forgiato dal Ponte Caltarava. È il ponte strallato più alto d’Europa, con i suoi 104 metri. La sua forma si rifà ancora una volta alla tradizione biblica. È dedicato al miracolo della vela di San Francesco da Paola, di cui il ponte assume la forma. Nella tradizione, San Francesco trasformò il suo mantello in una vela, per oltrepassare lo Stretto di Messina e raggiungere la Calabria.

La Sila e la sua magia pexels-photo-14235763.jpeg

Non ci resta che provare un’altra magia: il viaggio per raggiungere il Parco Nazionale della Sila, con il treno a vapore. La Sila vi riempirà il cuore con le mille e una proposta: dalle cascate ai Giganti, dai villaggi ai laghi. Un parco che accontenterà ogni sportivo con attività di orienteering per i boschi, trekking in vetta, passando per il mountain bike e lo sci, prima del calcio d’inizio.

La città per i tifosi

E lo stadio? Seguendo le vie del centro, si raggiunge il Rione San Vito, dove svetta lo stadio Gigi Marulla. E’ il secondo più grande della Calabria, con i suoi 28987 posti. Fu progettato da Terenzio Tavolaro nel 1958, modificato negli anni Settanta e nel 2018.

Venezia-Cosenza, la curva ospiti e i giocatori
Venezia-Cosenza, la curva ospiti e i giocatori

Squadra

Fabio Caserta allena la squadra dei lupi Rosso-Blu. La maglia dei lupi è realizzata da Nike e Oro Sport.

Conosciamo i giocatori.

NumeroRuoloCalciatore
1PAlessandro Micai
3DAndrea Rispoli
6DAlessandro Fontanarosa
7AManuel Marras
9AGennaro Tutino
10CChristian D’Urso
11DTommaso D’Orazio
12PAlessandro Lai
13DAndrea Meroni
14CGiacomo Calò
17DBaldovino Cimino
19AValerio Crispi
20AAlessandro Arioli
21AMassimo Zilli
23DMichael Venturi
26CMateusz Praszelik
27DPietro Martino
30ASimone Mazzocchi
33DSalvatore Dario La Verdera
34CAldo Florenzi
35CRaffaele Marisca
36AJahce Novello
42 CIdriz Voca
77PLeonardo Marson
98CFederico Zuccon
 DAngelo Corsi
 AMattia Finotto
 CMattia Viviani
 CFranck Teyou
La Rosa del Cosenza