Venezia

Alla scoperta di una delle isole più suggestive di Venezia: San Lazzaro degli Armeni, fra leggenda e realtà.

Venezia, San Marco e tu

Venezia è la città d’acqua per eccellenza, amata in tutto il mondo per il suo aspetto romantico e merlettato, per le vicissitudini di Casanova e delle cortigiane, ma è anche una città bohemian, contemporanea, misteriosa, buia, rude, prepotente e nobile al tempo stesso.

La città avvolta dalla nebbia
La città avvolta dalla nebbia

È l’ambientazione amata da Corto Maltese per compiere i suoi loschi affari, il lido in cui Thomas Mann incontrò la personificazione della sua fine, la sala di registrazione di Paolo Sorrentino e del suo Young Pope, il palcoscenico in cui Maria Callas fece vibrare la sua potente voce.

Il caso Banksy

Oggi Venezia vive il grande dibattito riguardo la street art, in quello che possiamo definire “il caso Banksy”. Nel sestiere di Dorsoduro, nell’unico civico numero 2 della città, si può ammirare “Migrant Child”, il graffito creato dallo street artist la notte dell’8 maggio 2019.

Banksy "Migrant Child" durante l'Acqua Granda del 2019. Foto @erikamattio
Banksy “Migrant Child” durante l’Acqua Granda del 2019. Foto @erikamattio

L’opera, che ricorda la disparità di trattamento sui migranti e la responsabilità della collettività, sta perdendo i suoi contorni e la sua brillantezza. Dal 2019 ad oggi la città ha affrontato i segni del global warming, a partire dalla spaventosa ondata di acqua alta del 12 novembre 2019, alle piogge torrenziali dell’estate 2023. Il Banksy di Laguna è stato succube delle scelte del clima, affondando e riemergendo dalle acque del Rio Novo. Questi fenomeni hanno reso i colori della bimba che tiene in mano il faro più deboli e preoccupato i cittadini.

Banksy "Migrant Child" oggi. Foto @erikamattio
Banksy “Migrant Child” oggi. Foto @erikamattio

Come fare? Le opere di street art devono coesistere con il clima e la quotidianità: il loro degrado è parte del fenomeno espressivo che li caratterizza. Inoltre, per legge, nessuna opera più essere restaurata se ha più di 70 anni o se il suo artista è vivente (Art. 5, comma 5, Codice dei beni culturali). Il caso Banksy è però esente da tutto questo: l’opera è recentissima e Banksy è più vivo che mai.

Il sottosegretario di Stato alla cultura, Vittorio Sgarbi, ha proposto il restauro dell’opera, perché di interesse artistico e culturale (Art. 2, comma 2, Codice dei beni culturali) e considerato Patrimonio artistico dell’Umanità. Inoltre vi è un’ulteriore aggravante: l’opera è stata realizzata abusivamente, senza consensi da parte dei proprietari dell’immobile, né dal Comune di Venezia. La scelta va contro quello espresso dalla legge, ma è la proposta per non perdere un’opera che ha ormai lasciato un segno indelebile sulla città nonostante abbia “la fedina non completamente pulita”. In questi controsensi, coloro che si occupano di questa decisione hanno più potere rispetto all’artista stesso.

Cosa ne pensano gli steet artist e l’autore Banksy? Banksy e gli street artist difendono la matrice da cui parte il concetto stesso della loro arte: le opere devono seguire il volere della natura e la loro distruzione è un atto inevitabile.

Storia

Venezia non è solo Rialto e San Marco: è un comprensorio di piccole e grandi isole sconosciute, di realtà culturali nascoste, che vi condurranno in un viaggio fra le corti sconte (nascoste) di questa isola a forma di pesce.

Vi conduco in un’isola poco conosciuta, dalla dimensione religiosa e culturale: l’isola di San Lazzaro degli Armeni. Da riva degli Schiavoni raggiungete l’imbarcadero D, con una corsa (7,50euro) potete andare e tornare dall’isola. Salite sul battello numero 20. La prima fermata è San Servolo, un antico Manicomio, ora Museo di anatomia, hotel e sede universitaria; successivamente raggiungerete San Lazzaro.

Il chiostro e il campanile di San Lazzaro
Il chiostro e il campanile di San Lazzaro

La storia di quest’isola è singolare. Agli inizi del 1100 fu sede benedettina, in seguito divenne parte del sistema sanitario della Serenissima: il nome non è casuale, San Lazzaro, poiché, come la dirimpettaia isola del Lazzaretto Vecchio, fu padrona delle sorti di molti malati che qui, morirono. Terminato il suo ruolo di lebbrosario, che fu conferito all’isola del Lazzaretto Nuovo, nell’area nord della Laguna, fu abbandonata. Solo nel 1700 il filosofo ed erudito Mechitar, scappato dalle persecuzioni ottomane vi si stabilì, ricevendo dal Consilio dei Dieci, l’ordine senatorio della città, la possibilità di fondare la propria comunità e di ridare vita all’isola, che ancora oggi splende ed è famosa per il roseto e la marmellata di rose che gli undici monaci confezionano in primavera.

Un’altra storia incredibile prende voce su quest’isola: nel 1907 un giovane campanaro georgiano, Bepi del Giasso (Beppe del Ghiaccio), trascorse mesi come seminarista. Di chi si trattava? Del giovane Stalin, che trascorse un periodo in Laguna prima di scappare a Berlino. La sua fama di campanaro era nota in città, in quanto si divertiva a suonare le campane con ritmo insolito e lasciava spesso il monastero per girovagare in piena notte a Venezia. 

Vista sulla Laguna Sud
Vista sulla Laguna Sud

Appena arriverete sull’isola apprezzerete il catamarano Armenia, purtroppo ferito dall’acqua alta di Novembre 2019, la torretta di avvistamento, dalla quale potrete ammirare un tramonto incredibile proiettati sulla Laguna sud e gli alberi da frutto. Dirigendovi verso l’ingresso vi accoglierà la statua di Mechitar e un’iscrizione marmorea di Lord Bayron, in cui viene indicato il suo affetto per quest’isola e per il popolo armeno.

La visita del monastero è sorprendente: con un a guida armena, al costo di 6 euro, verrete condotti nel chiostro, nelle splendida chiesa affrescata e all’interno delle stanze dei monaci. Incontrerete le macchine tipografiche utilizzate sino al 1900, i preziosissimi doni che venivano scambiati con la comunità armena, fra cui un sarcofago con mummia egizia e l’incredibile biblioteca, la più antica e ricca della Laguna, con circa 170 mila volumi provenienti da Europa, Africa e Oriente.

Terminata la visita assaggiate la marmellata alle rose, preparata con un’antica ricetta caucasica e, con l’animo e gli occhi gremiti di storie da raccontare,  ritornerete a Venezia.

Un sorso di..

Di ritorno dal vostro viaggio nella Laguna Sud, vi consiglio di sostare presso la Vineria all’Amarone. Il locale è un osteria veneziana autentica, i cui assaggiare i tipici cicchetti, preparati da Nicole e Antonella e accompagnarli con gli oltre 50 tipi di vino da abbinare, consigliati dai sommelier. Il costo medio si aggira sui 20 euro a persona. La qualità e la varietà dei piatti valgono davvero l’assaggio, accompagnati da un sorso, o anche due, dei vini selezionati.  

Vineria all’Amarone,  calle dei Sbianchesini 1131, Sestiere di San Polo.

Alla scoperta di una delle isole più suggestive di Venezia: San Lazzaro degli Armeni, fra leggenda e realtà.
In battello verso San Lazzaro degli Armeni

Consigli di lettura:

Ugo Pratt, Corto Maltese: corte sconta detta arcana, Einaudi, 1996

Tiziano Scarpe, Venezia è un pesce, Feltrinelli, 2000

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Autore: erikamattio

Archeologa, antropologa, giornalista, viaggiatrice, sportiva e scrittrice. Inguaribile sognatrice e fervida sostenitrice delle potenzialità di MacGyver. Amante delle situazioni complicate e dei valori dell'amicizia.

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