Palermo

Palermo è la città dai sette nomi; dove il verde dei monti abbraccia il blu del mare, in un contrasto perfetto fra i mattoni ocra delle case e il giallo dei tetti maiolicati.

Palermo è mondo. Greca per le metope che si intravedono ancora in qualche sparuta costruzione di periferia; cartaginese per l’imponenza del porto e la caparbietà dei pescatori; araba per le architetture e il profumo di spezie che si respira nelle anguste vie del centro; francese per l’eleganza delle aree toccate dalla dominazione degli Altavilla; spagnola per le scelte stilistiche della statuaria e dell’evoluzione urbana; inglese per l’eco dei passi di Lady Hamilton e le lusinghe dell’ammiraglio Nelson; asiatica per l’eccentricità importata dai viaggi della famiglia Florio.

Tutto questo è Palermo, indimenticabile, poetico e frizzante centro del Mediterraneo.

Una storia multietnica

Le sue origini risalgono all’epoca preistorica, come mostrano le indagini archeologiche compiute all’interno del sistema di grotte dell’Addaura, che costellano Monte Pellegrino. Dal Libano, i fenici compresero subito il suo potenziale e fondarono nel 734 a.C., Mabbonath, un importante approdo commerciale; la dominazione fenicia che si intrecciò con quella cartaginese donò un nuovo nome alla città: Zyz, fiore. Nell’VIII secolo i greci si impadronirono della Sicilia e rimasero folgorati da questo agglomerato di vita e dal suo legame con l’acqua, così vicino alle imprese di Odisseo e alle amate coste dell’Ellesponto. Il nome fu quindi cambiato in Panormos, che indica “Porto a tutto tondo”; il nome, che vestiva perfettamente la nuova polis, fu riutilizzato dai romani nel 254 a.C., con la latinizzazione in Panormos.

La storia di Palermo però è solo agli inizi della sua multietnicità: dopo le conquiste dei Vandali e degli Ostrogoti poi, si mantenne sino al 883 d. C. bizantina, per cambiare ancora una volta lingua e forma, con la dominazione araba. La città divenne così Balarm, anche se spesso il nome più comune è Medinah, che indica città per antonomasia; con questa nuova identità, continuò ad essere contesa da altri Pigmalioni. Nel 1061 i Normanni la battezzarono Balermus, cambiando i tratti dei suoi abitanti, che iniziano a tingersi di biondo e ricoprirsi di lentiggini, in quello che è uno dei contrasti umani più affascinanti d’Italia; lo stesso Oscar Wilde, innamorato di questa città,  descriveva i palermitani come “ragazzi con volti che sanno di grecità, altri proprio da arabi, che sembrano tante sculture che girano a cielo aperto”.

La monumentale Chiesa di San Cataldo
La monumentale Chiesa di San Cataldo

Divenne Sveva con Federico II, prendendo il nome finale di Palermo; angioina seppur per un breve periodo, sino a quando, il trattato di Utrecht del 1731 mise fine alle dinastie spagnole. La crisi europea provocata dalla Rivoluzione Francese non fece che accentuare il distacco fra Napoli e la Sicilia. Nel 1799 Napoli si proclamò Repubblica, mentre la Sicilia fu rifugio di Ferdinando IV e base della riconquista conclusa dal cardinale Fabrizio Ruffo. L’unione di forma iniziò nel 1738 con il congresso di Vienna e terminò nel 1861 con l’Unità d’Italia, che rese Palermo la meravigliosa città e capitale europea della cultura 2018, che oggi conosciamo: caotica, poliedrica e aperta a nuove prospettive.

Palermo città Grunge, patria di grandi donne e di eroi

Palermo è una città Grunge: anticonformista, elegante e spettinata nello stesso tempo. Vive del contrasto fra le spiagge, raffinate e modaiole e le anguste vie del centro, decadenti e chiassose. È la città in cui perdersi è un dono, in quanto si scoprono scorci meravigliosi e indelebili tratti di quotidianità; dove fra un monumento e un dolcetto di marzapane, si incontra la libreria più stretta del mondo.

La libreria più stretta del mondo, La stanza di Carta
La libreria più stretta del mondo, La stanza di Carta

Dove i mercati di quartiere consentono al viaggiatore di tornare indietro nel tempo e dove i festival di arte e musica, riportano alla realtà contemporanea ed europea; fra questi “Manifesta”, la biennale nomade europea che nasce in risposta al cambiamento economico e politico, che si contrappone alla litanica e tradizionale processione di Santa Rosalia, legata al forte senso di devozione dei cittadini. La tradizione dei Pupi, che incantano con le gesta cavalleresche di Orando Furioso e Innamorato, che si amalgama all’armonica architettura arabo-normanna.

I Pupi del teatro Kemonia, della famiglia Cuticchio e figli
I Pupi del teatro Kemonia, della famiglia Cuticchio e figli

A Palermo risuona ancora l’eco di personaggi che hanno impresso nella storia d’Italia le loro gesta. Indimenticabili i giudici Giovanni Falcone e Augusto Borsellino e tutti gli eroi che hanno dato la vita per la libertà.

Così come spicca il nome della famiglia Florio: fonte inesauribile di gossip fra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento, ma fortemente amata dai palermitani per l’evergetismo e la genialità dei suoi membri; in primis Vincenzo e poi suo figlio, Ignazio, che resero Palermo una città industriale competitiva su scala europea; di umili origini, aprirono una bottega di spezie, per poi crescere, sino a diventare imprenditori di fama mondiale, detentori di un immenso potere in città. La famiglia diede un forte impulso alla realizzazione di cantieri navali, per poi investire nelle tonnare; grazie all’invenzione del tonno sott’olio divennero realmente fra i personaggi più potenti della Sicilia e si dedicarono ad investimenti edilizi che consentirono la modernizzazione della città.

Palermo è anche la città delle grandi donne, che hanno fatto parlare di sé in tutta Europa. Fra queste Donna Franca Florio considerata, durante la Belle Époque, una delle donne più belle al mondo e amore proibito per tanti uomini influenti del periodo: come l’imperatore d’Austria Francesco Giuseppe e persino il grande amatore Gabriele D’Annunzio. Fu una femminista ante litteram, che si batté per l’apertura degli asili nido all’interno degli stabilimenti Florio, per il riconoscimento del lavoro delle donne, dando dei premi e delle agevolazioni alle madri lavoratrici. Spiccano, nei murales della città, volti di donne e della loro influenza sulla città.

Temet e Nosce, volti di donna sui murales della città
Temet e Nosce, volti di donna sui murales della città

Con la sua leggiadria di versi, emerge la figura della scrittrice, Natalia Ginzburg, figlia dello scienziato e attivista Giuseppe Levi. Titoli straordinari come “E’ stato così”, o le commedie teatrali, come “Ti ho sposato per allegria”, hanno lasciato una profonda impronta nella storia della letteratura palermitana e italiana, fatta di ironia, brutalità e poesia.

Dall’altura di Monte Pellegrino alla profondità dei Qanat

A 600 metri sul livello del mare spicca Monte Pellegrino, famoso per la vicina grotta dell’Addaura, in cui sono stati trovati resti mesolitici e incisioni rupestri.

Dall'alto del Monte Pellegrino
Dall’alto del Monte Pellegrino

Visto dall’alto appare come un Iceberg verde, immerso fra i colori della città e il blu del mare. Il rilievo è una delle zone sacre di Palermo, che si collega all’Itinerarium Rosaliae; già in epoca araba era conosciuto come Tell Grin, “Monte Vicino”, volgarizzato, poi, in Pellegrino. E proprio di un pellegrinaggio si tratta: per rendere omaggio alla Rosa senza spine della famiglia degli Altavilla, Santa Rosalia appunto. Figlia del Re Ruggero II, decise di rinunciare agli agi della vita di corte, allontanando pretendenti e ricchezze; si convertì e scelse di vivere in solitudine nella grotta di Monte Pellegrino, dove morì nel 1170. I Palermitani, devoti alla Santa, ogni luglio si riuniscono per raggiungere il Monte, in una festa sontuosa e armoniosa. 

Il tesoro di Santa Rosalia
Il tesoro di Santa Rosalia

Nel centro di Palermo, in Via Nave, preparatevi ad entrare nelle profondità della città e scoprire uno degli elementi di ingegneria idraulica più interessanti e sconosciuti della città: i Qanat. Questo complesso di gallerie, detto Qanat in arabo o Kariz in persiano è comune in tutto il Medio Oriente: dall’Iran alla Siria, passando per il Maghreb e la Spagna. La loro funzione era quella di creare una canalizzazione d’acqua sotterranea che consentisse alla stessa di non evaporare, al contrario del sistema romano, più adatto ai climi miti. La città è sempre stata un Paradiso in terra, con grandi giardini che necessitavano di essere mantenuti floridi e densamente abitata, con una richiesta di acqua potabile elevata. Con questo sistema di canali e vasi comunicanti, quindi, l’acqua poteva scorrere fresca sottoterra ed essere facilmente reperibile. Non a caso, le qanate si trovano in prossimità di Corso Calatafimi, che in passato era un vasto giardino reale, ricco di pianete esotiche e fontane spettacolari.

I qanat e il complesso sistema acquedottifero. Foto @samueleschirò
I qanat e il complesso sistema acquedottifero. Foto @samueleschirò

Accompagnati da guide speleologiche si entra quindi in uno dei punti più profondi di Palermo, avvolti dall’eco dei propri passi e dallo scroscio dell’acqua; acqua che toccherete e che vi rinfrescherà durante questo tragitto surreale.  

Lo stadio

Lo stadio fu creato nel 1932 dando avvio alla stagione della squadra nero rosa contro l’Atalanta. Il legame con l’epoca dei Florio faceva da eco nel suo nome “La Favorita”. Nel 1937 fu intitolato a Michele Marrone, ufficiale e calciatore ucciso nella seconda guerra mondiale. Subì tre ampliamenti, uno di essi per i Mondiali Italia ’90. Dal 18 settembre 2002, l’impianto è stato è intitolato a Renzo Barbera, presidente del Palermo nel decennio 1970-1980 e ospita 36365 spettatori.

La squadra

Il Palermo FC e le sue aquile, indossano i colori rosa nero dal 1907. i colori originari erano il rosso e il blu, e la leggenda vuole che, con un candeggio sbagliato si trasformassero in rosa e nero. I più romantici vogliono vedere in questi colori il contrasto fra il dolce e l’amaro. Kuro è l’aquila che accompagnò la squadra in Serie A, indossando la maglia 04.

Il presidente è Dario Mirri, l’allenatore Eugenio Corini.

I calciatori

NumeroRuoloCalciatore
1PSebastiano Desplanches
2DSimon Graves Jensen
3DKristoffer Lund
4CClaudio Gomes
5DFabio Lucioni
6CLeo Štulac
7ALeonardo Mancuso
8CJacopo Segre
9AMatteo Brunori (capitano)
10AFrancesco Di Mariano
11ARoberto Insigne
12PManfredi Nespola
13PAdnan Kanuric
15DIvan Marconi
17AFederico Di Francesco
18DIonuț Nedelcearu
20CAljosa Vasic
22PMirko Pigliacelli
25DAlessio Buttaro
27DEdoardo Soleri
30ANicola Valente
31DGiuseppe Aurelio
32DPietro Ceccaroni
37DAleš Matějů
53CLiam Henderson
80CMamadou Coulibaly
 DBubacarr Marong
 DMasimiliano Doda
Le aquile rosa e nere del Palermo

Spezia

Gli “aquilotti” vi aspettano in questa città signorile, avvolta dai colori e dalla brezza marina.

La città dei colori vi aspetta. Fra i palazzi nobiliari, il blu del mare, le bancarelle del Mercato e i mille fiori del giardino botanico, Spezia vi conquisterà.

Dall’arsenale al castello di San Giorgio è percepibile l’anima di città fortezza.

Storia

Il Golfo su cui si affaccia la città di La Spezia o Spezia (tranquilli c’è una disputa sul nome da oltre 200 anni!) ha un’origine presitorica. I liguri vissero in queste aree, da cui sono emerse tracce antropologiche e archeologiche.

Spezia deve la sua fondazione al conte Nicolò Fieschi che, nel XIII° secolo, realizzò la sua Signoria. L’obiettivo era uno: rivaleggiare con Genova. Il Castello-Fortezza di San Giorgio divenne il simbolo della rivalsa. Il 1273 segnò però la sconfitta della città, che fu sottomessa a Genova, con la vittoria di Oberto Doria: la sua posizione strategica la resero un baluardo commerciale. La voglia di autonomia fu sempre un emblema per La Spezia. Sotto Napoleone divenne parte della Repubblica Ligure e, con l’Unità d’Italia, ottenne finalmente la sua libertà. Il simbolo ne è il grande Arsenale militare, che fino agli anni ’80 fu fra i più importanti d’Italia.

L'arsenale di Spezia: il legame con il mare
L’arsenale di Spezia: il legame con il mare

La città è Medaglia d’Oro al Merito Civile per aver fatto salpare tre navi cariche di ebrei direttamente in Palestrina, salvando così centinaia di persone. Con la resistenza partigiana è stata premiata con la Medaglia d’Oro al Valor Militare. 

L’articolo della discordia

La Spezia o solo Spezia. I dubbi sulla presenza dell’articolo sono tanti. Si data al 1071 il primo documento in cui compare il nome Spezam per indicare la città. Per secoli fu chiamata La Spezia: l’articolo rendeva la città più importante e in grado di concorrere con la vicina Repubblica Marinara di Genova, detta “La Superba”. Il Congresso di Vienna, stabilì che nessuna città dovesse avere un articolo anteposto al nome. Così dal 1815 la città fu chiamata Spezia. L’attaccamento verso “l’articolo della discordia” era però così grande, da suscitare una divisione all’interno dei cittadini stessi. Quindi…non esiste un modo corretto di chiamare la città, anche se ufficialmente Spezia sarebbe il nome più in linea con il decreto firmato durante il Concilio e ancora oggi ritenuto valido.

Il nome richiama ai mercati e all’Oriente. Spezam che può essere condotto alle “spezie”. Alcune ipotesi, però, avvalorate dal documento del Tino, cambiano questa origine: si parla del fossato sul fiume Pieza, che rimanda alla palude su cui sorgeva il primo nucleo urbano, da cui deriverebbe la volgarizzazione Spezia oppure ancora della trasformazionedella parola “pietra”, di cui la città è ricca nelle sue fondazioni, tanto da renderla “la città fondata sulle pietre”.

La città dei colori

Spezia si affaccia sul Golfo dei Poeti che abbraccia anche la rinomata Portovenere. I colori regnano sovrani: imperdibile è una passeggiata al porto Mirabello, per respirare l’aria salmastra, ammirare il blu intenso del mare e il bianco accecante delle barche. In questo percorso si può attraversate il Ponte Thaon de Revel, realizzato nel 2013: la passeggiata ci porterà all’isolotto artificiale, da cui potrete osservare la città e l’antico castello di San Giorgio, realizzato a scopo difensivo nel 1200. Divenne un simbolo di forza, ma fu distrutto dalla Superba Genova nel 1273. Il verde è un altro colore che vuole dominare sul golfo: i giardini pubblici, costruiti nel 1825, ve lo dimostreranno. Qui, fra il monumento a Garibaldi e le panchine liberty, potreste conoscere decine di piante esotiche, che lo rendono uno dei più ricchi d’Italia a livello di varietà botanica.

I colori si esprimono in tutta la loro vivacità nel centro città e sulle facciate dei palazzi nobiliari, dai cui i gossip del passato risuonano ancora. Come Virginia Oldoini, donna di grande carisma che segnò la nomea di Palazzo Oldoini con il passaggio dei suoi amanti. Le storie d’amore venivano commentate anche nei palchi del Teatro Civico, realizzato nel 1840, con la cupola apribile da cui, ancora oggi, spiccano i dipinti di stelle e segni zodiacali. Raggiungete il Duomo Cristo Re. Una moderna chiesa di forma circolare che mostra l’attenzione all’avanguardia architettonica contemporanea. Non perdetevi l’Arsenale e il suo museo, per comprendere appieno l’imponenza del mare, sulle sorti della città.

I colori di Portovenere
I colori di Portovenere

Se avete ancora voglia di emozioni, recatevi nei dintorni di Spezia. Per gli amanti del mare proponiamo un’escursione nella bella Porto Venere e, per gli amanti della Montagna, un trekking sul Monte Verrgugoli che con i suoi 749 metri, sovrasta la città.

Dopo questo viaggio di scoperta, non dimenticate di assaggiare un piatto di Acciughe alla spezzina – da assaporare calde – o, per i gusti veg,  un piatto di Mesciua, la tipica zuppa di legumi e cereali. Con questa carica di energia, sarete pronti ad affrontare il calcio d’inizio.

Lo stadio

Lo stadio dello Spezia, realizzato nel 1919, è dedicato ad Alberto Picco. Fu il primo giocatore della neonata squadra a marcare un goal e morì nella Prima Guerra Mondiale. Un elemento architettonico che lo distingue da altri stadi, è la cancellata di ingresso. Costruita negli anni Trenta in pietra ligure, convoglia il pubblico negli spalti. I tifosi si dirigono alla “Curva Ferrovia” o alla “Curva Piscina”, i cui nomi derivano dalla posizione dietro la ferrovia per la prima e nello sazio della piscina militare per la seconda. Nel 2020 si è disputata la prima partita di serie A e lo stadio ha avuto numerosi lavori di adeguamento con i suoi 10000 posti.

La Squadra

Massimiliano Alvini è l’allenatore dello Spezia. La squadra veste la maglia bianco nera, con l’inconfondibile stemma dell’aquila, che fa vantare il nome di “aquilotti” ai giocatori.

I calciatori

                 NumeroRuoloCalciatore 
1PJeroen Zoet 
2DPrzemyslaw Wisniewski 
69PBartolomiej Dragowski 
40PPetar Zovko 
43DDimitrios Nikolaou 
23DLukas Muhl 
55DPetko Hristov 
33DIva Gelashvili
77DNicolò Bertola
5DLaurens Serpe
13AArkadiusz Reca
4AJoao Moutinho
27AKelvin Amain
10ASalvatore Esposito
8AAbin Ekdal
21AGiovanni Corradini
17CSzymon Zurkowski
25CFilippo Bandinelli
11CTio Cipot
29CFrancesco Cassata
80CRachid Kouda
15CNiccolò Pietra
48CMirko Antonucci
99ADaniele Verde 
7ASalvatore Elia 
24CLuca Moro 
19CRaimonds Krollis 
9CFrancesco Pio Esposito 
La rosa degli “aquilotti” dello Spezia

Cittadella

Cittadella ci accoglie fra le mura carraresi e lo stadio dedicato a Piercesare Tombolato.

Padovana di fondazione, carrarese nella forma, unica nella storia: Cittadella è un gioiello architettonico imperdibile. Vanta il privilegio di essere una delle uniche città fortificate d’Europa con il camminamento di ronda totalmente percorribile.

Dalle mura al centro, fra chiese e teatri, andiamo a scoprire le sue sorprese.

La città della sfida

Cittadella fu ideata per la sfida di dominazione fra Padova e Treviso. In seguito alla costruzione dell’avamposto trevigiano di Castelfranco nel 1195, i padovani decisero di mostrare la loro potenza. Così, dopo un’accurata scelta strategica, nel 1220 fu fondata la città dalle mura ellittiche, chiamata Cittadella. Il suo scopo era quello di essere un avamposto militare e, nel contempo, una base commerciale. Sorse in una zona estremante tattica: sulle rovine romane della Via Postumia, collegamento fra Aquileia e Genova. Cittadella fu quindi pensata per essere un punto di snodo fra l’Adriatico e il Tirreno.

Con la promessa di essere una città autonoma, Cittadella assunse una notevole rilevanza economica. Gravitò sotto il controllo dei Carraresi, che lasciarono il loro marchio sulle mura e sullo stemma cittadino. La forte influenza della famiglia rimase impressa, come un tatuaggio, anche durante la dominazione veneziana. Cittadella mantenne la sua rilevanza sotto il doge, divenendo un centro culturale di riferimento per tutto il Veneto, legato alla Via della Seta.

Seguì le sorti della Serenissima, passando sotto il controllo napoleonico, austriaco e poi italico. La città vanta il riconoscimento della Medaglia d’Argento al Valor Militare: nella Seconda Guerra Mondiale si distinse con la lotta partigiana.

Fra le Mura e il Duomo

Passeggiando sulle mura si può viaggiare nel tempo e immaginare la città al tempo dei Carraresi, fra torrioni e merlature. Fra le attività più divertenti, potete noleggiare una barca a motore, percorrendo il perimetro del fossato.

Dopo aver ammirato la città dall’alto, è il momento di scendere: in poco tempo si raggiunge il centro storico, protetto dalle alte porte. La Porta di Malta, orientata verso Padova è sede del museo archeologico. Realizzato su due piani, vi farà scoprire la storia della città e delle armi utilizzate durante il terribile assedio del 1318. Raggiungendo, invece, Porta Treviso, potrete vistare il Palazzo Pretorio, di maestranze veneziane.

Il Duomo della città
Il Duomo della città

Raggiungendo il centro cittadino, entrate nel Duomo. Si percepisce chiaramente il forte legame con Padova: fu realizzato da Domenico Cerato, il geniale architetto che trasformò l’Isola Memmia in Prato della Valle. Poco lontano si erge il Teatro Sociale, la cui facciata si lega nuovamente a Padova: fu, infatti, realizzata da Giuseppe Japelli, decoratore del Caffè Pedrocchi. In questo viaggio di scoperta non dimenticate di perdervi fra le vie del centro e di ammirare gli scorci medievali di questa città senza tempo.

Buon calcio d’inizio per questo derby veneto!

Il nuovo stemma del Cittadella: 50 anni e non sentirli!
Il nuovo stemma del Cittadella: 50 anni e non sentirli!

Stadio

Con i suoi 7623 posti, lo Stadio Piercesare Tombolato, ospita le partita della Serie B. E’ intitolato al portiere dell’Olimpia Cittadella, Piercesare Tombolato che, nel 1957 ricevette un colpo all’addome durante una partita, e morì per emorragia.

Squadra

I Granata dell’Associazione Sportiva Cittadella sono presieduti da Andrea Gabrielli. L’allenatore è Edoardo Gorini. L’emblema è il Carro dei Carraresi, e la torre Torrion Torrione è l’apoteosi del loro mecenatismo nella città: si deve, infatti, ai Carraresi, la costruzione dell’imponente cinta muraria. Non solo: per celebrare i 50 della squadra, il 2023 si presenta con il nuovo stemma.

Calciatori

NumeroRuoloCalciatore
1PFilippo Veneran
2DAlessandro Salvi
3DGian Filippo Felicioli
4DMatteo Angeli
5CValerio Mastrantonio
6DEdoardo Sottini
7ACarlos Embalo
8CFrancesco Amatucci
9AAndrea Magrassi
10AClaudio Cassano
11AFilippo Pittarello
14ALuca Pandolfi
15D- CapitanoDomenico Frare
16CAlessio Vita
17CEmil Kornvig
18CAndrea Tessiore
20CGiuseppe Carriero
21CNicholas Saggionetto
23CSimone Branca
24DLorenzo Carissoni
26CNicola Pavan
27CAndrea Danzi
32ATommy Maistrello
36PElhan Kastrati
64DAndrea Cecchetto
77PLuca Maniero
92AEnrico Baldini
98DFederico Giraudo
 CAhmed Sanogo
La Rosa del Cittadella

Genova

Le città del tifoso ci portano a Genova. Perdiamoci fra i suoi caruggi, dal porto al belvedere.

La nostra città del tifoso è Genova, conosciuta in epoca medievale come La Superba. Ancora oggi porta con sé i fasti dell’antica Repubblica Marinara, per incantarci con i suoi caruggi e angoli di modernità.

Genova rappresenta la forza del Tirreno, l’orgoglio di Cristoforo Colombo, la maestria dei fonditori di cannoni rinascimentali e degli architetti contemporanei. Dalla Porta Soprana al nuovo Ponte Genova San Giorgio, dai palazzi nobiliari alle chiesette arroccate, Genova è una città marittima, che fa rotta verso il futuro.

Da porto fluviale a città di mare

Il nome riporta alla parola indoeuropea “Gineo”, “ginocchio”, che identificò la città per la forma del porto. La storia di Genova ha il suo mito fondativo in epoca Neolitica. In Piazza della Vittoria si trovano reperti risalenti al V° millennio a.C.: segno di un’antica scelta abitativa dei popoli del Tirreno, che la elessero come approdo fluviale, grazie ad un ramo del fiume Bisagno. Con l’arrivo degli Etruschi e poi dei Romani, accrebbe la sua fama di città di mare; ambita dai saraceni e in lotta con veneziani e ottomani, perfezionò la sua flotta e divenne una delle Repubbliche del Mediterraneo fra le più temibili: Genova La Superba.

La potenza della città si percepisce anche all’interno delle chiese. Varcando Santa Maria di Castello, costruita sui resti di un palazzo longobardo, si ammira l’imponenza e la magniloquenza delle scelte stilistiche, che volevano mostrare in tutti gli ambiti cittadini, la sua ricchezza.

Il Belvedere della Spianata di Castelletto su Genova
Il Belvedere della Spianata di Castelletto su Genova

Nel 1101, il combattente Guglielmo Embriaco, riportò a Genova il Sacro Cateno – considerato il Santo Graal – custodito nella cattedrale di San Lorenzo, con il bottino che i genovesi riportarono a casa dopo le conquiste in terra islamica. Le crociate segnarono così l’inizio della grande espansione genovese, fra Oriente e Nord Africa.

Fra X° e XI° secolo Genova ebbe un ruolo determinante nella lotta ai Fatimidi e nella conquista dei mercati delle aree islamiche, imponendosi con un’identità politica unica. Già nell’XI° secolo le “compagne”, libere compagnie commerciali di quartiere, si unirono per dare vita al “libero comune”. Questo garantì a Genova ricchezza e imitazione da parte delle altre città d’Europa. Nel 1330 divenne Repubblica con il Potestà, i cui poteri erano simili a quelli del rivale Doge veneziano.

La luce e l’oro

La città tocca i monti e il mare, in una crescita verticale grandiosa. Il suo guardiano è La Lanterna, il secondo faro più alto d’Europa, con un sistema rotante realizzato nel 1800, che può essere visto da 30 chilometri di distanza. Consigliato il museo storico della Lanterna, con vittorie e vicissitudini dalla Genova Medievale a quella odierna.

La lanterna di Genova: scacchi dei Palazzi dei Rolli
La lanterna di Genova: scacchi dei Palazzi dei Rolli

Con la scoperta dell’America, Cristoforo Colombo cambiò il corso della storia e anche le sorti di Genova. Seppur sotto la Corona di Spagna, Colombo rimase sempre legato alla Superba, tanto da lasciare, alla sua morte, il 10% dei suoi profitti alla principale banca genovese, per diminuire il costo del cibo.

L’oro nasce in America, muore a Siviglia e viene seppellito a Genova

A Genova nacque la banca moderna. Grazie ai lavoratori d’oro, si inventò un sistema di “note di banco”, che sostituì il banco dei pegni. A poco a poco tutta Europa copiò il sistema e il detto divenne “L’oro nasce in America, muore a Siviglia e viene seppellito a Genova”. Il Banco di San Giorgio fu il primo sistema bancario al mondo. Con una passeggiata nelle vie centrali si può visitare l’antica struttura, meravigliosamente affrescata. Gli affreschi, poi, sono innumerevoli negli antichi palazzi dei Rolli. Prima del calcio d’inizio recatevi in centro: un tempo i palazzi erano iscritti ai “bussoli”, che determinavano le categorie di ricchezza, per essere adibiti a ricevere persone di spicco e capi di stato. Oggi, potrete entrare liberamente, fra le Vie Garibaldi, Cairoli e Balbi.

L'imponenza dei palazzi e la bellezza dei caruggi
L’imponenza dei palazzi e la bellezza dei caruggi

Genova vi porterà così dal mare alla sua vetta, passando per i caruggi e l’ascensore che vi accompagnerà al Belvedere della Spianata di Castelletto. Con il contrasto fra le torrette del porto e le cupole delle chiese, scoprirete la sua estensione. Non dimenticatevi di recarvi al Ponte San Giorgio, nato per cucire la grande ferita lasciata dal crollo del Ponte Morandi. Renzo Piano ha creato un nuovo ponte, che collega la città sud e la città nord. I 43 pilastri sono delle ancore e ognuno di loro rende omaggio alle 43 vittime del terribile crollo.

Isola di San Fruttuoso, mare e monti
Isola di San Fruttuoso, mare e monti

Se avete voglia di concedervi una visita extra, potete dirigervi nell’Isola Abbazia di San Fruttuoso di Camogli. Si può raggiungere via mare da Genova, per ammirare la costa; oppure potete recarvi a Portofino e…con delle buone scarpe da trekking, seguire il sentiero fra mare e boschi, che vi porterà in questo luogo magico. Genova è quindi mare, monti, storia.

Buon calcio d’inizio in questa città ricca di storia e memoria.

Lo stadio

Nel quartiere Marassi, si erge lo stadio Luigi Ferraris. Costruito nel 1911 e restaurato nel 1990 per i mondiali d’Italia è uno degli unici esempi italiani di “stadio all’inglese”, in cui i gradoni e le tribune sono vicinissime al campo. Un’occasione per vivere appieno i suoni della partita e il calcio d’inizio.

La squadra

La Sampdoria è l’unione, avvenuta nel 1946, fra le squadre Sampierdarnese e l’Andrea Doria. Le due maglie si sono fuse nei colori biancorossoneri e biancoblu, dando così vita ai “blucerchiati”.  Inoltre lo stemma è sostenuto dal profilo del pescatore genovese Baciccia: il Gian Battista del Tirreno è un’ombra con barba, berretto, pipa e riccioli mossi dalla brezza marina.

Marco Lenna è il presidente. L’allenatore è Andrea Pirlo. La squadra ha vantato la presenza di Gianluca Vialli dal 1984 al 1992, cui dedichiamo un pensiero.

I Calciatori

NumeroRuoloCalciatore
1PFilip Stankovic
2DLuigi Aquino
3DAntonio Barreca
4CRonaldo Vieira
5CKristoffer Askildsen
6CSimone Panada
8CMatteo Ricci
9AManuel De Luca
10CValerio Verre
11AEstanis Pedrola
12PElia Tantalocchi
15DArttu Mikael Lotjonen
16AFabio Borini
17CLorenzo Malagrida
19ADaniele Montevago
20AAntonino La Gumina
21DSimone Giordano
22PNicola Ravaglia
23DFabio Depaoli
25DAlex Ferrari
28CGerard Yepes
29DNicola Murru
30CMattia Vitale
33DFacundo Gonzalez
37CMehdi Léris
40DPetar Stojanovic
77AMarco Delle Monache
80CLeonardo Benedetti
87DDaniele Ghilardi
97CFlavio Paoletti
 DAndrea Conti
 CStefano Girelli
 ASebastiano Esposito
 CNoah Lemina
La squadra della SAMP

Cosenza

Cosenza è contrasto fra la Nobiltà e la Chiesa, fra l’ambizione augustea e dominazione Sveva.

Cosenza è la città dei 7 colli, abbarbicata fra il Tiglio e il Pancrazio, fra la storia dei Bruzi e l’architettura contemporanea. Prima del calcio d’inizio, andiamo a scoprire Cosenza e il parco nazionale della Sila.

Salendo i gradoni del centro storico, si raggiungono i fasti del Normanni e la modernità dell’architetto Santiago Calatrava. Dalla tradizione ellenistica, nasce una città romana il cui tessuto archeologico è percettibile ad ogni passo che si fonde all’arte contemporanea di un museo en plair air.

Neve al limone e cattedrali gotiche

Cosenza è contrasto fra la Nobiltà e la Chiesa, fra l’ambizione augustea e dominazione Sveva. Le somiglianze a Roma e Atene iniziano con la conformazione a 7 colli. Le strade, in salita e discesa, vi faranno viaggiare nel tempo: fra epoca ellenistica, medievale e moderna.

Proprio sulla sommità della città, svetta il castello Normanno-Svevo, con la sua torre ottagonale e il marchio di Federico di Svevia. Con lo scopo difensivo e celebrativo, il castello era simbolo del potere svevo sul Meridione. I nobili del tempo avevano la passione per le stranezze: fra queste la neve della Sila insaporita dal succo di limone, oggi trasformate in granite che potrete assaggiare in ogni angolo della città.

Vie del centro Pexels.com

Fra le bellezze di Cosenza, svetta il Duomo, considerato fra le più antiche cattedrali d’Italia, con 8 secoli di storia. Ogni epoca ha lasciato la sua traccia, dai sarcofagi medievali agli affreschi contemporanei. Così, fra nobili e Santi, si entra in un’altra chiesa incredibile: San Domenico, il maggior punto di riferimento di Cosenza. Il complesso monumentale presenta ben 7 chiese, in cui la sacralità si respira in ogni mattone. All’interno si trova un antico scolatoio, legato al tema della sacralità dell’ars funeraria. La chiesa, tardo gotica crea un dialogo con tutta la Calabria, in quanto vi sono segni votivi per la “Madonna della febbre”, a cui ci si rivolgeva per chiedere la cura della malaria. Pellegrinaggi e percorsi reali che si realizzavano proprio qui, a Cosenza.

Fra Eroi e Pianoforti   

Cosentia, fu conquistata dal re visigoto Alarico. Dopo il Sacco di Roma, del 410 d.C., affamato di Italia, annetté il regno dei Bruzi. Proprio qui, nella confluenza fra i fiumi Crati e Busento, dopo aver rifondato Cosenza, Alarico morì. La leggenda si fa strada: secondo gli storici del tempo, il re fu sepolto nello specchio d’acqua fra i due fiumi, insieme al suo cavallo e ad un tesoro inestimabile. Nessuno lo ha ancora trovato, ma lo scultore torinese Paolo Grassino, nel 2016 ha dedicato al re e a Cosenza, una statua che rievoca i fasti del suo dominio.

Dalla ricerca del tesoro si passa all’invenzione musicale più famosa: il pianoforte. Il teatro cittadino è dedicato proprio al suo inventore: il calabrese, Alfonso Rendano. Fu ricordato per aver creato il terzo pedale indipendente del piano forte, alla fine del 1800. Il nome era “forte piano” e, dopo l’invenzione del musicista, prese il nome di “pianoforte”. Il teatro si affaccia su un altro luogo della memoria: Piazza 15 marzo 1944. Proprio dove furono fucilati i fratelli Bandiera, il 25 luglio 1944.

Dai ponti ai treni a vapore

Cosenza è quindi passato e futuro. L’ingresso cittadino è forgiato dal Ponte Caltarava. È il ponte strallato più alto d’Europa, con i suoi 104 metri. La sua forma si rifà ancora una volta alla tradizione biblica. È dedicato al miracolo della vela di San Francesco da Paola, di cui il ponte assume la forma. Nella tradizione, San Francesco trasformò il suo mantello in una vela, per oltrepassare lo Stretto di Messina e raggiungere la Calabria.

La Sila e la sua magia pexels-photo-14235763.jpeg

Non ci resta che provare un’altra magia: il viaggio per raggiungere il Parco Nazionale della Sila, con il treno a vapore. La Sila vi riempirà il cuore con le mille e una proposta: dalle cascate ai Giganti, dai villaggi ai laghi. Un parco che accontenterà ogni sportivo con attività di orienteering per i boschi, trekking in vetta, passando per il mountain bike e lo sci, prima del calcio d’inizio.

La città per i tifosi

E lo stadio? Seguendo le vie del centro, si raggiunge il Rione San Vito, dove svetta lo stadio Gigi Marulla. E’ il secondo più grande della Calabria, con i suoi 28987 posti. Fu progettato da Terenzio Tavolaro nel 1958, modificato negli anni Settanta e nel 2018.

Venezia-Cosenza, la curva ospiti e i giocatori
Venezia-Cosenza, la curva ospiti e i giocatori

Squadra

Fabio Caserta allena la squadra dei lupi Rosso-Blu. La maglia dei lupi è realizzata da Nike e Oro Sport.

Conosciamo i giocatori.

NumeroRuoloCalciatore
1PAlessandro Micai
3DAndrea Rispoli
6DAlessandro Fontanarosa
7AManuel Marras
9AGennaro Tutino
10CChristian D’Urso
11DTommaso D’Orazio
12PAlessandro Lai
13DAndrea Meroni
14CGiacomo Calò
17DBaldovino Cimino
19AValerio Crispi
20AAlessandro Arioli
21AMassimo Zilli
23DMichael Venturi
26CMateusz Praszelik
27DPietro Martino
30ASimone Mazzocchi
33DSalvatore Dario La Verdera
34CAldo Florenzi
35CRaffaele Marisca
36AJahce Novello
42 CIdriz Voca
77PLeonardo Marson
98CFederico Zuccon
 DAngelo Corsi
 AMattia Finotto
 CMattia Viviani
 CFranck Teyou
La Rosa del Cosenza

Como

Il calcio d’inizio ci porta a Como, prima di raggiungere la squadra scopriamo ville, vette e spiagge.

Como è lago, storia e montagna. Dalle selci preistoriche agli esperimenti di Alessandro Volta, la città si lega alla storia d’Italia con resilienza e vivacità.

Un luogo ambito dai Celti e da Carlo Magno, decantato da Federico Barbarossa e da George Clooney, passato e presente della storia d’Italia. Partiamo alla scoperta dei suoi elementi: l’acqua e le montagne.

Buon viaggio a Como e buon calcio d’inizio!

Dalla civiltà di Golasecca alla grazia di Villa Olmo

Como si affaccia sul Lago Lario, dal quale si intrecciano i Laghi di Como e Lecco. Deriva il suo nome dal toponimo latino Comum, che indica “area abitata”. Prima dell’arrivo dei romani, infatti, l’area era già stata scoperta e apprezzata dai Celti e, prima ancora, dalla civiltà di Golasecca. Il lago, prodotto geologico di 10000 anni fa, era la base perfetta per creare un ponte commerciale fra il Mediterraneo e il Nord Europa. Como era quindi un’area di grande interesse. I Galli avanzarono realizzando una lega anti-romana. Nel 196 a.C. il generale romano Claudio Marcello riuscì a sconfiggerli e, nel 59 a.C., Giulio Cesare la rifondò, dando vita a Novum Comum.

Da baluardo romano, passò sotto il controllo degli Unni e, nel 774 a quello di Carlo Magno, mantenendo il suo ruolo commerciale. Questo scatenò l’invidia di Milano che dichiarò guerra alla città, distruggendola. L’arrivo di Federico Barbarossa fu vitale: vincendo su Milano, diede nuovo lustro a Como, rendendola forte e difendibile. Lo dimostrano le attuali Porta Torre e Porta Nuova, che furono ampliate e rinforzate.

Como fra il Lago e i Monti
Como fra il Lago e i Monti

La città, sotto l’occhio vigile del Monte Legnone, continuò la sua ricerca di indipendenza, venendo però conquistata dai francesi e dagli spagnoli, la cui ferocia fu narrata ne “I promessi Sposi” di Alessandro Manzoni.

La forza della città si elevò nuovamente e, nel 1700, durate il periodo austriaco, divenne uno dei fiori all’occhiello dell’industria tessile del Nord Italia. Villa Olmo fu celebrata da nobili e artisti e decantata come una delle zone nobiliari più ammirate dell’area Lombardo-Veneta. Nonostante la concorrenza francese e i moti rivoluzionari Ottocenteschi, la città fu liberata nel 1859 da Giuseppe Garibaldi nella Battaglia di San Fermo. Con la resilienza che l’ha contraddistinta, Como è uno dei gioielli del Bel Paese: abbarbicata sull’acqua e protesa verso le montagne.

Dalla spiaggia di Onno alla vetta del Legnone “facendo ciò che si vuole”

La città di Como è uno splendente gioiello che invita a passeggiare fra le strette stradine, alla scoperta ora di una chiesa, ora di una torre. Le vie del centro vi porteranno al Duomo trecentesco, per poi condurvi agli affreschi della chiesa di Sant’Abbondio e al Tempio Voltiano, dedicato all’inventore della pila.

Como è, però, anche dintorni. Dal batel, amato da Lucia Mondella nei Promessi Sposi, alla funicolare per raggiungere Brunate, nutrirete animo e cuore.

Per coloro che si dirigono in questa zona sono consigliate tre escursioni: la prima vi porterà a tuffarvi nella spiaggia bianca di Onno, la seconda vi farà scoprire la villa del Balbianello e, l’ultima, vi condurrà alla vetta del Monte Legnone che con i suoi 2610 metri, svetta su Como.

La spiaggia bianca di Onno

Per gli amanti del relax e del lago, imperdibile è la spiaggetta di Onno, sul litorale più occidentale del Lago di Como, nel comune di Oliveto Lario. La spiaggia è caratterizzata da sassolini bianchi, che si protraggono fra la natura selvaggia e il riflesso delle alte vette.

Dopo questo relax vi potete concedere una piccola sosta culturale nella villa dove in cui “Fay ce que voudras” “fai ciò che vuoi”. La Villa è quella del Balbianello, costruita nel Settecento dal Cardinal Angelo Maria Durini. Il parco che la protegge la villa da occhi indiscreti, era meta di feste nell’epoca della Belle Epoque, e il motto francese era un invito al divertimento. Nel corso dei decenni vi soggiornarono nobili e personaggi illustri, ma non solo. Il grande esploratore Guido Monzino la scelse come casa-museo. Fra le sue imprese troverete traccia della prima spedizione sull’Everest, che organizzò nel 1973, o le foto e i souvenir che raccolse quando raggiunse via terra il Polo Nord o quando scalò il Kilimangiaro.

Sulla Vetta del Monte Legnone 2610 m
Sulla Vetta del Monte Legnone 2610 m

Se, invece, siete amanti della montagna vi potete dedicare al Monte Legnone. Il primo tratto è adatto a tutti e vi condurrà a 1620 metri di altitudine nel piacevole bosco di larici, da cui potrete immergervi fra foglie e alberi secolari. I più esperti potranno continuare per la raggiungere la Vetta e il Nevaio del Colombano, uno dei nevai perenni d’Italia. Da qui sarete su uno dei punti più panoramici delle Alpi Orobie, con una vista davvero indimenticabile sulle Alpi e su Como.

La città per i tifosi

Dopo tutto questo peregrinare in quel di Como, è giunto il momento di andare allo stadio.

Lo stadio si trova in viale Giuseppe Singaglia. È stato realizzato surante la Belle Epoque, nel 1927. Considerato fra i più moderni dell’epoca, vantava anche di una curva parabolica fra le più difficili d’Europa.La capienza attuale dello stadio è di 13.600 persone.

La squadra

Sotto la guida dell’allenatore Moreno Longo e del vice allenatore Dario Migliaccio, il Como si prepara alla stagione 2023-2024.

Maglie Errea con richiami all’acqua del Lago di Como. La prima maglia è opera dello stilista indonesiano Didit Hediprasetyo e della pittrice spagnola Golnaz Jabelli.

Calciatori

NumeroRuoloCalciatore
1PAdrian Semper
3DMarco Sala
4DMatteo Solini
5DMarco Curto
6CAlessio Iovine
7CMoutir Chajia
8CDaniele Baselli
9AAlessandro Gabrielloni
10APatrick Cultrone
11AAlex Bianco
12PPierre Bolchini
14C CapitanoAlessandro Bellemo
20ALiam Kerrigan
21CTommaso Arrigoni
22PMauro Vigorito
23DFilippo Scaglia
26DCas Odenthal
27AAlberto Cerri
28COliver Abidgaard
33ALucas De Cunha
34DDiego Ronco
44DNikolas Ioannou
71CPaolo Faragò
80DLuca Vignali
84DTommaso Cassandro
93DFederico Barba
94CBen Lhassine Kone
99AMarion Mustapha
La squadra 2023-2024

Le città del tifoso

Seguiamo il VENEZIAFC e le squadre che sfiderà, per visitare città e monumenti.

VENEZIA FC

C’è un momento, nel calcio, in cui tutto è sospeso: anche gli Ultras abbassano la voce. Si è fermi, come se il tempo non dovesse passare. Chi rivolge lo sguardo al cielo, chi chiude gli occhi, chi resta a bocca aperta: è il momento prima del calcio in porta.

Fra la darsena e la chiesa di Sant'Elena, lo stadio Pier Luigi Penzo
Fra la darsena e la chiesa di Sant’Elena, lo stadio Pier Luigi Penzo

Chi frequenta lo stadio vive settimanalmente queste sensazioni. Io le respiro in uno stadio sull’acqua, il Luigi Penzo, in una delle scenografie più belle di sempre: quella di Venezia. La curva degli ospiti viene baciata dal sole e dal riflesso dei raggi della darsena; la Curva Sud, avvolta dalle bandiere arancio, nero, verde, osserva la chiesa in cui è sepolta Sant’Elena, madre di Costantino. In un luogo così importante e denso di storia, il VENEZIA FC, gioca le sue partite di serie B, sfidando degni avversari.

Le bandiere svettanti del VENEZIA FC, Venezia-Bari '22
Le bandiere svettanti del VENEZIA FC, Venezia-Bari ’22

Nasce così la mia pagina dedicata a due passioni: il calcio e le città. “Le città del tifoso” vi farà seguire il VENEZIA FC nelle sue trasferte e in casa, suggerendovi alcuni luoghi da visitare nella Serenissima e nelle città in cui la squadra fronteggia in suoi avversarsi, nelle andate e nei ritorni, nella magica corsa alla serie A.

Buon calcio d’inizio e buon viaggio attraverso le città del tifoso!

La squadra del VENEZIAFC stagione 23-24
La squadra del VENEZIAFC stagione 23-24

Fra san Giorgio e Sant’Elena

Venezia è stupore, contemporaneità e storia. Per chi arriva a Venezia parte di questa magia la si incontra già sul Ponte della Libertà: il collegamento alla terraferma realizzato in epoca fascista. A partire da quella lingua di asfalto si percepisce la maestosità della Serenissima: con le isole di Campalto e San Secondo, che scorrono davanti ai nostri occhi.

Per visitare una Venezia differente, prima del calcio d’inizio, vi consiglio un tour di due luoghi poco turistici e davvero unici: l’isola di San Giorgio Maggiore e la Chiesa di Sant’Elena, proprio dietro lo stadio.

L'Isola di San Giorgio e la Laguna Sud
L’Isola di San Giorgio e la Laguna Sud

Così, a bordo del battello numero 2, da San Zaccaria si raggiunge l’isola monastica di San Giorgio, oggi biblioteca, porticciolo e spazio musivo. Nel X° secolo i benedettini eressero il loro monastero; in epoca fascista fu realizzata la piscina, attiva fino agli anni ’80. Lo scenario più spettacolare si ammira raggiungendo la sommità della torre campanaria: in ascensore si toccano i 75 metri e potrete ammirare la Laguna, piazza San Marco e superare con lo sguardo il Mar Adriatico.

Dopo questo spettacolo, raggiungete lo stadio Luigi Penzo, nell’area di Sant’Elena. Proprio qui fu eretta la chiesa in onore della madre di Costantino. La prima cappella fu realizzata nel 1028. I monaci di agostiniani portarono da Costantinopoli parte del copro dell’imperatrice, che oggi potete ammirare nella cappella laterale. La chiesa fu ingrandita nel corso dei secoli e spogliata durante il regno di Napoleone. Seppur ferita da questo periodo è, oggi, uno dei legami con Istanbul e Gerusalemme, che non dovete perdere.

La squadra

Arancio, Nero, Verde, il colore dei leoni dell’UNIONE. Una squadra nata nel 1986-1987, in fusione con il Mestre. Nacque il Calcio Venezia-Mestre. Ad oggi il presidente è lo statunitense Duncan Niederauer.

La maglia è disegnata da Bureau Borsche di Monaco di Baviera e svetta il leone marciano, legato alla Serenissima e alla Laguna.

L’allenatore è Paolo Vanoli.

Calciatori

NumeroRuoloCalciatore
1PJesse Joronen
4DJay Idzes
5DRidgeciano Haps
6CGianluca Busio
7DFrancesco Zampano
8CTanner Tessmann
9AChristian Gytkjaer
10ANicholar Pierini
12PBruno Bertinato
13D CapitanoMarco Modolo
16CLuca Fiordilino
17ADennis Johnsen
18CMato Jajalo
19CBjakri Steinn Bjarkason
20AJoel Pohjanpalo
21CDenis Cheryshev
23PMatteo Grandi
27DAntonio Candela
30DMichael Svoboda
31DMaximilian Ullmann
33DMarin Sverko
38CMagnus Kofod Andersen
60DLorenzo Busato
65CAmin Boudri
77CMikael Egill Ellertsson
CMickael Cuisance
CDomen Crnigoj
CNunzio Lella
DGiorgio Altare
AHarvey St Clair
COttar Magnus Karlsson
La squadra del Venezia FC