Il cinema non è solo un luogo in cui vedere film, ma è un processo partecipativo della storia della comunità e Ruggero è parte di questo processo. Con le sue pellicole mette in luce la bellezza e la durezza della realtà che lo circonda.
Venite a conoscerlo, ascoltando la sua voce energica e la sua risata contagiosa.
Le ombre di Vancouver e il cielo aperto su Venezia
Ruggero ha iniziato la sua carriera da regista in Canada, a Vancouver, mentre lavorava come lavapiatti in un ristorante confinante con l’area destinata alla comunità dei senzatetto. Ben presto, con la curiosità che lo contraddistingue, ha cominciato a entrare in contatto con gli abitanti della zona, rendendosi presto conto di avere a che fare con persone speciali e che la sua missione fosse quella di raccontare le loro storie, essendo invisibili agli occhi della società. Così ha dato forma al suo documentario “V6A” che prende il nome dal codice postale dell’area, amplificando le voci della comunità dei senzatetto di Downtown Eastside Vancouver. L’obiettivo era quello di ispirare la gente del posto e dissolvere lo stigma proiettato sui senzatetto, le dipendenze e la salute mentale.

Tornato in Italia ha scelto di vivere a Venezia. Proprio nella Serenissima ha girato il docufilm “Cielo Aperto”. Lo abbiamo seguito nelle riprese che si sono protratte dal periodo pandemico a oggi: con la sua telecamera orientata verso le problematiche della città e il suo sguardo rivolto alle soluzioni possibili per risolverle. Il trailer è stato presentato alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2022 e, oggi, è proiettato nelle sale veneziane, fra cui prestigioso Cinema Rossini di Venezia. Protagonista è Venezia, ma non la solita città stereotipata. A bucare lo schermo sono le parti più nascoste e resilienti: persone, chitarre, vele e gabbiani. Un successo che rende orgogliosi i Veneziani e le associazioni che, qui, hanno espresso il loro amore per Venezia.
In viaggio con Ruggero
Ruggero è davvero cittadino del mondo: produce e distribuisce film di impatto sociale attraverso la sua organizzazione “Movies Move Us”. Ama le persone, il jazz, la capoeira ed è sempre felice di sostenere i registi nel loro viaggio per raccontare storie significative.
“Sono Ruggero, documentarista e sognatore. Da Torino mi sono trasferito in Canada per seguire il mio sogno di fare documentari. Da lì ho scoperto il mio grande amore per il “cinema ad impatto sociale”. Per 5 anni ho girato documentari che comunicassero le storie delle società marginalizzate. Quando sono uscito dalla scuola di Cinema di Vancouver, ho iniziato a lavorare come lavapiatti, in un ristorante che era al confine fra il distretto finanziario e il distretto dei Senzatetto. Un giorno lo chef mi urlò addosso “Hey man, butta l’organico, veloce!”. Di fretta, presi la busta dell’organico, corsi nella strada dietro il ristorante dove c’erano i cassonetti e…un coltello bucò la sacca. Tutto l’organico cadde per terra. Io ero agitato, mi misi in ginocchio, raccolsi il cibo con le mani e, mentre lo stavo facendo, mi accorsi che gli avanzi potevano essere il cibo per qualcuno.

In quel momento mi è caduto il cuore per terra: le mie mani erano sporche di cibo, a volte appena mangiucchiato; subito mi è rimbalzato addosso con un senso di scopo che mi ha fatto dire “Se voglio fare cinema, non è che posso fare una cosa fine a se stessa. Devo fare qualcosa che abbia un impatto. Che possa, in modo tangibile, cambiare la vita delle persone”. Questo mi ha portato a fare un documentario che potesse amplificare la vera voce della comunità dei Senzatetto. Venivano completamente snobbati e emarginati dalla città. Andavo a giocare a scacchi con le persone, per strada, nei centri comunitari. La gente mi ha accolto per “chi ero” e non per “quello che potessi offrire”.
Ognuno è storia
Il documentario è uno spaccato di una realtà brutale, mitigato dall’essenza delle persone. Ognuno ha una storia e ciò che realizza Ruggero è farla ascoltare, senza giudizio.
“Da questa passione sono passati due anni; nel mio tempo libero giravo con la mia telecamerina per strada e poi montavo parti del documentario a casa, sul mio computer. Il sogno è diventato realtà. Abbiamo portato i Senzatetto in tv, in radio, fra la gente. Abbiamo sviluppato incontri di umanizzazione con membri della comunità che venivano completamente ignorati. Il cuore ha ritrovato il suo posto quando, dopo la presentazione in una scuola, i bambini hanno stampato la foto di uno dei membri della comunità, Mike, e gli hanno chiesto l’autografo. Quello che una persona qualsiasi avrebbe potuto chiamare “Senzatetto, sfigato, essere”, qui era un eroe. Questa è la vera forza del cinema: in un’ora può completamente cambiare la percezione di qualcosa”.

“L’accettazione è stata un processo organico. Tutto è nato da una profonda curiosità. Vivendo e lavorando al confine fra questi due distretti, quello esageratamente ricco e quello profondamente degradato, mi sono sentito accolto dagli abitanti di V6A. All’inizio, quando lavavo i piatti, non avevo pensato di fare un film: non avevo mai fatto niente di così grande. Avevo raccolto delle testimonianze in un diarietto, che è stato il mio primo diario di vita. Lo usavo per raccogliere storie e offrire una pagina, uno spicchio di libertà a tutte le persone che incontravo per strada. Dopo vari mesi, i diari aumentavano. Mi sono detto “Ho tanto, troppo materiale: devo fare qualcosa”. In un attimo mi sono accorto che, i diarietti, erano quel qualcosa: sono stati il primo passo per fare.
La partecipazione della comunità che fa la differenza
Il documentario non è solo andare al cinema e vedere un film, ma è un processo partecipativo della storia della comunità. Questo mezzo può veramente fare la differenza, come lo è stato “Cielo Aperto”.

“Quando ero in Canada, mi sono chiesto: “Qual è la prossima comunità che può condividere il messaggio di resilienza e di rinascita a livello globale?” Durante la Pandemia ci ho pensato: Venezia. È una comunità in Italia che ha avuto una forte resilienza davanti alle Pandemie e si trova al centro di tante sfide sociali, culturali, ecologiche ed economiche, che sono riflesse in tutte le altre città con centri storici, in tutto il mondo. Quindi la Laguna, è al fronte di un incredibile numero di sfide e come Venezia reagirà, sarà di ispirazione e modello per tutte le altre città nel mondo. Sono venuto qua e mi sono mosso alla ricerca di storie: ma non dovevo cercare niente. Mi sono trovato al centro di una storia incredibile, ho conosciuto dei personaggi fantastici, che sono diventati tra i miei migliori amici e tante, meravigliose storie.

Venezia non è una città morente, decadente, ma è una città piena di vita, grazie anche a tutti i conflitti che sta vivendo. Tutti questi conflitti, compressi in una città con il centro storico sull’acqua, hanno l’opportunità di forgiare una comunità che può dare esempio e ispirazione in tutto il mondo. Quindi, il mio film, “Cielo Aperto” è un lungometraggio che raccoglie, in sei racconti, le storie delle persone più interessanti e più forti che sono a Venezia in questo momento.
Io mi ispiro alle persone che incontro. Molte volte ho rivisto le scene, che sono parte del film, con coloro che ho intervistato, come Kaba. Vedere il suo sorriso, il suo essere sempre disponibile, i suoi occhi determinati, lo rendono un vero eroe. Persone come lui mi fanno svegliare con lo scopo di poter amplificare le loro storie e portarle alle altre persone là fuori. Noi siamo fatti di storie; siamo storie con le gambe. Quello che sento di dover fare è prendere queste storie in spalla e lanciarle in alto, il più possibile. Questo mi dà tanta felicità. Da questo la vita esplode.

Quindi dico a tutti, “Credete sempre nei vostri sogni, perché è la cosa più bella del mondo”.
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