Cuba Express 15-25 aprile 2023
Cuba è l’isola del chiaroscuro, in cui viaggerete alla ricerca della Cubania (lo spirito cubano più profondo). In questo gioco di luci sarete riscaldati dalla solarità degli abitanti, che si fonderà alla freddezza della crisi economica. Fra carri trainati da cavalli e progetti ingegneristici d’avanguardia, fra piantagioni di tabacco e bandiere bianche e blu, verrete proiettati in città colorate, adombrate della brutalità dell’Embargo più lungo della storia; sosterete nelle Casas de la Musica, distratti dalla coda di persone in fila per connettersi al Wi-fi. Dormirete nelle casas particulares per comprendere appieno cosa significhi essere cubano oggi.
Benvenuti alla ricerca dell’Ultima Cuba, l’isola dove la libertà e il sorriso sono il pane quotidiano. Un luogo unico in cui, ancora per poco, potrete respirare l’Alma Cubana, decantata da Gutierrez Alea o da Ernest Hemingway; viaggerete sulle tracce della Rivoluzione che ha fatto sognare milioni di giovani e la maestria delle raccoglitrici di tabacco, fra passi di danza, distillerie di rum e cavalli al galoppo.
Sabato 15 aprile 2023
4 del mattino, ritrovo a Linate e in contemporanea a Roma e Bologna. È l’inizio di una nuova avventura. Un viaggio per molti sognato da tempo, l’eco di una Revoluciòn che si è propagata per decenni, il fascino per acque cristalline e città senza tempo.
Siamo in 9, Io, Fabio, Stefania, Giulia, Silveli, Patrizia, Vanessa, Roberta Sara. Ci incontriamo al gate 23 dell’aeroporto di Madrid, assonnati, ma pronti al volo di 10 ore che ci porterà a La Habana. Conosciamo un altro gruppo AVM, anche loro carichi ed entusiasti. Abbiamo organizzato una raccolta abiti e medicinali da distribuire nelle province più povere. Un ultimo chek e si parte. In viaggio, fra un sonnellino e una sfida a battaglia navale, ci conosciamo sempre di più. Atterriamo nel tardo pomeriggio, aspettiamo i bagagli, compriamo la tessera telefonica e…usciamo nel caldo clima di aprile: 38 gradi, cielo nuvoloso e le prime Cadillac colorate. Fra questi colori compare Yusimara, la nostra guida. Afro-cubana, con treccine elaborate, un abito arancione e un sorriso contagioso. Ci conduce al bus, gigante per noi, e ci presenta il nostro autista: Raul. Di profilo assomiglia a Cristiano Ronaldo, accomodante e con una collezione di cravatte dietro il sedile. Iniziamo a scoprire i primi segreti della città, affamati di foto e voglia di conoscere.

Il bus si ferma davanti alla nostra prima casa particular: una domus coloniale rossa su cui si appoggiano colonne bianche, con un cortile interno e tante lucine, che riscaldano il nostro arrivo. Ci accoglie Mirta, una signora anziana, con i segni della bellezza giovanile rubata dalla fatica del lavoro; insieme a lei il cuoco e la padrona di casa che, con un mojito fresco e seducente, benedicono il nostro viaggio. La famosa vitamina R, che sarà parte della nostra ricerca. Ceniamo in questo clima di curiosità, con la voglia di conoscerci e lo sguardo che si perde fra le nuvole, le stelle e le finestre illuminate dei palazzi che ci circondano. Alla mezzanotte entriamo nelle stanze, ansiosi di iniziare a viaggiare.
Domenica 16 aprile
Aspettiamo la nascita del sole che sale rapido dietro la torre di Josè Martin, il monumento dedicato all’eroe nazionale. La casa si sveglia: dalla cucina il rumore di stoviglie, con Mirta che dirige le operazioni per darci il miglior servizio possibile. Il profumo di uova e pane caldo ci abbraccia. Arrivano Felice, Odalys e Yusi, cambiamo la cassa comune (grazie a Giulia per essere stata una cassiera perfetta), ripassiamo l’itinerario e poi…partiamo.
Tutto è colore, movimento, stranezza. Ci rechiamo subito fra il baluginare dei mosaici del quartiere di Fusterlandia. Un agglomerato di case ondose, con disegni e statue mosaicate che brillano al sole. Selfie, foto, chiacchiere, tutto ha un nuovo ritmo. Continuiamo verso Plaza de la Revoluciòn, salutando gli eroi che hanno reso Cuba una delle potenze più ammirate al mondo. È domenica, la piazza è deserta. Tutto sembra immenso, ancora più imponente di come lo avevamo visto la sera prima dal finestrino del bus. Che Guevara e Josè Martin si fronteggiano, fra l’immensità delle strade e murales rivoluzionari. “Hasta la victoria, Cuba libre y viva, Patria o Muerte”: è Cubania, è Revoluciòn, è Libertad.
Abbandoniamo per un po’ i palazzi e i messaggi di libertà, per scoprire la riserva naturale cittadina. Alberi e fiori colorati ci portano al fiume de La Habana, dove rapaci, resti di galline e cibo, mostrano le offerte votive lasciate dalla tradizione Yoruba: un’affascinante religione proveniente dall’Africa Occidentale legata a rituali di sacrificio, con inclusi cattolici. Prima pina colada del viaggio e foto alle tante Cadillac fiammanti, in attesa di turisti. Ormai siamo stati catturati da questo nuovo mondo, dai suoi ingredienti e dal suo essere: guava, rum, colore, musica, sorrisi, resilienza.
Ripartiamo attraversando il grande tunnel che ci conduce al Castillo de los Reyes del Moro. Fra cannoni, antiche mura e cubani intenti a fare pic-nic, ammiriamo lo sfondo: è una Habana moderna che contorna il tutto, con i suoi alti grattacieli, che da qui sembrano moderni, ma da vicino mostrano crepe e l’ingiuria del tempo. Ripartiamo per entrare ne La Habana Vieja. Calli animate da venditori ambulanti, palazzi dai colori pastello e l’eco delle televisioni che echeggiano nei patii interni. Il contrasto fra le piazze restaurate da poco e le case diroccate, fra il rombo delle Cadillac e il ritmo dei musicisti, mostrano la nostalgia per il passato e la voglia di modernità della città.
In questo contrasto entriamo nel bar di Hamingway, sorseggiamo un daiquiri alla Floridita, e danziamo con improvvisati maestri di salsa. Siamo fuori da tempo e dallo spazio: a volte fermi agli anni Sessanta, altre volte nel 2023. Torniamo a casa e…sorpresa! Ci aspettano due Cadillac fiammeggianti. Con i capelli al vento, voliamo vero l’area degli artisti. Musica, folklore e arte ci fanno ballare fino a notte fonda.
Lunedì 17 aprile
Abbracciamo Mirta, che ci ricorda quanto la parola Libertad sia fondamentale per lei e per tutti i cubani. Ci prepariamo a partire per la campagna. Facciamo una sosta all’ecovillaggio di Las Terrazas: nato del 1968 per un progetto di riforestazione e famosa per aver dato i natali al cantante Polo Montanez. È la modernità di Cuba: per certi aspetti è più avanzata dell’Europa, con una grande apertura di genere, conquiste ingegneristiche e attenzione alla cultura e alla salute; per altri sembra ferma agli anni Sessanta: code per il cibo al mercado libre, calessi che viaggiano su autostrade e guajiros che arano il terreno con i buoi.

Visitiamo le casette curate e beviamo un caffè, forte e scuro, al Bar Maria. Ripartiamo e in tre ore raggiungiamo la verdeggiante provincia di Pinar del Rio. Il paesaggio brilla, è quasi violento, con palme e alti alberi che si estendono per chilometri. Gli avvoltoi volano speranzosi in cielo, mentre i contadini coltivano piccoli appezzamenti di terreno. Non ci superano più le Cadillac, ma rapidi calessi, trainati da cavalli nervosi.
Il bus si ferma nelle piantagioni di tabacco. Ci accoglie una sorta di cow-boy cubano: Stetson alla testa e sigaro alla mano. Ci mostra come viene rollato un sigaro e, con un bicchiere di rum, ci fa fare alcuni tiri del suo simbolico prodotto. Un po’ storditi, ma fortemente appagati, continuiamo la scoperta dei segreti del tabacco ed entriamo nell’essiccatoio. Il profumo di foglie è intenso, buono, indimenticabile. Le foglie seccano in tempi diversi: alcune sono ancora verdi, altre accartocciate e imbrunite. Rimaniamo per diversi minuti in questo spazio, cercando di portare con noi l’odore delle foglie.

Ci dirigiamo alla casa del contadino: un enorme terrazzamento, che mostra i campi di mais e di tabacco, che puntellano la provincia. Pranziamo in questa vista bucolica, orami sedotti dalla Isla Grande. A valle ci aspettano i cavalli, per condurci nel cuore delle piantagioni. Trottiamo con qualche gridolino di sottofondo, per raggiungere una Hacienda. Degustiamo rum, miele, parliamo di artigianato e politica. La politica è ovunque. Tutti ne parlano, nessuno è intimorito. “Il socialismo è cosa buena, cosa mala; gli USA sono nemici, sono un sogno; la vita è dura, ma si va avanti, potrebbe andare peggio, potrebbe andare meglio”: idee, parole, ma sempre con il sorriso e la consapevolezza che le cose cambieranno. Rientriamo a Vinales, accolti dal calore dei proprietari di casa e da polli e pulcini, che ci seguono curiosi. Ceniamo, balliamo e parliamo. Ormai Cuba ci ha legati a lei.
Martedì 18 aprile
La giornata ha il sapore del sale e del sole. Ci dirigiamo nella spiaggia di Cayo Jutias. Anche Yusi e Raul si rilassano con noi. Sabbia bianca, mare azzurro e sorsi di Coco Loco accompagnano la nostra oziosa giornata. Nel pomeriggio alziamo il ritmo, salendo a bordo di un barchino che ci ormeggia nella bianchissima spiaggia delle stelle marine. Quasi acciecati dal bianco della sabbia, nuotiamo fra le stelle, scattiamo selfie e ci abbrustoliamo per bene.
Rientriamo a Vinales e, seduti sulle immancabili sedie a dondolo, ammiriamo il tramonto, ascoltando le storie di Benedicto. Un colonnello cubano, ormai in pensione, che ci racconta i suoi ricordi di gioventù. Ceniamo al Jardin de Vinales, fra il profumo di dopo sole e la menta dei mojitos, dondolando al ritmo di flauti, maracas e violoncelli.
Mercoledì 19 aprile
Giornata storica: oltre ad essere la celebrazione della vittoria di Cuba sugli USA alla Baia dei Porci, si insedierà anche il nuovo presidente, Miguel Diaz Canel. È un giorno importante per l’Isla. Viaggiamo in direzione La Habana per fare rifornimento e…sorpresa! Il carico di Gazolina proveniente dal Venezuela, non è arrivato: in poche parole, non c’è benzina in tutta Cuba. Strepitoso…soprattutto oggi, che dobbiamo affrontare lo spostamento più lungo. Raul ci rassicura: ha fatto scorta e riuscirà a portarci a destinazione. Fra una chiamata e l’altra riesce ad ottenere della benzina da alcun benzinai delle province che incontreremo.

Ci fermiamo comunque in una stazione di Gazolina in cui ci viene offerto del caffè. C’è anche un supermercato, ma i banconi sono completamente vuoti. Con un sorriso ironico e rassegnato, la benzinaia scherza sulla situazione: l’Alma e il sorriso di Cuba ci rassicurano davvero.
Dopo alcune ore di viaggio, ci fermiamo nel parco degli alligatori e nella casa dei colibrì. Due animali completamente differenti, affascinati e liberi, che vivono solo in questa zona, Palpite. Beviamo un birretta e mangiamo patatine in un villaggio piccolo e autentico, con il fruscio dei colibrì come colonna sonora. Ripartiamo e raggiungiamo il mare: la Baia dei Porci ci accoglie. La violenza de la Revoluciòn si placa al respiro delle onde. Decine di granchi attraversano la strada per raggiungere le tombe dei soldati che hanno dato la vita per Cuba, cosparse di fiori rossi e bianchi Si respira aria di festa. Ci fermiamo in spiaggia, un brindisi al sole che tramonta e un tuffo nell’acqua calda.
Arriviamo per la cena a casa di Mario. Nel patio della casa particular ci aspettano ruspanti aragoste, mentre dalle vie del paese si sente il suono della festa. Dopo cena andiamo a dare un’occhiata: per celebrare questo giorno è stata allestita una grande sagra. Bancarelle, paninari che vendono sandwich con porchetta da fare invidia a quelli di Ariccia; venditori ambulanti, cantanti. Semplicemente bello, inedito, coinvolgente. Balliamo sotto il palco, facciamo amicizia con i cantanti detti Rompitimpanos e compriamo chupa-chups e mojito alle bancarelle (i nostri mix culinari sono sempre interessanti). Veniamo nominati gozonas: quelli che stanno al gioco. Ci facciamo coinvolgere da Yusi e Raul, facendo a volte i gozonas a volte gli imbranati, divertendoci un modo in questa Cubanìa. I cubani e la cubane sono allegri: sono questi i momenti che fanno dimenticare le difficoltà del periodo storico.
Giovedì 20 aprile
Colazione con immancabile succo di guava e mango, uova e pane tostato e via, diretti al toccante museo di Playa Giron. La storia della Revoluciòn viene racchiusa in pannelli, oggetti e foto d’epoca. L’orgoglio cubano emerge in ogni frammento, conservato con cura nelle teche del museo.

Lasciamo la Baia e ci dirigiamo a Cayo Perdiz. La barriera corallina ci inviata a scoprire i segreti del Golfo. Fra pesci colorati, chiassosi turisti russi e bicchieri di Cuba Libre, ci abbrustoliamo al sole per la versione Playa 2.0. Come aragoste cubane, saliamo in bus…appena in tempo: in pochi secondi si scatena un acquazzone e il cielo si tinge di grigio, in perfetto contrasto con il nostro colorito. In poco tempo, la grande quantità di acqua si esaurisce, facendo brillare il paesaggio. Arriviamo a Cinefuegos: una città curata, quasi francese, ma triste. Ci sono più mendicanti rispetto a quanti incontrati sino ad ora, più gente che ha trovato nel rum un conforto. Le ciminiere delle fabbriche contrastano con gli alti palazzi stinti, l’eleganza dei monumenti del centro, con la povertà degli abitanti. Passeggiamo sul lungomare, il nero delle nuvole, in contrasto con il blu dell’acqua.
La città ha una struttura lineare: streets and roads in cui sfrecciano trattori e calessi. Tutto si alterna in equilibrio perfetto fra precedenze e strade sconnesse. Ceniamo in un fast food, assaggiando la pizza cubana e facendo ridere i camerieri.
Venerdì 21 aprile
Svegliati dal canto dei galli, aspettiamo Yusi e Raul, che hanno trascorso le prime ore dell’alba in coda, per fare benzina. Davanti ai benzinai ci sono decine di macchine che attendono i rifornimenti: tutti sono sereni, abituati all’attesa.
Ci dirigiamo a Trinidad, la città di Raul. Conosciamo sua moglie e ci facciamo raccontare i segreti della città. Non piove da molto tempo e i trinidadiani sono preoccupati per la carenza di acqua. Nonostante ciò il sorriso e la tenacia regnano sempre, consapevoli che, prima o poi, le cose miglioreranno. Dopo una visita al centro di artigianato e alla fabbrica dei sigari, entriamo in città. Forse una delle più belle viste sino ad ora: sembra di vivere in una fotografia. Veniamo distribuiti in più case e saliamo a bordo dei tuc-tuc. La città scorre veloce ai colpi di pedale dei guidatori. Cavalli, tuc-tuc, case colorate che si affacciano alla pavimentazione in pietra. Gli anziani oziano seduti su sedie a dondolo, mentre signore cariche di pacchi, salutano festose. Arriviamo al bar la Cachanchara, dove una band ci accoglie, mentre degustiamo questa strana bevanda servita in tipici bicchierini di terracotta.
Girovaghiamo ancora un po’ per la città ed entriamo in un supermercato: ci sono solo i beni di prima necessità. Sembra tutto triste: cibi in scatola, pannolini, immancabile vitamina R (che forse per molti è anche un alimento), qualche sapone.
Ci viene spiegato che vi è una sorta di mercato nero legale, il mercato grigio, in cui, grazie al baratto e alla solidarietà, le persone di Cuba riescono ad avere anche qualche cibo in più. L’importante è aiutare chi ha più bisogno e…essere positivi! La vita e la storia, sorridono a chi vede il bello nelle cose: ecco cos’è la Cubanìa. È il sorriso caldo di Yusy che si ferma a bordo strada a portare i vestiti della sua bimba alle famiglie bisognose; è Raul che abbraccia sua moglie e suo figlio prima di ripartire; sono le famiglie che ci hanno accolto nelle casas particulares facendoci sentire a casa. La giornata continua fra negozietti, stradine anguste e musei. Alla sera ci ritroviamo per goderci il tramonto alla Casa de La Musica. Un mojito, il cielo colorato e Juan Carlos, un cardiologo cubano, rendono allegra la serata.

Ceniamo in un patio arabo, suonando le maracas con la band e partecipiamo al grande concerto de La Casa de La Musica. Tutta Trinidad è riunita sotto il palco. È il massimo esempio dell’apertura di Cuba: tutte le età, tutti i colori e tutti i generi banno e cantano senza pregiudizi. Ancora affamati di emozioni, ci dirigiamo a La Cueva, la discoteca scavata nella roccia, per poi perderci più volte, prima di trovare le nostre dimore.
Sabato 22 aprile
Salutiamo Trinidad e la famiglia di Raul. Oggi la giornata sarà cultura allo stato puro. Raggiungiamo il cuore economico di Cuba: la Valle de los Ingenos. Non piove da tanto, ma la vegetazione regna sovrana. I teli bianchi ricamati a mano dalle tessitrici, contrastano con il verde circostante. La grande torre e le case coloniali ci invitano a scoprire la valle. Saliamo a 47 metri di altezza, per guardare lontano: si intravedono le antiche linee dei treni a vapore, che trasportavano lo zucchero, uno dei motori economici per l’Isla. Oltre la sierra aspetta silente Che Guevara, in una zona in cui si sono consumate grandi battaglie e dove si è fatta la storia. Ripartiamo e ci fermiamo per una piccola sosta nella cittadina di Santo Spiritu: è una città ricca, con hotel degli anni Sessanta tirati a lucido, tanti negozi, un cinema di sceneggiature americane e una incantevole chiesetta blu. È la piena integrazione fra il folklore cubano e i costumi importati dagli spagnoli. Con un cielo terso ad est e uno scuro ad ovest, ci dirigiamo a Santa Clara. La città è alternativa: facciamo una sosta in un centro sociale dove drag queen e alternativi leggono e suonano, raccontando al pubblico la moderna versione della Cubania. Pranziamo in un simpatico fast food, per poi raggiungere il luogo più suggestivo del viaggio: il mausoleo del Che.
Ci accoglie una gigantesca piazza, in questa giornata deserta, su cui svetta il monumento dedicato ad Ernesto. Sotto un cielo livido entriamo nel mausoleo. Con rispetto rimaniamo in silenzio e porgiamo il nostro omaggio ai combattenti. Visitiamo il museo e seguiamo la strada che ci porta al tren blindado: segno della vittoria dei cubani sul dittatore Batista. Santa Clara ha un’aura di rispetto ed imponenza. Per strada c’è silenzio.
Ci dirigiamo a Remedios, superando calessi e piccoli borghi. Entriamo in contatto con la vita di una piccola cittadina poco turistica: due bar, un cinema e la Sala della Cultura. Beviamo un mojito al bar Louvre, con un suonatore di bottiglie che ci punta per tutta la sera. Ceniamo nella grande casa particular, accarezzando un carlino obeso e un gatto famelico. Entriamo in un cinema o meglio, una sala in cui viene proiettato sulla parete una Soap Opera sud americana; il pubblico ci guarda stupito, mentre noi rivalutiamo la nostra concezione di cinema. La musica della Casa de la Cultura ci richiama: gruppi di settantenni, ballano a ritmo forsennato, segno che la danza non ha età. Ultimo brindisi e rientriamo a casa, avvolti dal suono dei tamburi della banda del paese.
Domenica 23 aprile
È domenica e, dopo una colazione da dì di festa, entriamo in chiesa. Tutta Remedios è partecipe alla messa: nonne con il fazzoletto in testa, bambini vestiti eleganti e teenger che sbadigliano.
Il viaggio continua: oggi vita da nababbi in un all inclusive, in direzione Cayo Santa Maria. Superiamo uno dei più grandi progetti di ingegneria del Paese: il ponte Pedraplèn. È il terrapieno più lungo al mondo e, attraversando i suoi 48 chilometri, si ammirano delfini e i Cayos caraibici. Mettiamo piede in un occidentalissimo resort, che pullula di canadesi. Un vero contrasto con la Cuba delle casas particulares e dei calessi. Ci immergiamo in questa nuova realtà, salendo sui catamarani, passeggiando fra i coralli e ballando con lo staff. Rimaniamo insieme fino a notte fonda, ammirando il verde e il blu del mare e la grandezza delle stelle.
Lunedì 24 aprile
Partiamo di buon mattino, per concederci ancora un saluto a La Habana. Dai finestrini vediamo saltare i delfini, che nuotano liberi nell’isola dove Libertad è la parola chiave. Passiamo davanti al porto commerciale della capitale, con navi siriane e russe in attesa di scaricare i rifornimenti. L’economia del Paese dipende da potenze che sono ormai distanti dall’Europa.

A Cuba si percepisce appieno la brutalità della guerra fredda e i suoi alleati fanno paura agli americani. Viene da chiedersi come il Colosso americano possa essere intimorito da un’Isola così piccola; un luogo in cui la musica, il sorriso, la libertà e la semplicità sono il pane quotidiano. Scendiamo fra le strade affollate de La Habana Vieja: negozietti, voglia di sfamare gli occhi con la bellezza della vita di strada e immancabile mojito. Raggiungiamo il lungo mare e, scattato l’ultimo selfie con Raul e Yusi, ci dirigiamo all’aeroporto. Il viaggio è ancora lungo, faremo sosta a Madrid, prima di arrivare a casa, ma Cuba si è portata via un pezzetto del nostro cuore.
Martedì 25 aprile
Passeggiata a Madrid, fra baci, abbracci e la voglia di ripartire. A presto Stefania, Giulia, Sara, Roberta, Vanessa, Silveli, Patrizia e Fabio, che hanno cercato e trovato insieme a me la Cubania.

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