Fra il latte degli alberi e il sangue dei bufali

L’incredibile limbo fra la vita e la morte. Viaggio di conoscenza dei funerali Toraja: un rituale antico, nell’isola di Sulawesi.

La popolazione Toraja vive sulle montagne dell’isola di Sulawesi, in Indonesia. L’incontro con questa cultura è davvero mistico. In un luogo ameno, fatto di dura vita fra campi e risaie, si celebra la morte e la vita. La morte è parte dei rituale più imponente: i defunti vengono imbalsamati per anni sino a quando non vengono raccolti abbastanza soldi per poter organizzare la celebrazione. Entriamo nella terra Toraja.

I funerali Toraja: un rituale antico, nell'isola di Sulwesi.

Immagine. Case Toraja, isola di Sulawesi

L’Isola di Sulawesi fu baluardo del più grande porto commerciale olandese del XV° secolo, con la capitale Makassar, in cui oggi, sotto un Islam serrato, è possibile ritrovare i fasti del passato della Compagnia delle Indie, all’Interno di Fort Rotterdam. Con un piccolo volo interno partiamo per Tana Toraja – al ritorno, ci sposteremo con bus locali per visitare il sud dell’Isola e tornare a Makassar – ma questa è un’altra storia. Seduti vicini in un micro-aereo, partiamo. Siamo pronti all’avventura antropologica tanto sognata: Palapu, Tana Toraja. Siamo già vestiti di nero, il colore che caratterizza i funerali Toraja. Arriviamo in aeroporto e un signore un po’ sdentato mostra la nostra foto al cellulare: è Paulus il nostro corrispondente! Tutti ridono per il metodo alternativo di riconoscere i clienti. Saliamo sulla macchina, guidata da Stephan, un signore dallo sguardo gentile e partiamo per il nostro viaggio. Paulus parla molto e accompagna il viaggio verso le montagne di Toraja. È un’oretta di viaggio fra il verde delle risaie e il bruno delle strade franate da poco. Ci fermiamo per un pit stop veloce che serve a comprare le sigarette da portare in omaggio alla famiglia del defunto. L’auto procede e ci fermiamo in un luogo che sembra essere il parcheggio di una sagra. Voci, persone che si muovono, maialini appesi a del bambù (ancora vivi), ci accolgono in questo caos funebre. Un cartellone mostra l’immagine del defunto. Alcuni danzatori hanno impresso il suo viso nelle magliette rosse.

Immagine. Danzatori ai funerali Toraja

Seguiamo la folla: ospiti vestiti di nero e i membri della famiglia di bianco. Tutti sono seduti sotto case provvisorie dai tipici tetti a barca, e ascoltano due speaker che parlano, cantano e dirigono il funerale. Arrivano danzatori, bambini che suonano il flauto, sotto l’odore forte di sangue, escrementi e carne arrosto. Vicino a noi, alcuni maialini cercano di scappare, consapevoli del loro destino. Entrano danzatori e bufali. Fra questi due giganteschi bufali albini, simbolo di ricchezza e prosperità. La cerimonia è lunga, fatta di processioni e doni, che confluiscono nella casa centrale in cui giace il corpo del defunto, morto 5 anni fa. I defunti rimangono in casa, imbalsamati con la formalina, e aspettano il giorno in cui la famiglia riuscirà ad avere il denaro necessario per avviare il funerale. I parenti, arrivati anche dagli Emirati e dall’Olanda hanno aspettato molto per poter dar vita a questo funerale dove ci sono quasi 1000 ospiti. Veniamo salutati dalla figlia del compianto, cui doniamo le sigarette comprate poco prima. Un po’ impacciati la salutiamo: non sappiamo se fare le condoglianze o chiedere come va. Tutti però sembrano essere sorridenti e preoccupati che la cerimonia riesca bene. Molte persone si fanno selfie con noi e Paulus scatta foto con i famigliari, come se fossimo a un evento qualunque. Riceviamo un invito ad andare a mangiare nella parte dedicata agli ospiti. Superiamo le cucine, dove sta stufando un bue e ci sediamo con una decina di uomini. Ci viene offerto un delizioso caffè zuccherato, banane fritte e dolcetti. Mangiamo e ci presentiamo agli altri ospiti. Paulus ci racconta la tradizione Toraja e ci inviata ad andare a vedere il sacrifico dei maiali. Fortunatamente sono già stati uccisi e vediamo solo la loro cottura: un forte impatto con la morte, che però, in Toraja, è simbolo di vita. Ogni animale sfamerà tante famiglie e darà modo ai più poveri di non sentire i morsi della fame per alcuni giorni. Rendiamo omaggio al defunto, incontriamo il figlio che arriva da Amsterdam e ripartiamo. Il viaggio continua in questa terra verde, fatta di uomini e donne che lavorano duramente la terra, bufali che si rotolano nel fango, ignari del loro valore rituale, e bambini che giocano liberi nei cortili con le case dai tetti a barca. Il nostro spostamento continua proprio verso queste case, alla scoperta della loro storia e della vita di coloro che vi abitano. Vediamo alcune tombe lungo il percorso ‘stone graves’ dove vengono sepolte intere famiglie. Ammiriamo i campi verdi e ascoltiamo i racconti di Paulus, guidati dal buon Stephan. I loro nomi sono cristiani: un pregio per i Toraja, una discriminazione nel resto del Paese, legato a valori islamici. Molti Toraja si trasferiscono a Papua, uno dei pochi luoghi dell’Indonesia in cui viene accettata la loro diversità religiosa. Saliamo in cima alla montagna che si affaccia sulla città e per poi visitare il mercato degli animali: bufali, maiali, polli, tutti in centro città, in attesa di essere comprati. Tutto nell’aria odora di pollo e di fumo, un odore che ci porteremo dietro per un po’.

L’auto ha sempre una colonna sonora natalizia, perché da agosto, i Toraja iniziano a pensare al Natale. Visitiamo un villaggio Toraja e ci rechiamo nella grotta in cui, un tempo, venivano sepolti i defunti: nonostante fosse proibito trafugare i luoghi di sepoltura, molte tombe sono state aperte e gli scheletri derubati dai loro corredi. Per questo, oggi, i morti vengono seppelliti con pochi gioielli. In questa grotta fatta di stalattiti e stalagmiti troviamo antiche casse piene di ossa e crani, che ricordano il passato della città. Ci sono scheletri ovunque, gettati alla rinfusa, quasi come se fossimo al Cimitero delle Fontanelle di Napoli. Una volta all’anno, se non ci sono funerali nella zona o ‘malati parenti’ – i defunti imbalsamanti all’interno delle case – la comunità viene a ripulire la tomba ed è l’unica concessione per poter toccare le ossa. Durante la nostra visita dobbiamo stare attenti a non calpestare tibie e ulne, che sono disseminate lungo il cammino. Avvolti da questo alone di mistero e tradizione, riprendiamo l’auto alla scoperta “dell’albero dei bambini”. Camminiamo in un percorso avvolto dalla vegetazione e davanti a noi compare un gigantesco albero con delle porticine: qui sono seppelliti i bambini ‘senza denti’, i lattanti.

L’albero è speciale, perché, tagliandolo, esce linfa bianca, simile al latte di cui si nutrono i bambini. In questo modo, idealmente, i bambini non muoiono, ma crescono con l’albero in un ciclo perfetto.

Immagine. L’albero dei lattanti, Toraja

Quando i bambini nascono, la placenta viene piantata nel terreno di casa, segno che, nonostante si scelga di vivere lontano da Tana Toraja, una volta morti si deve ritornare. Proseguiamo e ci dirigiamo verso i campi di riso. Passeggiamo fra filari di riso in cui vengono allevati anche pesci e anguille: un modo unico per poter avere il pesce anche in un luogo di montagna. Dopo una notte passata all’interno di una tradizionale casa Toraja, ci aspetta il confronto fra la morte e la vita: torneremo al funerale, partecipando al sacrificio dei buoi e festeggeremo un matrimonio.

Si torna al funerale del giorno prima: ci sono tantissimi bufali e la lotta di potere fra le famiglie si manifesta in questo momento. Tutti vogliono che uno dei loro animali venga sacrificato. Qui si decide quale bufalo debba andare alla chiesa, quali debbano essere sacrificati e quali venduti. Rimaniamo tanto tempo ad osservare la contrattazione, mentre lo speaker anima il momento. Il tempo dell’attesa rende tutti pazienti: gli invitati al funerale mangiano, le ragazze si truccano, gli ospiti vedono questo momento come una festa. Il figlio ‘olandese’ ci riconosce, viene a stringerci la mano e ci spiega cosa sta accadendo, mentre la sorella ci offre un dolcissimo the. Lo speaker cambia tono: sta per succedere qualche cosa. Un uomo con una bomboletta spray marca degli animali con numeri consequenziali: sono i bufali che andranno alla chiesa. Sempre con lentezza il rituale continua per quelli che andranno sacrificati. Succede qualcos’altro: un bufalo deve essere scambiato con un altro. Esulta la famiglia vincitrice, durante questo scambio, mentre chi ha perso sbuffa. Sono giochi di potere che si consumano solo nei funerali della Casta Oro, legata alla ricchezza o alla nobiltà. La popolazione è ancora divisa in caste: la più alta, legata alla nobiltà del passato è la Casta Oro, poi i rappresentanti della Casta del Governo, segue la Casta delle Palme a cui appartiene la classe media, infine la Casta di Legno, quella più povera, i cui funerali durano pochi giorni e si può sacrificare solo un bufalo. La classe ricca spesso è arrogante e la lentezza è un modo per enfatizzare il loro potere, intrattenendo al massimo il pubblico. I loro funerali possono durare più dei 5 giorni canonici.

Immagine. Invito al matrimonio, sposi e parenti

Ci spostiamo per celebrare gli sposi che ci hanno invitati al loro matrimonio. In realtà c’è similitudine con i funerali: una grande festa, in cui le persone vengono convogliate sotto grandi gazebo di bambù, animati da uno speaker. Anche qui c’è odore di carne e un gran via vai di persone:  le ragazze sono vestite con abiti da cerimonia colorati. Gli uomini sono eleganti e alcuni in smoking. Le persone ci stingono la mano, mentre passiamo sotto archi floreali. Sono tutti seduti sotto pergole e aspettano l’arrivo degli sposi, mangiando e fumando. Ci sediamo vicino al palco e assistiamo alla marcia nuziale: ballerine intavolano un ballo della vita, mentre sposi e parenti li seguono. Gli sposi sono vestiti in tonalità aranciate. La sposa ha un’incredibile impalcatura in testa. Una corona con un’acconciatura elaborata e un trucco molto marcato. Tutti ci offrono cibo e acqua in bicchiere sigillato: dalla torta di riso alle patatine fritte. Andiamo a salutare gli sposi, stringiamo la mano ai genitori e diamo il nostro regalo di nozze, un orologio da parete comprato al supermarket, su suggerimento di Paulus. Ci vengono fatte un sacco di foto mentre gli sposi, riconoscenti, ci ringraziano e ci invitano a mangiare. Prendiamo parte al buffet a base di riso, nuddles, pesce, pollo e maiale, e ci rinfocoliamo. Prima di andare alcuni partenti ci stringono le mani. Vogliono regalarci del maiale cotto nel bamboo, ma rifiutiamo, ci regalano allora della birra, che accettiamo, prima di tornare al funerale. Ora, nello spazio dedicato al funerale, tutto è diverso: c’è esaltazione e anche stanchezza. Sangue e sterco si mescolano.

Immagine. I bufali prima della mattanza

I bufali vengono sgozzati. Un potente colpo di coltello sulla carotide, che fa inginocchiare i re di questi Isola. Per noi è sofferenza, per le gente del posto è un momento di festa. Nella piazza dove prima c’erano i bufali, ora c’è un lago di sangue. Gli animali vengono macellati dopo la mattanza. Piedi insanguinati e gioia collettiva. Le teste degli animali, dai dolci occhi neri, sono poste come simbolo. Tutti gioiscono in questo rituale di forza e santità. Il funerale è nutrimento per il popolo e tutti sono legati ad esso, nell’interminabile ciclo della vita.