Il sorriso dei bambini di Barbara Olivi

Il sorriso dei bambini di Rio è immenso. Parte di questa grandezza è dovuta al lavoro di Barbara Olivi e della sua Onlus.

Il sorriso dei bambini di Rocinha foto @erikamattio

Rio de Janeiro è il sogno del viaggiatore: una città in cui le colline si tuffano nel mare, sotto l’abbraccio del Cristo Redentore e la verticalità del Pan di Zucchero. E’ un luogo in cui il ritmo del Carnevale si confonde con il delirante tifo del Maracanà e in cui la danza tradizionale, il Samba, spesso deve fare i conti con la violenza delle favelas.

Da favelas a comunidades: storia di una leggenda

Il termine favela, è stato coniato a Salvador de Bahia, che già avete conosciuto per il rituale del Candomblè, e significa ‘guscio di fava’: nacque nel 1897 con la fine della guerra di Canudos. La guerra si combatté fra il 1896 e il 1897 fra l’esercito della neonata Repubblica del Brasile e la comunità religiosa di Canudos (a Salvador de Bahia), che rifiutava l’autorità della Repubblica ormai libera dai portoghesi. Al termine della guerra, che stabilì la piena autorità della Repubblica, il governo brasiliano smise di pagare i soldati che l’avevano combattuta e non diede loro abitazioni in cui vivere. I reduci occuparono i territori liberi e ribattezzarono questo terreno Morro da Favela, come il nome dell’accampamento principale durante la guerra di Canudos. Crearono così un vasto accampamento nei pressi dell’allora capitale del Brasile. Da quel momento il termine favela venne utilizzato per indicare vasti assembramenti di pseudo abitazioni che si sviluppano in maniera caotica a ridosso delle grandi città ma, oggi, si deve parlare di comunidades. In poco tempo questo progetto occupazionale prosperò in altre città, come nella nuova capitale, Rio de Janeiro. Qui fu occupato Morro da Providência, un terreno collinare libero poco lontano dall’attuale Ciudad de Samba, baluardo del Carnevale. In pochi anni sono state realizzate intere aree fatte di abitazioni, strade e negozi. In oltre 50 anni le comunidades si sono ingrandite così tanto, da avere vicoli e stradine che congiungono case che si sovrappongono le une alle altre.

We are Rocinha

Rocinha è il luogo in cui ho incontrato Barbara Olivi, la responsabile della Onlus “il sorriso dei bambini“. Ci troviamo nella comunidad di Rocinha, una delle più grandi di Rio. Rocinha significa “piccolo orticello”, perché nel primo passato di Rio Capitale era un’area fertile e coltivata. Ora ci vivono 150mila persone e il verde del passato è sostituito da case in muratura, a volte dipinte, altre volte lasciate allo stato grezzo. Si tratta di veri e propri paesi, con negozi, parrucchieri, panettieri, meccanici e scuole. Sono più di 1000 le comunidades di Rio. Agglomerati di case, che confinano con i quartieri più ricchi, che si sono ingigantite nel tempo, portando al loro interno anche squadre di narcotrafficanti.

Immagine. In mototaxi verso Rocinha

Il sorriso di Barbara e Julio, per un mondo migliore

Prendo la metro e ad aspettarmi, con una maglietta del Manchester City, troviamo Julione. Un simpatico signore, dai tratti africani e i denti bianchissimi, che ci stringe la mano con grande calore. Sono invitata a conoscere questo mondo che vive, affronta e si integra alla realtà di Rio. Un luogo spesso macchiato dalla violenza del narcotraffico, abitato però da persone resilienti, che svolgono lavori umili, in un contesto in cui droga e umanità convivono. Julione mi presenta il nostro mezzo di trasporto: le moto taxi. Istituite negli anni 2000, sono il mezzo più comodo e per raggiungere la vetta della collina su cui si sviluppò Rocinha. Con i nostri centauri saliamo sulla via centrale, la Routa numero 1, in cui, fino al 1938, si organizzava il gran premio di F1 e da cui si diramano le altre 4 vie. È tutto emozionante, quasi surreale. Ci fermiamo sulla parte alta della comunidad per avere un nuovo colpo d’occhio sulla città. Tutti conoscono Julione. Ragazzi, bambini, anziani: c’è molto rispetto per il lavoro che lui e Barbara realizzano per i bambini e le famiglie di Rochina. Visitiamo il centro culturale conoscendo i ragazzi del progetto “il sorriso dei bambini”. Dopo esserci ristorati e aver scoperto di più su Rocinha, entriamo nel suo cuore. Non possiamo fare foto, ma le immagini rimarranno per sempre dentro di noi. I vicoli sono stretti, con il passaggio delle fognature a vista. Spesso ci superano e salutano uomini con il mitra. Descritto in questo modo potrebbe sembrare una situazione pericolosa, ma con il rispetto e l’accortezza di non giudicare, Rocinha ci ha davvero accolti. Entriamo nella biblioteca di Julione e Barbara, decorata con i colori dell’amato Inter di Julione e ci dirigiamo nella parte bassa della comunidad dove ci abbraccia Barbara. Una donna incredibile: capelli biondi, corpo esile e lo sguardo di chi vive per la libertà. Originaria di Reggio Emilia, città in cui torna spesso, si è trasferita nel 2001 a Rio, si è innamorata di Julione andando controcorrente: non ha scelto la tradizionale vita da expat, ma ha tenacemente deciso di vivere a Rocinha e aiutare la sua gente, in particolare i bambini, per cui dirige progetti educativi e di dopo scuola. Commossi per il lavoro che lei, Julione e i ragazzi dell’associazione svolgono e difendono, ripartiamo, con la promessa di tornare un giorno e raccontare la loro storia. Rocinha è indissolubilmente legata a Rio de Janeiro e le due realtà non possono vivere l’una senza l’altra: la comunidad offre manodopera, la città lavoro.

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Autore: erikamattio

Archeologa, antropologa, giornalista, viaggiatrice, sportiva e scrittrice. Inguaribile sognatrice e fervida sostenitrice delle potenzialità di MacGyver. Amante delle situazioni complicate e dei valori dell'amicizia.

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