Yóllotl: Musica e Arte Plastica per una Comunità Inclusiva

Un progetto veneziano che crea un ponte fra disabilità e migrazione: Yóllot.

Mani, colori e storie di Musica e Arte Plastica per una Comunità Inclusiva

Inclusione, scambi culturali e creatività sono stati gli ingredienti che hanno dato vita al laboratorio Yóllotl. Una realtà creativa che, assieme al Coro Voci Dal Mondo ha dato vita alla prima parte del progetto “musica e arte plastica per una comunità inclusiva”. Il laboratorio ha preso vita fra Venezia e Mestre, da Marzo a Giugno e ora…è pronto a decollare.

Grazie al sostegno economico della Fondazione Migrantes è stato possibile riunire più realtà veneziane: Coro Voci Dal Mondo, i laboratori Yóllotl, l’Associazione Italiana Persone Down sede di Venezia e Mestre, l’Associazione SOS diritti e l’Associazione Griots.

Arte con il cuore

Che cosa significa Yóllotl? Il nome deriva da Yolteotl che, nell’antica lingua messicana náhuatl, si lega alla creatività e alla spiritualità. Si compone della parola Yóllotl, che significa cuore e di Téotl, che indica Dio. Nell’unione di termini è quindi il “cuore di Dio”, inteso come l’unione fra mente e spirito, che dà vita ad una creatività spirituale.

I ragazzi dell'Associazione AIPD, nella creazione delle maschere. Foto @annavercellotti
I ragazzi dell’Associazione AIPD, nella creazione delle maschere. Foto @annavercellotti

Il progetto è quindi diventato l’unione fra cuore e mani, per raggiungere una coesione fra creatività, inclusione e spirito. Yóllotl ha avuto una durata di tre mesi e mezzo, toccando il Ramadan, la Pasqua e il Solstizio d’Estate. Un viaggio che ha permesso ai partecipanti di conoscere altre tradizioni, prendendo parte al viaggio di scoperta attraverso culture, lingue e abilità differenti. Tutto si lega al significato di Yóllotl: gli abiti incarnano il cuore di queste popolazioni e gli spiriti degli antenati che continuano a trapassare il tempo. I partecipanti al progetto hanno conosciuto le tradizioni di altri Paesi, legandosi alla spiritualità e al lavoro di gruppo.

Gli abiti Munganji hanno rappresentato lo spirito degli antenati. Nelle tradizioni sub-sahariane i ballerini vestono tute integrali e danzano durante le cerimonie. I BWA indossano abiti che di tradizione animista. Sono maschere lignee molto pesanti e grandi, utilizzate oggi in rituali e danze. Spesso vi sono disegni e linee che creano un dialogo fra la divinità e coloro che le parlano. I Surma sono pastori etiopi: le loro maschere sono spesso dipinte sui corpi d’ebano. Sono linee e punti di bianchi che rappresentano la personalità di chi le indossa. Giungendo in Cile sono stati realizzati gli abiti delle comunità Kawesqar. Dal 2009 è stata designata come Tesoro Umano Vivente dell’UNESCO. È una comunità ormai estinta, legata alla natura, alla pesca effettuata con le canoe e alla lingua millenaria. L’idea di presentare questo tesoro della cultura è stato un modo di portare l’attenzione alla precarietà delle tradizioni meno difese. Infine si è arrivati in Messico, con i danzatori Chinelos. Gli abiti prendono in giro i conquistatori spagnoli che possono permettersi di fare festa mentre il popolo lavora per loro. Vengono proposte danze energiche con abiti lunghi, che creano effetti ottici in chi ammira.

Voci sul campo

“E’ stata un’esperienza intensa che ci ha davvero arricchiti – racconta Concepciòn Garcìa Sànchez, la guida del laboratorio – ognuno di noi è cresciuto in questo viaggio fra la creatività e l’inclusione. Il progetto è stato gestito in tre sedi e ognuno ha dato prova di essere responsabile e coinvolto in questa esplorazione creativa. Le mani, i tessuti e i colori si sono davvero intrecciati in un cuore, con spiritualità, come dice il nome Yóllotl. I partecipanti che hanno affiancato i laboratori, chiamati con una ”Call for volunteers” lanciata sui social, sono stati indispensabili. Grazie al Coro Voci Dal Mondo, a Fondazione Migrantes, Caritas,  Aipd , SOS diritti e Griots le nostre creazioni verranno presto presentate al pubblico. Il legame fra la musica e l’arte plastica continuerà nei prossimi mesi, con una serie di progetti in collaborazione con il Coro Voci dal Mondo. Restate sintonizzati”.

Una delle nostre collaboratrici durante il laboratorio Yóllot. Foto @annavercellotti
Una delle nostre collaboratrici durante il laboratorio Yóllot. Foto @annavercellotti

             “Per tutti noi il laboratorio Yóllotl stato un’esperienza memorabile – raccontano i ragazzi di Aipd Venezia e Mestre – all’inizio abbiamo combinato qualche pasticcio: la colla e la carta pesta non sempre sono state dosate bene; così come i colori, che a volte dovevamo ricreare per avere un buon risultato. Ci siamo divertiti e scoperto tanti trucchi del mestiere. Abbiamo imparato a riconoscere i tessuti e i materiali: la loro consistenza è diversa, come le maschere e i costumi che abbiamo creato. Ognuno di noi si è occupato di realizzare maschere diverse, collaborando e conoscendo persone splendide. Un’esperienza che porteremo sempre con noi.”

             “Il progetto Yóllotl ha dato ad ognuno di noi un’occasione per essere creativi e coinvolti – spiegano i ragazzi e le ragazze migranti– anche chi non parlava l’italiano ha imparato nuove parole. Ci siamo sentiti parte di un gruppo e nessuno aveva mai fatto un’esperienza simile. Abbiamo imparato a lavorare diversi materiali: alcuni oggetti erano simili a quelli delle nostre tradizioni, come braccialetti e pendenti. La creatività ci ha dato la possibilità di metterci in gioco. Portiamo con noi la consapevolezza che siamo tutti uguali e che le tradizioni di Paesi molto lontani tra di loro sono, in realtà, simili.”

Erika Mattio, Griots Venezia

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Autore: erikamattio

Archeologa, antropologa, giornalista, viaggiatrice, sportiva e scrittrice. Inguaribile sognatrice e fervida sostenitrice delle potenzialità di MacGyver. Amante delle situazioni complicate e dei valori dell'amicizia.

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