Palermo

Palermo la città dai sette nomi. In cammino fra la dominazione araba e l’influenza dei Florio, fra la dolcezza della Martorana e l’imponenza normanna, fra i monti e le cattedrali. 

Palermo è la città dai sette nomi; dove il verde dei monti abbraccia il blu del mare, in un contrasto perfetto fra i mattoni ocra delle case e il giallo dei tetti maiolicati. 

In questo cammino visiteremo una Palermo sospesa fra la montagna e le profondità dei Qanat: dalla santità di Monte Pellegrino, all’ecletticismo delle architetture normanne, dagli acquedotti sotterranei, ai luminosi monasteri urbani, andremo alla scoperta dei sette nomi del cuore pulsante del Mediterraneo. Seguiteci in questa nuova prospettiva di viaggio. 

Palermo e i suoi contrasti

Palermo è mondo. Greca per le metope che si intravedono ancora in qualche sparuta costruzione di periferia; cartaginese per l’imponenza del porto e la caparbietà dei pescatori; araba per le architetture e il profumo di spezie che si respira nelle anguste vie del centro; francese per l’eleganza delle aree toccate dalla dominazione degli Altavilla; spagnola per le scelte stilistiche della statuaria e dell’evoluzione urbana; inglese per l’eco dei passi di Lady Hamilton e le lusinghe dell’ammiraglio Nelson; asiatica per l’eccentricità importata dai viaggi della famiglia Florio. Tutto questo è Palermo, indimenticabile, poetico e frizzante centro del Mediterraneo.

Sette nomi per un’anima sola

Paolo Borsellino diceva “Palermo non mi piaceva, per questo ho imparato ad amarla. Perché il vero amore consiste nell’amare ciò che non ci piace per poterlo cambiare”; oggi Palermo è una città in costante divenire: è movimento, vita, università, musica, architettura, street food, multiculturalità. 

Le sue origini risalgono all’epoca preistorica, come mostrano le indagini archeologiche compiute all’interno del sistema di grotte dell’Addaura, che costellano Monte Pellegrino. Dal Libano, i fenici compresero subito il suo potenziale e fondarono nel 734 a.C., Mabbonath, un importante approdo commerciale; la dominazione fenicia che si intrecciò con quella cartaginese donò un nuovo nome alla città: Zyz, fiore. Nell’VIII secolo i greci si impadronirono della Sicilia e rimasero folgorati da questo agglomerato di vita e dal suo legame con l’acqua, così vicino alle imprese di Odisseo e alle amate coste dell’Ellesponto. Il nome fu quindi cambiato in Panormos, che indica “Porto a tutto tondo”; il nome, che vestiva perfettamente la nuova polis, fu riutilizzato dai romani nel 254 a.C., con la latinizzazione in Panormos.

La storia di Palermo però è solo agli inizi della sua multietnicità: dopo le conquiste dei Vandali e degli Ostrogoti poi, si mantenne sino al 883 d. C. bizantina, per cambiare ancora una volta lingua e forma, con la dominazione araba. La città divenne così Balarm, anche se spesso il nome più comune è Medinah, che indica città per antonomasia; con questa nuova identità, continuò ad essere contesa da altri Pigmalioni. Nel 1061 i Normanni la battezzarono Balermus, cambiando i tratti dei suoi abitanti, che iniziano a tingersi di biondo e ricoprirsi di lentiggini, in quello che è uno dei contrasti umani più affascinanti d’Italia; lo stesso Oscar Wilde, innamorato di questa città,  descriveva i palermitani come “ragazzi con volti che sanno di grecità, altri proprio da arabi, che sembrano tante sculture che girano a cielo aperto”. 

Mille volti in una sola città

Divenne Sveva con Federico II, prendendo il nome finale di Palermo; angioina seppur per un breve periodo, sino a quando, il trattato di Utrecht del 1731 mise fine alle dinastie spagnole. La crisi europea provocata dalla Rivoluzione Francese non fece che accentuare il distacco fra Napoli e la Sicilia. Nel 1799 Napoli si proclamò Repubblica, mentre la Sicilia fu rifugio di Ferdinando IV e base della riconquista conclusa dal cardinale Fabrizio Ruffo. L’unione di forma iniziò nel 1738 con il congresso di Vienna e terminò nel 1861 con l’Unità d’Italia, che rese Palermo la meravigliosa città e capitale europea della cultura 2018, che oggi conosciamo: caotica, poliedrica e aperta a nuove prospettive. 

Palermo città Grunge, patria di grandi donne e di eroi

Palermo è una città Grunge: anticonformista, elegante e spettinata nello stesso tempo. Vive del contrasto fra le spiagge, raffinate e modaiole e le anguste vie del centro, decadenti e chiassose. È la città in cui perdersi è un dono, in quanto si scoprono scorci meravigliosi e indelebili tratti di quotidianità; dove i mercati di quartiere consentono al viaggiatore di tornare indietro nel tempo e dove i festival di arte e musica, riportano alla realtà contemporanea ed europea; fra questi “Manifesta”, la biennale nomade europea che nasce in risposta al cambiamento economico e politico, che si contrappone alla litanica e tradizionale processione di Santa Rosalia, legata al forte senso di devozione dei cittadini.  

A Palermo risuona ancora l’eco di personaggi che hanno impresso nella storia d’Italia le loro gesta. Indimenticabili i giudici Giovanni Falcone e Augusto Borsellino (durante la realizzazione della documentazione fotografica di questo articolo, nel mese di Maggio 2021, si è preso parte alla cerimonia di commemorazione della strage di Capaci). 

Così come spicca il nome della famiglia Florio: fonte inesauribile di gossip fra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento, ma fortemente amata dai palermitani per l’evergetismo e la genialità dei suoi membri; in primis Vincenzo e poi suo figlio, Ignazio, che resero Palermo una città industriale competitiva su scala europea; di umili origini, aprirono una bottega di spezie, per poi crescere, sino a diventare imprenditori di fama mondiale, detentori di un immenso potere in città. La famiglia diede un forte impulso alla realizzazione di cantieri navali, per poi investire nelle tonnare; grazie all’invenzione del tonno sott’olio divennero realmente fra i personaggi più potenti della Sicilia e si dedicarono ad investimenti edilizi che consentirono la modernizzazione della città. 

Palermo è anche la città delle grandi donne, che hanno fatto parlare di loro in tutta Europa. Fra queste Donna Franca Florio considerata, durante la BelleÉpoque, una delle donne più belle al mondo e amore proibito per tanti uomini influenti del periodo: come l’imperatore d’Austria Francesco Giuseppe e persino il grande amatore Gabriele D’Annunzio. Fu una femminista ante litteram, che si batté per l’apertura degli asili nido all’interno degli stabilimenti Florio, per il riconoscimento del lavoro delle donne, dando dei premi e delle agevolazioni alle madri lavoratrici.

Con la sua leggiadria di versi, emerge la figura della scrittrice, Natalia Ginzburg, figlia dello scienziato e attivista Giuseppe Levi. Titoli straordinari come “E’ stato così”, o le commedie teatrali, come “Ti ho sposato per allegria”, hanno lasciato una profonda impronta nella storia della letteratura palermitana e italiana, fatta di ironia, brutalità e poesia. 

Fra le protagoniste della storia di Palermo vi è anche Santa Rosalia, da cui continua il nostro viaggio.

Santa Rosalia e il monte Pellegrino: la vetta sacra

A 600 metri sul livello del mare spicca Monte Pellegrino, famoso per la vicina grotta dell’Addaura, in cui sono stati trovati resti mesolitici e incisioni rupestri. 

Visto dall’alto appare come un Iceberg verde, immerso fra i colori della città e il blu del mare. Il rilievo è una delle zone sacre di Palermo, che si collega all’Itinerarium Rosaliae; già in epoca araba era conosciuto come Tell Grin, “Monte Vicino”, volgarizzato, poi, in Pellegrino. E proprio di un pellegrinaggio si tratta: per rendere omaggio alla Rosa senza spine della famiglia degli Altavilla, Santa Rosalia appunto. Figlia del Re Ruggero II, decise di rinunciare agli agi della vita di corte, allontanando pretendenti e ricchezze; si convertì e scelse di vivere in solitudine nella grotta di Monte Pellegrino, dove morì nel 1170. I Palermitani, devoti alla Santa, ogni luglio si riuniscono per raggiungere il Monte, in una festa sontuosa e armoniosa.  

La magnificenza di Monte Pellegrino

Parcheggiando in Via libertà si può iniziare il cammino verso la Grotta di Santa Rosalia e raggiungere la vetta di Monte Pellegrino. La camminata è semplice, di circa un’ora. Zigzagando in un percorso fra gli alberi e la strada (è possibile raggiungere la cima anche in auto), si arriva allo spiazzo centrale. Qui sorge la meravigliosa chiesa, costruita nella roccia. Si respira aria umida e si può ammirare il corpo della Santa, riccamente decorato; le reliquie, però sono custodite all’interno della Cattedrale di Palermo. 

Poco lontano si erge il Belvedere, dal quale è possibile ammirare Palermo, seguendo i quattro punti cardinali. La città appare come un incredibile oceano di materiali. Aguzzando la vista si intravedono le spiagge bianche e rumorose di Mondello, il gigantesco porto commerciale, la cupola del teatro Massimo e il tetto della pittoresca Palazzina Cinese, voluto da Ferdinando Borbone III ad opera di Venanzio Marvuglia. L’architetto realizzò il connubio perfetto fra neoclassicismo e arte orientale, e qui, nel Salotto politico del Regno delle Due Sicilie passarono anche Lady Hamilton e Lord Nelson, dando modo alle cronache rosa dell’epoca di far parlare di sé, mettendo in competizione le dame di corte e facendo sognare le ragazze popolane.

Le tre A: Arabi, Acqua e Acquedotti

Palermo offre mille e una sorpresa e altrettante ragioni per essere visitata. E’ la città che abbraccia le tre religioni monoteiste, in un grande contesto di libertà umana sotto l’occhio vigile di Santa Rosalia, che dall’alto del Monte Pellegrino protegge le anime di lingue diverse e le architetture che le rispecchiano. 

Così, dalla parte più alta della città, ci dirigiamo, in un tour cittadino, in quella più profonda: scopriremo la Palermo sotterranea, cercando di raggiungere le sue viscere e le tre A. La presenza araba fu predominante nel tardo Medioevo italiano. La città parla ancora oggi le lingue del suo passato: il nome delle vie centrali è scritto, infatti, in arabo, ebraico e italiano; i monumenti trasudano i colori delle pietre d’Africa e d’Israele; i campanili e i tetti delle chiese si nascondo dietro gli antichi minareti. 

Sotto il cielo d’Oriente, in Occidente

Poco lontano dal centro,  si raggiunge il Palazzo della Zisa (detto della Azisa, che indica in arabo, splendido). Il glorioso edificio è una delle più eloquenti testimonianze arabo-normanne in Sicilia: sia all’esterno, grazie al labirintico giardino e ai giochi d’acqua delle sue fontane, sia all’interno, dove danzano fra loro elementi architettonici arabi e maestranze occidentali.

Qui, passando per Via della Libertà, si possono ammirare i resti delle meravigliose Ville Liberty abbattute con il sacco di Palermo; in un seducete percorso urbano, da Via Gaetano Daita che conduce al Politeama, si vive la signorilità della città, rimembrando il tempo dei Florio e del grande sviluppo artistico palermitano, che sfocia nel Tempietto della Musica. 

Da questa zona, ampia e moderna, in una mezz’oretta a piedi si raggiunge Via Nave, per ammirare uno degli elementi di ingegneria idraulica più interessanti e sconosciuti della città: i Qanat. Questo complesso di gallerie, detto Qanat in arabo o Kariz in persiano è comune in tutto il Medio Oriente: dall’Iran alla Siria, passando per il Maghreb e la Spagna. La loro funzione era quella di creare una canalizzazione d’acqua sotterranea che consentisse alla stessa di non evaporare, al contrario del sistema romano, più adatto ai climi miti. La città è sempre stata un Paradiso in terra, con grandi giardini che necessitavano di essere mantenuti floridi e densamente abitata, con una richiesta di acqua potabile elevata. Con questo sistema di canali e vasi comunicanti, quindi, l’acqua poteva scorrere fresca sottoterra ed essere facilmente reperibile. Non a caso, le qanate si trovano in prossimità di Corso Calatafimi, che in passato era un vasto giardino reale, ricco di pianete esotiche e fontane spettacolari. 

Le profondità dei Qanat palermitani

Accompagnati da guide speleologiche si entra quindi in uno dei punti più profondi di Palermo, avvolti dall’eco dei propri passi e dallo scroscio dell’acqua; acqua che toccherete e che vi rinfrescherà durante questo tragitto surreale.  

Street Food e Martorana

Dopo tutto questo peregrinare, Palermo vi ammalierà anche per le proposte gastronomiche. Lo street foot è incredibilmente vario: dalle arancine del Bar Oscar alle Panelle con milza di Nino u’ Ballerino, dalle cassate ai cannoli, tutti i palati saranno soddisfatti. 

Per i più curiosi, però, vi è un luogo unico per assaporare la dolcezza della città: il Convento di Santa Maria dell’Ammiraglio, dove si produce la frutta Martorana. La Martorana è più comunemente conosciuta come marzapane: il termine deriva dall’arabo Mazaban, che indicava “la scatola dei segreti”; queste scatole contenevano documenti segreti, oppure i dolci, in quanto beni preziosi, che necessitavano di una struttura per la conservazione. 

Per arrivare in questo complesso, ulteriore esempio di sinergia arabo normanna, iniziamo il percorso dal quartiere Klasa, dove si trova l’imponente palazzo Pretorio, nella cui “Sala delle Lapidi” è racchiusa l’evoluzione della città; ivi si trovano le epigrafi di importanti personaggi storici: Carlo II di Spagna, Giovanna Borghese Toidona, la prima donna eletta, Giovanni Falcone e Piersanti Mattarella. 

Da questo luogo di straordinaria potenza storica, si raggiunge la Cattedrale di Palermo, simbolo della crasi fra Oriente e Occidente. la zona è puntellata di piccole stradine, che danno al quartiere i tratti di una città nord africana; in pochi minuti, si cambia prospettiva, entrando nella Palermo Barocca; qui appare Piazza dei Quattro Canti, con la sua forma Ottagonale. Le statue presenti, furono collocate da Mariano Smiriglio e compongono il “Teatro del Sole”, in quanto almeno un lato è sempre illuminato dalla luce solare. Da qui si procede per la Fontana Pretoria (conosciuta anche come la Fontana della Vergogna, a causa della nudità delle statue). La gigantesca fonte è puntellata di statue allegoriche, ma la cosa più sorprendente è che viaggiò per molti chilometri. La struttura, infatti, fu commissionata da Don Luigi Toledo, suocero di Cosimo de Medici; fu realizzata a Firenze, dagli scultori Francesco Camilliani e Michelangelo Naccherino; a causa dei costi di gestione, fu messa in vendita e acquistata dal senato palermitano nel 1581 che, pur di averla in città, fece abbattere alcuni edifici.

Dopo questo splendido colpo d’occhio, si giunge al Monastero di Santa Maria dell’Ammiraglio, detta la Martorana. Il nome fu dato in onore di Eloisa Martorana che, nel 1193, fece costruire il monastero. Si narra che le suore, per abbellire gli alberi da frutto nei mesi autunnali, avessero realizzato dolci di marzapane a forma di frutti e, ancora oggi, si possono assaporare queste prelibatezze, la cui ricetta risale al XIII secolo; nel convento, infatti, spicca una piccola bottega, che profuma di zucchero e marmellata. 

Sempre dritti in Via del Cassero

Camminare per Palermo è come venire trasportati in più città: Aleppo per i suoi mercati, Rio de Janeiro per picchi montani che compaiono fra i palazzi, Napoli per la statuaria borbonica che si erge nei crocevia, Rabat per i grandi torrioni che si stagliano verso il cielo. 

Palermo è Pangea culturale, perché il mondo è passato di qui: nelle sue infinte vie, che spesso conducono in ampie piazze dai mille constasti culturali; nei cibi, così contaminati dalle sue antiche dominazioni; nei detti popolari. Ancora oggi gli anziani cantano e gridano dai balconi delle case intonacate, raccontando storie di vita e del passato della città ai viandanti; quando andrete a Palermo, quindi, seguite i consigli di chi vi abita: non fermatevi e…“Jiri ri cassaru e cassaru”, “Andate sempre Cassaro Cassaro”, ovvero, andate dritti per le vostre idee, come l’antica via Cassaro oggi Corso Vittorio Emanuele, la strada senza curve che attraversa la città. 


Un grande ringraziamento ai miei amici e compagni di viaggio: Giorgia D’Agostino e Alessandro Magazzù, per avermi fatto scoprire una Sicilia unica e svelato i suoi segreti. Per la visita ai Qanat, ringrazio Samuele Schirò, Palermoviva.it

Pubblicato da erikamattio

Archeologa e antropologa, viaggiatrice, sportiva e scrittrice. Inguaribile sognatrice e fervida sostenitrice delle potenzialità di MacGyver. Amante delle situazioni complicate e dei valori dell'amicizia.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: