Sguardo ad Oriente. Fra Asia e Pacifico prende vita l’Rcep, il più grande trattato commerciale multilaterale della storia

Il ritmo irrefrenabile dell’Oriente

Il 15 Novembre 2020, in una cerimonia virtuale ad Hanoi, si sono riuniti 15 paesi dell’Asia e del Pacifico per firmare l’Rcep (Regional Comprehensive Economic Partnership), il più grande trattato commerciale multilaterale della storia.

Il trattato si sovrappone all’Cptpp, il partenariato dei paesi del transpacifico. Un accordo nato senza la presenza della Cina, cui gli USA di Obama avevano aderito per avere un approccio di scambi con l’Asia e i paesi Sud Americani ed bloccare l’avanzata cinse. Con l’elezione di Trump, a causa della paura espressa dai lavoratori del Midwest di essere invasi da manodopera asiatica, il governo decise di uscire dal trattato. 

I criteri del passato erano più ampi anche sul copyright ed erano pensati per escludere la Cina. L’Rcep è di stampo economico, comprensivo di paesi culturalmente molto diversi: socialisti, musulmani, monarchici e più ricchi.

Sovrapposizioni e libero mercato

Facciamo un po’ d’ordine, dopo tutte queste sigle.

Membri Asean: l’Association of South East Asian Nations fu costituito nel 1967 a Jakarta da Filippine, Indonesia, Malaysia, Singapore e Thailandia, cui si sono aggiunti Brunei nel 1984, Vietnam nel 1995, Laos e Myanmar nel 1997 e Cambogia nel 1999.

Membri Cptpp: a Santiango del Cile, nel 2018, fu sottoscritto il Comprehensive and Progressive Agreement for Trans-Pacific Partnership fra Australia, Brunei, Canada, Cile, Giappone, Malaysia, Messico, Perù, Nuova Zelanda, Singapore e Vietnam. 

Membri Rcep: firmato virtualmente ad Hanoi, il 15 Novembre 2020, il Regional Comprehensive Economic Partnership comprende Brunei, Cambogia, Indonesia, Laos, Malaysa, Myanmar, Filippine, Singapore, Thailandia, Vietnam, Australia, Cina, Giappone, Nuova Zelanda e Corea del Sud.

Ci sono paesi che entrano in sovrapposizione nei due accordi, potendo così mantenere un ampio margine di manovra nella firma di trattati bilaterali. In futuro potranno accedere membri dell’Asean che non sono entrati nell’Rcep come lo Sri Lanka o il Pakistan. Il punto di forza dell’Rcep è che cerca di accontentare tutti, tenendo conto delle necessità dei singoli stati. Sicuramente il paese più privilegiato sarà la Cina, in quanto l’Asean è primo esportatore per la repubblica popolare cinese. 

L’Rcep è meno rigido, si attua per beni e servizi, con l’obiettivo futuro di abbassare i dazi, non seguendo uno schema politico, con paesi diversificati economicamente e politicamente. Sono coinvolte monarchie, come la Thailandia, paesi musulmani, come l’Indonesia, nazioni di stampo comunista come il Laos e altre nazionaliste come il Giappone. L’obiettivo è quello di accontentare i paesi più ricchi e interfacciarli con quelli con un Pil minore, tenendo conto della situazione reale per crescere globalmente: pensiamo a Singapore con un Pil di 60mila dollari a persona e al Myanmar con un Pil di 1500 dollari, o a stati monarchici ricchi, ma molto condizionata dal loro status come il Brunei.

L’Est e l’Ovest

Il trattato ha posto delle domande in Europa: la paura è quella di dover competere contro un’economia sempre più veicolata dal mercato asiatico e di trovarsi in una posizione scomoda fra gli USA e la Cina.

Per poter comprendere questo andamento è stato intervistato Ing Cai Maosheng, presidente dell’Associazione in Italia Ex Alumni di Zhejiang University una delle più prestigiose in Cina.

“Il mercato è cambiato in maniera molto rapida: fino ad una decina di anni fa si registrava un fortissimo scambio fra Cina e USA, successivamente fra Cina e CEE, ma dal secondo mandato Trump ad oggi, il mercato si è perimetrato fra Asia e Pacifico. Questo dimostra una maggior coesione a livello di mentalità per i paesi orientali che, insieme, sono riusciti a gestire in maniera rapida gli effetti economici del post pandemia, tornando ad investire e lavorare.

L’Rcep coinvolge quasi tutta l’Asia e i membri dell’Asian, la coalizione dei 10 paesi in partnership, in cui non compariva la Cina. I criteri del passato erano più ampi e coinvolgevano il copyright, mentre ora il trattato è di stampo economico. Per me è positiva la presenza di paesi culturalmente molto diversi: socialisti, musulmani, monarchici; inoltre ci sono paesi ricchi come il Giappone e l’Australia, contrapposti a paesi con un Pil più basso come il Laos o medio come il Vietnam“.  

La forza del trattato, fra accordi bilaterali e dazi

L’impatto di questo trattato sarà positivo, in quanto vi sarà una diminuzione dei costi anche per USA ed Europa. Questo creerà molte conseguenze e vantaggi sugli scambi. Taiwan e Hong Khong parteciperanno come nei giochi olimpici, con un proprio nome, ma sotto la bandiera cinese. Fra le maggiori forze che emergeranno, ci sarà il triangolo formato da Cina, Corea del Sud e Giappone, che punteranno sulla creazione di un mercato unico e l’abolizione di dazi.

I dazi, in scaglioni di tempo, si ridurranno. Il Giappone, però, proteggerà alcuni dei suoi prodotti per i quali il mercato non può scendere a compromessi: riso, grano, carne di maiale e bovina, latte e zucchero. 

“Il punto di forza del trattato – continua Maosheng – è che i paesi saranno liberi di fare accordi bilaterali fra di loro. Sono convinto che vi saranno molti vantaggi per l’Europa, sfruttando le alleanze commerciali. Molti paesi all’interno dell’Rcep sono anti alleati degli USA, per motivi storici ed economici: questo potrebbe creare un nuovo asse d’intesa e un maggior interesse per l’Europa a sfruttare le proposte dell’Rcep.

Tra i risultati più auspicabili di questo trattato ci saranno: il blocco del mercato unico, la condivisione di lavoratori e materiali per progetti comuni. Il Sud Est asiatico metterà a disposizione manodopera, l’Australia e la Nuova Zelanda materie prime, mentre il Giappone, la Corea del Sud e la Cina tecnologia avanzata, come il 5G e l’imminente 6G. 

Il trattato avrà un impatto positivo globale e avvicinerà l’Europa: soprattutto in questo periodo dove gli USA si sono allontanati da molti accordi commerciali. Se il governo Biden, decidesse di rientrare in contatto con l’Asia, il mercato unico globale diventerebbe davvero un’opportunità per tutti. Si prevede che, entro il 2025, il Pil di molti paesi interni al trattato ed europei aumenti. Il trattato Rcep si attuerà per beni e servizi senza seguire uno schema politico.” 

La scelta dell’India

La situazione per l’India è molto differente, in quanto il paese è entrato nell’Asean, ma non è riuscito a mantenere la sua posizione. La terra dai mille volti ha molte difficoltà ad approcciarsi a causa della disomogeneità interna al paese, causata da aziende lente, problemi di diversificazione regionale per lingua e religione, un sistema quasi feudale in alcune aree con poche riforme e scarsa competizione. In questi ultimi anni sono stati compiuti investimenti in Africa, in particolare a Mauritius, ma i frutti di questi investimenti, maturano lentamente. 

A parte i problemi di confine con la Cina, l’India non è compatta e ci vorrà ancora molto tempo prima che sia davvero pronta ad entrare in questo trattato, anche se è stata lasciata una porta aperta, specialmente dal Giappone. 

Il trattato che trasforma la crisi in occasione

L’impatto di questo trattato a livello mondiale potrebbe quindi essere positivo, in quanto si registrerà una diminuzione dei costi anche per l’Europa e gli USA. Gli investimenti fra la Cina e l’Europa saranno stimolati dal Rcep già entro la fine del 2020, quando si firmeranno nuovi accordi.

In cinese la parola crisi è composta da due parole: Wei che indica “pericolo” e Ji che indica “occasione”. Il trattato è stato creato alla fine di un periodo di pericoli economici e sanitari globale ma, grazie alla sua lungimiranza, diverrà sicuramente un’occasione di crescita e miglioria. 

Pubblicato da erikamattio

Archeologa e antropologa, viaggiatrice, sportiva e scrittrice. Inguaribile sognatrice e fervida sostenitrice delle potenzialità di MacGyver. Amante delle situazioni complicate e dei valori dell'amicizia.

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