Etiopia on the road. Seguendo le carovane del sale fra Dancalia e Tigrai

In viaggio fra guerriglieri, oranti e operai

In viaggio con le carovane, fra Dancalia e Tigrai, foto E. Mattio, Gennaio 2020

Etiopia…è il luogo mistico dove nacque l’affascinante regina di Saba e dove i gruppi tribali danzano ancora seguendo il battito della terra; dove i guerriglieri Afar minacciano la popolazione dislocata nella regione più arida del pianeta e dove gli oranti copti cantano vestiti di bianco fra le rovine di Lalibela; ma è anche la nuova dimensione di Pechino, dove équipe di lavoratori cinesi si trasferiscono per lungo tempo, spaesati e insaziabili,  per costruire nuove vie di comunicazione e scambi; una moderna Via della setache trasporterà tungsteno, metalli e sale e che, presto, delineerà un nuovo profilo in questo paese di pellegrini, vulcani e ritrovamenti preistorici.

Sorvolando il cielo d’Africa ho pensato alla sensazione che avrei provato visitando l’Etiopia: uno stato violentato dalle scorribande italiane, da guerre civili e da interessi economici. Lo scopo del viaggio è stata la ricerca di una delle ultime esperienze di purezza, di segreti e di vita presenti in questo angolo di mondo: documentare il lungo tragitto delle carovane del sale, viaggiando con un carovaniere sulle strade in terra battuta che, a breve, saranno lacerate da asfalto e traffico. Ho osservato i grandi cantieri stradali che stanno mutando rapidamente l’aspetto del nord dell’Etiopia e ho provato un moto di tristezza nel vedere che le storiche carovane sono sempre di meno. 

La domanda con cui ho deciso di intraprendere il mio percorso è stato: quanto la presenza cinese sta influenzando la vita degli etiopi? Il viaggio è stato scandito da una ricerca antropologica ed etnografica per poter cogliere le impressioni e la realtà dei fatti. 

Relazioni storiche

Le prime relazioni tra la Cina e il continente africano si documentano all’inizio del XV° secolo, quando dall’Impero dei due fiumi, partivano eroiche spedizioni definite “le flotte dei tesori”; questi viaggi comportavano la ricerca di nuove merci e terre e si intensificarono durante la dinastia Ming, per poi diminuire grazie alla più funzionale Via della Seta e riprendere negli anni Sessanta del XX° secolo. Negli ultimi decenni, con passo silente e, ora, sempre più echeggiante, la Cina ha rimesso gli occhi su quell’Africa, considerata troppo lontana e inaccessibile nel passato e ad oggi indispensabile per il detenere il primato economico fra un’alba a stelle e strisce e un tramonto interamente tinto di rosso.  

La Cina sta influenzando l’Africa economicamente, socialmente e politicamente. La prima azione cinese che interessò l’Africa fu la costruzione di una ferrovia dalla Tanzania allo Zambia; a partire da qui, le imprese cinesi statali iniziarono a investire a perdita d’occhio. Nel 1971 la Cina riuscì ad ottenere una posizione all’interno dell’ONU e, fra il 1965 e il 2005, fu impegnata nella costruzione di infrastrutture e opere energetiche.

Negli ultimi decenni a partire da Zhu De, per intensificarsi negli anni Novanta con il governo di Jiang Zemin, passando per Hu Jintao e arrivando all’attuale presidente di Xi Jinping, la Repubblica popolare cinese ha intrapreso una manovra di coinvolgimento degli interessi africani, presentandosi come paese partner e condividendo un passato da ex colonia europea. Durante il discorso emergeva come il Paese si volesse interfacciare ai paesi africani come uno stato fratello, che aveva dovuto subire la presenza europea senza potersi ribellare, ma ora, in qualità di potenza economica mondiale, comprendeva i bisogni dell’Africa di emergere liberandosi dal velo tessuto da Francia, Inghilterra, Belgio, Portogallo e Germania, per poter confezionare un nuovo abito e indossare i colori delle libertà.

Con queste premesse si ricorda il forum della cooperazione Cina Africa, tenutosi nel 2003 a Beijing, che fu co-presieduto dallo stato etiope; questo ha quasi subitamente innescato un meccanismo di collaborazione e sudditanza africana, che ormai sta inondando ogni stato dal sud al centro, rendendo il cinese una delle lingue più studiate nelle High schoole i prodotti made in Chinafra i maggiormente consumati nelle capitali. Gli stessi mercati, coloratissimi e ancora festosi, si riempiono di scarpe in plastica e abiti a basso costo che a poco a poco sostituiranno i materiali e le stoffe locali, rendendo l’unicità un privilegio per pochi e il conformismo uno status quo.

La politica cinese odierna si differenzia da quella attuata dal leader comunista Mao Zedong presentandosi alle economie africane senza imporre alcun vincolo politico ai governi locali, inviando aiuti economici atti a supportare i leader africani attraverso prestiti, in cambio di piccole aree di controllo e appoggio per materiali o strategico. Il commercio tra Cina e Africa è in costante crescita creando un paradigma economico-politico di rilevanza mondiale. La presenza cinese ha però creato fenomeni di quello che veniva definito da E. De Martino “angoscia territoriale”, influenzando le dinamiche sociali, creando un senso di disorientamento fra le differenti popolazioni che si disperdono fra il nord e il sud del Paese. Non solo: gli interventi cinesi si stanno concentrando sulla creazione di un complesso sistema stradale che, apparentemente, vuole aiutare la popolazione a migliorare e accelerare gli spostamenti fra le città industrializzate, ma in realtà è un piano di interesse strategico per congiungere il nuovo porto mercantile e militare nello stato di Gibuti con Etiopia, Eritrea e poi…chissà!

L’evoluzione del paesaggio sta rapidamente cambiando, rendendo il paese sempre diverso, a discapito del rispetto dei siti storici e archeologici; così come la percezione dei suoni e del tempo per i raccoglitori di sale e dei carovanieri, che stanno combattendo contro la rumorosità e la rapidità dei camion e dei mezzi che a breve sostituiranno i dromedari. 

Presentazione ai bambini Afra nel villaggio di Logya, foto E. Mattio, Dicembre 2019

Cina-Africa

Le stime ufficiali del numero di cinesi in Africa variano notevolmente; nel continente vi sono gruppi sempre più diversificati di migranti cinesi, in termini di lingua, dialetto, classe, istruzione e occupazione.

Ciò che è chiaro è che i numeri sono aumentati in modo esponenziale nell’ultimo decennio: la presenza di gruppi etnici in contrasto crea notevole malcontento e mobilitazioni politiche e sociali, come avvenuto nel 2004 in Namibia e Zambia.

Sulla base di ciò e su uno stato dell’arte molto approfondito sulle strategie economiche si è deciso di incrementare gli studi su questo fenomeno, focalizzando l’attenzione su uno dei paesi più interessanti per ricchezza culturale e unicità paesaggistica: l’Etiopia.Potrebbe diventare un paese chiave per le transizioni economiche lungo la Via della seta marittima, interconnessa da porti in costruzione e già completati, gasdotti, ferrovie e impianti energetici che collegherebbero un vasto corridoio marittimo. 

Solo dal 2017, in seguito a problemi interni al paese, sono stati riaperti i confini delle aree più a nord dello Stato: la regione del Tigrai, sede delle antichissime chiese copte e la Dancalia, area estremamente ricca di saline e giacimenti di zolfo, fra le più aride del pianeta. 

Negli ultimi cinque anni, equipe di imprenditori della Terra dei due fiumihanno iniziato a negoziare con privati locali, realizzando infrastrutture in cambio di zolfo e sale. Gli investitori di Pechino stanno consolidando i loro investimenti in questo territorio, consapevoli di tutte le opportunità che si possono creare in questi mercati, ancora inesplorati, in termini di commercio. Lo dimostrano le politiche migratorie che sono aumentate esponenzialmente verso l’interno e l’esterno del Paese, e che costituiscono uno dei più importanti flussi migratori nel panorama internazionale sia per consistenza numerica, che per numero di regioni di destinazione. Gruppi di lavoratori indipendenti, come gli estrattori del sale, si trovano soffocati dalla presenza cinese e completamente privi di sostegno da parte del governo etiope. Non solo, oltre al cambiamento geologico in atto e al rischio di far scomparire le antiche tradizioni, la presenza incontrastata di nuovi mezzi ha quasi interamente annullato il trasporto del sale su carovane di dromedari, in funzione di camion, che stanno impoverendo sempre di più la popolazione, imponendo modifiche rapide e incontrollabili;questi fenomeni stanno modificando anche la percezione dei suoni, un aspetto di grande rilevanza per comprendere la perdita di punti di riferimento, la percezione del paesaggio e del rischio. L’arrivo dei dromedari, accompagnato dal suono di campanelli e dal canto del capo carovana, è già stato in parte sostituito dal rombo dei camion, seguito da suoni prodotti in un’altra lingua.

Pellegrine presso la scuola di Lalibela, foto. E. Mattio, Gennaio 2020

Le risposte dell’Etiopia

Giunta in loco per la prima volta con un gruppo di amici, ho potuto percepire la magnificenza di questo paese e rimanere affascinata da tutti i suoi contrasti. Uno dei luoghi dove la Terra mostra tutta la sua potenza, fra laghi di sale e pozze di zolfo, fra vulcani attivi e montagne verdeggianti, ma anche una delle aree più mistiche del Mondo, frapposta fra in un crocevia di credo religiosi e popolazioni ancorate alle pratiche tribali, avvolta dai colori dell’oro, del verde e del rosso, fra milizie e dromedari, fra le stelle dell’Africa e l’eco della cultura copta.

L’Etiopia era il paese perfetto in cui svolgere questa ricerca: un luogo che poteva dirmi molto sulle rilevanze archeologiche, sulle evidenze etnografiche e sugli sviluppi geopolitici in atto. Una terra in alcuni punti favorevole alla vita, in altri arida e brutale, in cui rituali e tradizioni vivono in sinergia, fra il richiamo dei minareti che si alternano, al canto dei patriarchi. 

Questo lungo viaggio fra la Dancalia e il Tigrai, fra il sale e le croci copte, è stato intenso e molto toccante. La condizioni lavorative degli estrattori del sale e dei carovanieri è ardua: la loro dedizione e la loro debolezza, nei confronti di una tecnologia che avanza inesorabilmente, li rende vittime di un sistema spietato, che rischia di lasciarli privi dei loro unici mezzi di sostentamento. Una brutalità legata però anche ad una miglioria delle condizioni di vita di altri etiopi, costretti a muoversi su strade inaccessibili per settimane, che grazie alle nuove infrastrutture, riusciranno a viaggiare più agevolmente, e a liberarsi dalla paura dello spingersi oltre. Un equilibrio davvero difficile da trovare, una spada di Damocle che inevitabilmente penderà sul capo di qualcuno, condannandolo . 

In questo percorso mi sono spesso chiesta “come sono articolate le relazioni fra cinesi ed etiopi, in un Africa che sta cambiando sempre più rapidamente?”La risposta è davvero difficile da dare. Per rispondere ho cercato dei contatti fra la comunità cinese e quella etiope. Le relazioni ovviamente non sono semplici, a causa dell’abisso culturale che lega i due popoli, ma la presenza cinese che sta portando delle migliorie sul piano infrastrutturale, mentre sta devastando il piano sociale. Avendo percorso strade impervie per giorni e provato beneficio nella comodità di viaggiare sulle strade asfaltate di fresco, mi sono resa conto che questo è sicuramente un grande valore per migliorare le comunicazioni e per rendere la vita delle persone più agevole. Non possiamo avere la pretesa che i paesi più poveri rimangano affascinanti per noi occidentali, senza dar loro a possibilità di crescere, ma per l’egoismo di poter ancora scattare delle foto con le popolazioni locali, su scenari che noi stessi noi ricordiamo più. Nonostante ciò i retroscena di questa modernità rendono i beneficiari poveri e abbandonati ad una vita di migrazione verso le grandi città, alla ricerca di un lavoro che non troveranno mai, sradicandosi e non avendo opportunità, in quanto non scolarizzati e disperati. 

L’unica cosa che si può auspicare è che il governo imponga delle leggi per cui ad ogni lavoratore cinese vengano assunti un numero proporzionalmente maggiore di etiopi, in modo da garantire un lavoro alle famiglie che si vedono portare via terreni o le mansioni di un tempo, come nel caso dei carovanieri. 

Nel contempo, tutti i lavoratori cinesi che ho incontrato hanno scelto di vivere in Etiopia non come coloni, ma da persone oneste e spesso intimorite: rispondono a dei comandi dati dall’alto, rinunciando al loro paese e alle loro famiglie, per poter garantire ai propri figli una vita sicura e migliore della propria, possibilmente nella terra che amano e in cui per anni non possono ritornare. 

Durante il viaggio, in prossimità del Dallol, ho avuto modo di parlare con Mohammed, uno dei resilienti carovanieri della Dancalia. La sua giornata è scandita dalla durezza delle lunghe marce a piedi, per comprare blocchi di sale e trasportali sino al nord. Un viaggio avventuroso, percorrendo sentieri controllati da guerriglieri e privi di acqua, percependo ad ogni passo il battito di questo antico oceano e la brutalità del fuoco e dello zolfo, che zampillano in un dialogo infinito fra le profondità del mondo e del cielo.

La durezza della vita dancala ha caratterizzato anche le sue genti, che però si stanno ingentilendo a causa del servilismo nei confronti dei nuovi inquilini asiatici. 

Spostandomi verso il Tigrai, regione oggi scossa di inimicizie nei confronti dell’Eritrea, sempre sul piede di guerra, ho potuto vivere la profondità della festa del Gennà. il Natale Copto che si festeggia la notte del 6 Gennaio. La tradizione è ancora ben radicata fra queste vallate e l’ateismo cinese non è invalidante, né per la vita musulmana, né per quella copta. L’Islam è presente soprattutto in Dancalia, dove gli estrattori di sale pregano durante il giorno, possono celebrare il Venerdì come giorno di riposo e rallentare il ritmo lavorativo durante il Ramadan; i copti non hanno avuto limitazioni da parte cinese, e questo si può percepire nell’organizzazione delle feste principali , il Gennà e il Timakat, che mantengono la loro forza, attirando il flusso di pellegrini da ogni città e villaggio, fecondando con nuova energia e positività, la dura terra del Tigrai. 

Estrattore del sale, Dancalia, foto E. Mattio, Gennaio 2020

Sono rimasta colpita dalla devozione dei raccoglitori di sale, che chini sui loro blocchi, lavorano in condizioni di massima povertà, aspettando l’arrivo dei carovanieri per sgranchirsi le gambe e asciugarsi le fronti madide di sudore. La scelta di questo lavoro è spesso una necessità, che li conduce prima del tempo ad una vecchiaia brutale. L malattia più ricorrente è la cecità, a causa dell’assenza di strumenti banalissimi, come gli occhiali da sole, per proteggere la vista dal riverbero del sole. Il sale è quindi vita, lavoro, morte, denaro e muove il PIL del paese. Parte di questo meccanismo è determinato dai carovanieri che, con i loro dromedari, pagati a caro prezzo o ereditati dai padri, si muovono dai piccoli villaggi lungo del rive del fiume Saba, spostandosi per circa quattrocento chilometri, raggiungendo la città di Mecallè nel Tigrai, trasportando e vendendo i preziosi blocchi di sale che verranno poi venduti e lavorati. Il sale, che inaridisce e soffoca la natura, è in realtà il fertilizzante per l’economia e la vita del paese.

Pubblicato da erikamattio

Archeologa e antropologa, viaggiatrice, sportiva e scrittrice. Inguaribile sognatrice e fervida sostenitrice delle potenzialità di MacGyver. Amante delle situazioni complicate e dei valori dell'amicizia.

3 pensieri riguardo “Etiopia on the road. Seguendo le carovane del sale fra Dancalia e Tigrai

      1. Posso immaginare! Anche perchè è un territorio molto diverso dal nostro e le persone hanno abitudini e culture differenti che è sempre molto interessante conoscere. Poi l’africa regala tramonti e paesaggi, come dici tu, unici nel loro genere.

        "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: