Come si vive in Medio Oriente?

Mezzi di trasporto e avventure urbane: Shiraz con la mia amica Francesca @erikamattio

La mia concezione dell’Iran, prima di arrivarvi, era condizionata dall’informazione televisiva e strumentalizzata dall’occidente; ho promesso ai miei amici iraniani di essere trasparente con loro, ma ho spesso omesso che in Europa la parola Iran è collegata ad un’accezione negativa e di paura. La top three delle frasi di incoraggiamento che mi sono state dette prima di partire sono state:

3) “Come fai ad andare in un posto dove dovrai indossare il burqae dove le donne non sono libere?” 

Dopo aver fatto esperienza posso dire: assolutamente no! Non sono stata in Afghanistan dove il burqa è un’imposizione sociale da parte dello stato; in Iran la scelta di indossare burqa, chador o hijab è puramente libera: solo il velo, lo social è d’obbligo, ma nelle grandi città viene indossato in maniera morbida, quasi come un drappeggio decorativo. Le donne sono libere e gestiscono svariate attività, dipende solo da che tipo di famiglia si proviene, ma il livello culturale è molto alto, la popolazione è giovane e molti sono proiettati all’idea del cambiamento; inoltre le donne lavorano in tutti i settori, compresa la politica.

2) “Attenzione che c’è la guerra!”.

Geografia, politica e luoghi comuni spesso non vanno d’accordo: in molti credono che il Medio Oriente sia un’unica nebulosa, fatta di kamikaze e minareti, statue di dittatori pericolanti, donne oppresse e ristoranti di kebab; ovviamente ma non è così. In questa fase storica la guerra è in Siria, nell’area di Aleppo ed in Iraq, area di Moussul; in Iran è terminata circa quarant’anni fa con la tragedia inneggiata da Saddam Hussein; la guerra economico-sociale fra Israele e Iran si combatte su suolo siriano e i confini iraniani sono fra i più militarizzati ed invalicabili al mondo; vi stupirà sapere che in Medio Oriente la religione cristiana è fortemente presente, così come buddismo, induismo e giainismo, e che il kebab è sì, molto conosciuto, ma non meno della pizza e dei samosa. 

1)“Se sei donna non potrai parlare e neanche viaggiare o guidare.” 

Ho noleggiato un’auto e sperimentato le caotiche strade di Mashhad, zigzagando fra pedoni, pecore e carretti. Ho viaggiato con qualunque mezzo locale (bus, treni, taxi condivisi, risciò, cavalli, asini) da sola, senza alcun problema, mi sono sempre sentita al sicuro, anche quando facevo autostop. In metropolitana e in treno ci sono dei vagoni riservati esclusivamente all’universo femminile. Inoltre le donne guidano liberamente le auto da sole, a differenza dell’Arabia Saudita dove è da poco stato concesso loro di guidare, ma sempre accompagnate da uomini; addirittura nelle grandi città come Teheran, Isfahan c’è un servizio taxi femminile: le donne possono chiamare taxi guidati da altre donne, in modo da essere più sicure. 

Sul fatto del non poter parlare devo dire ancora una volta no: ho potuto essere anche più logorroica del solito; andavo spesso in moschea a parlare con gli Imam, ponendo domande spinose in un grande confronto fra filosofia, religione e politica; dipende molto dalle famiglie, ma ho moltissime amiche di Teheran, Tabriz, Shiraz che vivono da sole, si mantengono e sono single. Certo, molte ragazze non sono indipendenti e sognano di sposarsi e dedicarsi alla famiglia, ma questa è una versione che si rispecchia anche nel nostro Paese. Inoltre da Ottobre 2019 è stato concesso alle donne iraniane di poter entrare negli stadi, una grande conquista, che indubbiamente è stata combattuta, ma che ci mostra che a poco a poco, anche i paesi più conservatori cercano di aprirsi, per venire incontro ad una popolazione sempre più cosmopolita. 

Al minimo accenno all’uso del velo tutti pensavano che mi sarei avviata verso una prigione. Non che voglia giustificare l’imposizione del velo, tutto deve essere una libera scelta dell’individuo, ma ho parlato con molte donne, che senza di esso si sentono nude; altre non vedono l’ora di toglierlo, ma questo è ciò che attualmente è imposto, si può cercare di mostrare il proprio disappunto partecipando alle marce: ogni mercoledì indossavamo un velo bianco, nel giorno definito White Wednesday, simbolo della non accettazione dell’uso del hijab, ma non bisogna imporre le concezioni occidentali dove tutto ciò che è diverso dal nostro deve per forza essere sbagliato.

Tornando a ciò che dovevo raccontare ai miei amici sull’Iran, mi sono spesso soffermata sul fascino che esercita in Occidente la via della Seta, le spezie, le fiabe con i gin e i tappeti volanti e i grandi siti archeologici. Sicuramente ai tempi di Marco Polo i viaggiatori erano meno scettici e più desiderosi di creare collaborazioni con la Persia. Montescquieu narra della bellezza sconvolgente delle donne persiane e dai racconti di Lord Bayron emerge lo stupore e l’amore per le forme architettoniche di questa grande terra. 

Tutte le volte in cui racconto le mie avventure e l’accoglienza ricevuta (alcune volte mi hanno persino offerto il pranzo in autogrill dei perfetti sconosciuti, in  quanto ero ospite del Paese) le persone rimangono sbigottite. 

Pochi sanno che alcune parole di uso comune in Italia, derivano dall’Iran, come pesca: nel dialetto piemontese questa si pronuncia persi, in veneziano persego, termini che ne denotano la provenienza. Se non si conosce a fondo il passato e non ci si interroga sulla quotidianità, cosa potremmo mai imparare e come potremmo migliorare?

Pubblicato da erikamattio

Archeologa e antropologa, viaggiatrice, sportiva e scrittrice. Inguaribile sognatrice e fervida sostenitrice delle potenzialità di MacGyver. Amante delle situazioni complicate e dei valori dell'amicizia.

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